Bamby, la triste storia di un capriolo che voleva vivere

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ORTE – Si, lo so, questa dovrebbe essere una rubrica dedicata ai cani, ma oggi permettetemi in deroga di parlare di Bamby, un giovane capriolo che, con la sua morte, ci si augura sarà d’esempio e monito, a tutti coloro che usano gli animali per nefandezze politiche e meri introiti economici.

La storia di Bamby ha inizio circa un mese fa, un maledetto investimento come tanti nella notte buia di un piccolo boschetto nelle vicinanze di Orte. Un rapido soccorso e un ricovero presso lo studio veterinario del Dott. Tendina, l’unico attore di questa triste storia, oltre al sottoscritto, che abbia voluto veramente bene a quel cucciolone con gli occhi tristi.

Da quel momento parte la triste bagarre politica che si innesca ogni qual volta mi trovo in possesso di un animale ferito. Ha inizio il campionato mondiale di “scarica barile” tutti immediatamente si trasformano in Pilato e fanno finta di non essere parte interessata. Ed è così che il povero malcapitato capriolo sofferente della sua zampa rotta viene affidato dal Comune di Orte ad un noto veterinario viterbese del quale mi riservo di fare il nome….., il quale, occupandosi molto di più dell’incerto pagamento della sua “prestazione” che non della salute dell’animale, imprecando qua e la, offre a Bamby una frettolosa cura in rigoroso regime di “day ospital”.

Mentre io continuavo a trasferirlo per il suo bene, le istituzioni continuavano ad ignorare spregiatamente quella povera bestiola enormemente sofferente. Con una ingessatura non degna neanche degli ospedali da campo di Beirut, Bamby viene posizionato dal comune di Orte, nonostante i miei disperati appelli, presso un Agriturismo della zona, in un piccolo recinto polveroso realizzato sul momento con rete in ferro da 15 cm pericolosissima per le sue, se pur giovani, corna. Contestualmente, e sempre contro il mio parere, l’animale, che necessitava di antibiotico e medicazioni varie giornaliere, viene affidato alle “cure” di un veterinario del luogo, del quale, anche stavolta eviterò di fare il nome per disprezzo, che, effettua visite, a dire del proprietario della struttura, settimanali e sporadiche, le ferite si infettano, la zampa peggiora e le voci su una succulenta cena a base di capriolo si infittiscono tra i cacciatori locali. Arriviamo al triste epilogo, poco più di 10 giorni fa, il veterinario in questione, viste le condizioni ormai preoccupanti della ferita e della frattura, decide arbitrariamente e con sottili arti da macellaio, di amputare all’altezza della spalla, la zampa del povero capriolo. Ma non solo, lo fa rinchiudere in uno spazio di un metro per un metro sotto lo scoppio del sole in una gabbia di ferro, per evitare che si muova. La mia visita fa si che detta mortale prigione venga immediatamente rimossa e, io e tutti gli animalisti che si prendevano cura di Bamby, veniamo a conoscenza di quanto operato . A nulla serve ormai la mia denuncia presso la locale stazione dei Carabinieri, l’animale è tristemente destinato a morire tra atroci dolori; a nulla serve anche la mia ricerca spasmodica presso tutte le strutture atte ad ospitare un capriolo ferito, gli ungulati amputati non li vuole nessuno.

Veniamo a due giorni fa, Bamby, a seguito degli atroci dolori muore d’infarto fulminante, molto diffuso in questa specie. Ora si può finalmente dare il via al tanto atteso banchetto con selvaggina.

Ecco signori, questa è una delle tante storie di politica e incompetenza che ogni giorno si abbattono sui nostri animali; spero che la morte del capriolo dagli occhi tristi e la mia accorata pubblica denuncia, stavolta possano servire ad insegnare a vivere a chi non vede e non ha mai visto, al di là di soldi e voti”.

Leonardo De Angeli

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