La solitudine e le varie patologie da noi create per fido (seconda parte)

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VITERBO – La punizione mentale più crudele che può essere inflitta ad un cane è senza dubbio quella di tenerlo da solo in uno spazio strettamente confinato in cui non varia nulla.

Tutti i ricercatori sono concordi sul fatto che i cani, diretti discendenti dei lupi, vivono e lavorano logicamente in gruppo, ma, vittime dei nostri madornali errori, nel momento in cui non possono godere di una struttura composta da simili, siamo noi inconsciamente a divenire membri naturali del loro branco virtuale e non viceversa. Viene da solo che privando un individuo dei bisogni primari, esso, pur soffrendo, costruirà un obiettivo anomalo il più possibile similare a quello non consentito.

 

I cani, al nostro pari, hanno bisogno di stimolazioni ambientali, rimuovere questa innata necessità senza fornire un pacchetto sostitutivo può causare grande sofferenza nell’animale. Coloro che soffrono di ansia da separazione dimostrano una estrema disperazione: strappando tende, distruggendo mobili o altri oggetti domestici, urinando o defecando ovunque, vocalizzando, scavando, scappando o addirittura auto-mutilandosi, inscenano un comportamento che fornisce una sorta di distrazione dal problema reale. Ma tra tutti i comportamenti che dimostrano la disperazione, l’abbaiare incessantemente sicuramente svetta in cima alla lista, anche se i cani possono talvolta soffrire in silenzio e senza mostrare particolari sintomatologie.

 

I cani hanno dovuto, loro malgrado, più volte forzatamente adattarsi alle mutevoli esigenza della società umana. Durante la prima metà del XX secolo, la maggior parte dei cani lavorava per tutto il giorno, la caccia e la pastorizia erano d’altronde le nostre esigenze quotidiane. Dormivano all’aperto, erano considerati alla stregua degli asini o dei buoi da tiro. Solo da 1950, la vita di molti cani ha subito un radicale cambiamento, ma questo sempre e costantemente in base alle nostre esigenze. Durante gli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, forse i quattro decenni più importanti nel cambiamento totale della struttura della famiglia italiana, sempre più donne cominciano ad abbandonare la casa per recarsi al lavoro, i bambini iniziano a trascorrere intere giornate allungate nelle scuole ed asili, i singles proliferano ma sono torturati da lunghe giornate di lavoro e da miriadi di occupazioni; di conseguenza, tutta la famiglia occupa la propria abitazione solo di prima mattina o dopo il tramonto; in questa cornice di apertura, il cane occupa un ruolo forse non fondamentale, ma senza dubbio, si pone alla stregua dei figli e, come loro, soffre di questi cambiamenti che lo vedono spesso recluso in prigioni dorate.

 

In tutto questo marasma sociale, abbiamo sempre dimenticato che i cani, al di là dei nostri impegni, bisogni , egoismi e voglie, sono stati creati per lavorare, cacciare, giocare e vivere riservatamente la loro magnifica vita, hanno per tale motivo bisogno di sbocchi alternativi per dissipare la loro infinita energia. Inserendoli nel nostro ecosistema, li abbiamo senza dubbio storditi, disabituati ad un mondo ricco di colore, donandogli un panorama ingrigito che logora via via il loro enorme potenziale genetico.

 

Per evitare futuri irreparabili danni ai cani domestici, potremmo essere costretti molto presto ad eguagliare quel che accadde negli zoo di tutto il mondo più o meno due decenni fa, quando, a causa del verificarsi di troppe morti sospette per motivi inspiegabili, i biologi cominciarono a prendere in forte considerazione l’indiscutibile bisogno che hanno gli animali di esprimersi a loro modo e nel loro ambiente naturale e formarono a tale scopo, scambiandosi talvolta esemplari da uno zoo all’altro, nutriti gruppi ben assortiti e inseriti in un contesto il più possibile similare a quello originario, al fine di ripristinare nel più breve tempo possibile le naturali gerarchie, offrire loro più stimolo di sfida e quelle basilari regole che sono fondamentalmente la loro base di vita.

 

In ultima analisi, credo in cuor mio che la soluzione migliore per gli animali soporiferizzati dai nostri comodi divani, per combattere soprattutto la sempre crescente solitudine alienante, sia una giusta dose di coccole unite forzatamente da un’alternanza di sana “vita selvaggia” all’aria aperta con amicizie, giochi, ricerche e anche perchè no, piccoli litigi non troppo violenti con loro simili, il tutto praticato in dosi rigorosamente paritarie.

 

Leonardo De Angeli

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