A Canepina fiaccolata per un’agricoltura senza pesticidi

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CANEPINA – “Venerdì 22 luglio 2016 una fiaccolata per le vie di Canepina per rinnovare l’appello e l’impegno per un territorio sano e per una agricoltura naturale che abbandoni l’uso dei pesticidi, sostanze di sintesi chimica tossiche e cancerogene.

Si è svolta venerdì 22 luglio 2016 una fiaccolata per le vie del centro storico di Canepina che simbolicamente ha voluto dare ancora maggior luce all’appello e all’impegno per un territorio sano e per una agricoltura naturale che abbandoni l’uso dei pesticidi, sostanze di sintesi chimica tossiche e cancerogene.

Al termine della fiaccolata numerosi interventi e tra questi quello della dottoressa Antonella Litta referente dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International society of doctors for the environment).

Di seguito un estratto dall’intervento della dottoressa Litta.

“ L’agricoltura intensiva, quella che utilizza sostanze di sintesi chimica, ha avuto un grande sviluppo e diffusione soprattutto dal dopoguerra in poi e già alla fine degli anni 50 del secolo scorso ha mostrato una serie di effetti negativi sulla salute e l’ambiente oggi bene e ampiamente riconosciuti e documentati. Con il termine generico di pesticidi si indicano tutte quelle le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali e vegetali) utilizzate nell’agricoltura intensiva di tipo industriale e che comprendono: diserbanti, fungicidi, insetticidi, nematocidi, erbicidi etc.

Si tratta per la maggior parte di sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili che possono penetrare nella catena alimentare anche come multiresidui e che si possono riscontrare perfino nei cordoni ombelicali e nel latte materno. Tali agenti hanno un impatto negativo non solo sugli organismi che vogliono contrastare e distruggere ma anche su moltissimi altri organismi viventi, interi ecosistemi, nonché sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sulla salute umana.

In Italia il consumo di tali sostanze è tra i più alti d’Europa; nel nostro paese si utilizzano ogni anno circa 135.000 tonnellate di pesticidi, con una media di oltre 5 kg di principi per ettaro.

Attualmente, la massiccia diffusione di pesticidi nelle matrici ambientali – acqua, aria, suolo e alimenti- evidenzia un’esposizione biologica a tali sostanze e ai loro metaboliti le cui proporzioni devono essere seriamente ponderate in relazione ai loro documentati impatti negativi.

Da una sempre più attenta valutazione e considerazione dello stretto legame tra effetti sanitari ed esposizione a pesticidi è anche scaturita a marzo u.s. la decisione dell’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – Iarc di classificare l’erbicida glifosato come cancerogeno di classe 2a per l’uomo.

L’esposizione a “dosi piccole” ma prolungate nel tempo ovvero l’esposizione cronica è un problema che ormai non riguarda più solo le esposizioni professionali, ma l’intera popolazione attraverso il cibo, l’aria e l’acqua e rappresenta una preoccupazione di sempre maggior rilievo per la salute pubblica, soprattutto in territori come quello dell’Alto Lazio dove la popolazione è stata esposta costantemente e per oltre un decennio anche a valori fuorilegge di arsenico, sostanza tossica e cancerogena presente nelle acque ad uso potabile.

I danni provocati da questi composti possono variare in relazione alla tipologia delle molecole considerate, alla loro quantità, alla compresenza di più principi attivi in miscele, ai contesti ambientali in cui tali molecole si disperdono, e alla diversità degli organismi esposti.

Una mole davvero imponente di studi scientifici condotti dagli anni ’70 in poi, iniziati su veterani dell’esercito americano e su vaste comunità di agricoltori statunitensi ma poi ripetuti e con risultati confermati in tantissimi altri paesi del mondo, ha comprovato come l’esposizione cronica a pesticidi possa comportare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio. L’esposizione a tali sostanze è pertanto correlata ad un incremento statisticamente significativo del rischio per molteplici patologie quali: neoplasie, diabete mellito, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative (in particolare morbo di Parkinson, malattia di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, specie a carico della tiroide. Particolarmente elevati sono i rischi per tumori del sangue.

In una coorte di agricoltori francesi esposti a pesticidi e monitorati per circa 9 anni è emerso un rilevante incremento di cloni di linfociti con traslocazione (14-18) come già riscontrato nei soggetti della zona A di Seveso, in cui parimenti l’incidenza di tumori del sangue era risultata più elevata. Anche nei bambini figli di agricoltori o comunque esposti a pesticidi aumenta il rischio di neoplasie, in particolare di linfomi, leucemie e tumori cerebrali. Particolarmente a rischio appare l’esposizione in utero: il rischio di leucemia infantile per esposizione residenziale è risultato il doppio dell’atteso per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico.

Tali rischi inoltre sono ancor più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a cominciare dal periodo embrio-fetale e proprio il cervello in via di sviluppo appare come un organo estremamente sensibile a tali agenti. Una recente revisione della letteratura scientifica ha confermato che per esposizione in particolare a pesticidi organofosforici si registrano danni della sfera cognitiva, comportamentale, sensoriale, motoria, riduzione del Quoziente Intellettivo e si evidenziano alterazioni specifiche negli esami di RMN cerebrale.

In Svezia, dove dal 1970 sono stati banditi alcuni tipi di pesticidi (clorofenoli ed erbicidi fenossiacetici), si è registrato, a cominciare dagli anni ’90, la riduzione dell’incidenza di linfomi NH.

Tutto ciò conferma che sia scelte politico-economiche (ad esempio ordinanze sindacali di divieto dell’utilizzo di fitofarmaci e mense scolastiche rifornite con prodotti biologici), che scelte individuali di sani stili di vita possono generare importanti benefici per la salute pubblica.

E’ necessario quindi un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; una agricoltura che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali i cicli della terra e insieme la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie”.

Isde Viterbo

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