“Grazie di tutto Maestro di vita…”

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ACQUAPENDENTE – Riceviamo una nota di Giordano Sugaroni che di seguito pubblichiamo: “Al momento di apprendere Sabato mattina la notizia della morte dell’ex Presidente Vigor Bruno Menchinelli ho avuto una sorta di tuffo al cuore. Ripensando ai bei momenti passati insieme.

Lui è entrato, seppur indirettamente, nella mia vita agli inizi degli anni settanta. Quando preso per mano da mio padre Mauretto ci dirigevamo allo Stadio per vedere giocare la Vigor Acquapendente. Fortune alterne a quei tempi. Ed alla domanda su chi era quell’uomo grande che troneggiava in panchina mio padre rispondeva “E’ il Presidentissimo. Spende pochissimo ma costruisce squadre che ci fanno divertire”. Bruno entra direttamente nella mia vita agli inizi degli anni ’80. Facevo parte di quel nutrito gruppo di tifosi che la Domenica pomeriggio seguiva la Vigor Acquapendente. Quando chiamò come allenatore Carletto Natali di Bolsena tutto cambiò. Ed in meglio. La Vigor comincio a vincere in casa e fuori casa.

L’ultima Domenica a San Lorenzo Nuovo festeggiammo la vittoria del Campionato di Seconda Categoria. Una vera e propria apoteosi. Che mandò in secondo ordine la mesta e onestamente meritata retrocessione dell’anno successivo in Prima Categoria. Lasciò da Signore, come sempre, ed iniziò a coltivare una passione più grande : la Lazio. “Di che squadra sei ?” mi chiese un giorno in Piazza Girolamo Fabrizio. “Tifo Juventus e simpatizzo Lazio”, gli risposi. “Da oggi tiferai Lazio e simpatizzerai Juventus, mi rispose. Verrai con me allo Stadio Olimpico tutte le Domeniche. La squadra giocherà in Serie B e partirà da -9. Ha bisogno di tutti Noi”. Non potei dire di nò. Neanche al menù scaramantico che ci proponeva portato letteralmente da casa: due panini con la frittata da mangiare in un parco poco lontano dall’Olimpico. Vino per gli adulti e coca cola per me minorenne. Al di là del risultato della partita erano vere e proprio lezioni di vita. “Ti hanno bocciato già due volte al Liceo Scientifico”, mi diceva, “ed ora che ti metti a studiare seriamente. Lo devi fare per te, per il tuo futuro. La Società cambierà, la vita sarà una battaglia senza respiro. Dovrai lottare strenuamente per trovare un lavoro. Nessuno ti regalerà niente. Se sarai istruito potrai giocarti le tue carte”.

E mentre esultavamo alla rete di Fiorini che ci spingeva agli spareggi di Napoli per non retrocedere in Serie C ribadiva, “vedi mio bel capoccione come lottano su tutte le palle i ragazzi di Fascetti. Impara come si fa e mettiti di impegno nello studio. Come loro nel pallone”. Mancavano pochi giorni agli esami di maturità. E la Lazio giocava a Napoli contro il Taranto. “Cosa fai domani mio bel capoccione ? “Mi disse Bruno. “Dovrò studiare perché Mercoledì avrò l’esame”. “Lascia perdere tutto”, mi disse. “Si va al San Paolo”. Nella terra di Maradona perdemmo 1-0 con la rete di De Vitis. E nell’interminabile viaggio di ritorno mi solleticò. “Mercoledì mattina tu hai gli esami e nel pomeriggio la Lazio ha una sfida decisiva con il Campobasso. Sarà una giornata impegnativa”. L’esame mio andò bene, ancora meglio quello della Lazio. A dieci minuti dalla fine Poli mandò in tilt la difesa del Campobasso e fù salvezza. Alle ore 20.00 la telefonata di Bruno “Doppio successo per Noi, complimenti bel capoccione”. I mesi passarono. E la sua attività lavorativa di autotrasportatore lo portò sempre più lontano dalla sua passione. Passarono gli anni e preferì stare accanto a sua moglie con problemi di salute. Alla morte della stessa, preferì ritirarsi in una Casa di Riposo a Castelgiorgio. Silenziosamente, sommessamente, senza far rumore. La Società moderna ed accelerata come la nostra non gli si confaceva. Come le figure di Presidenti calcistici aristocratici, che a livello dilettantistico e professionistico spendevano soldi a palate. “Non mi ci trovo in questo mondo”, sottolineava. “Era meglio quando avevamo poco”. Grazie Bruno per avermi invece dato molto. Grazie Maestro di Vita”.

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