“Bruno Pierro, una vita dedicata alla famiglia e alla sua azienda”

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VITERBO – “Poco più di un mese fa, il 4 agosto scorso, è scomparso Bruno Pierro (foto), titolare della tipografia Agnesotti, per un arresto cardiaco mentre l’ambulanza lo trasportava all’ospedale di Belcolle. Aveva 73 anni e da tempo soffriva di una malattia incurabile che ne aveva menomato la mobilità fisica, ma non le capacità intellettive sempre pronte all’ironia e alla battuta.

 

I familiari per un eccesso di riservo non hanno diramato a suo tempo la triste notizia, ma ora non possiamo più trattenere le emozioni di chi lo ha conosciuto da sempre al timone della sua tipografia ereditata dal padre negli anni Ottanta. Il suo carattere apparentemente scontroso e schivo celava un amore viscerale per la sua azienda plurisecolare che amava come la famiglia.

 

Chi almeno per una volta non ha avuto l’occasione di frequentarla, di conoscere e apprezzare i suoi operai, le signorine addette alla composizione, di condividere i lunghi preparativi, anche notturni, per la stampa di un libro, di un manifesto, di una rivista, di una partecipazione? Bruno era fiero delle sue moderne macchine da stampa di cui si vantava spesso davanti ai clienti. Da quelle più datate, quando la “ditta” se ne stava rintanata nei locali di piazza Mario Fani, a quelle più efficienti nel capannone sulla Tuscanese.

 

Con il suo aiuto, qualche tempo fa, mi sono interessato a raccontare le vicissitudini di quel “santuario della stampa” che ora mi rivengono in mente con tanta nostalgia. .

 

La sua storia viene da lontano. In una vecchia fattura datata 20 maggio 1876 e destinata al Regio Istituto Tecnico di Viterbo, è riportata l’intestazione della ditta di allora “Magazzino di carta e buste da lettere di Giuseppe Agnesotti”, che aveva un negozio a Viterbo in corso Vittorio Emanuele 112. Si vendevano articoli di cancelleria e per disegno e si facevano biglietti di visita istantanei con sistema “perfezionato”. Il Magazzino era commissionario, libraio ed aveva diverse rappresentanze.

 

Quella fattura riportava gli articoli forniti: carta protocollo forte, risme “mezzanelle”, carta protocollo rigata forte, carta da Stato rigata, carta reale rigata, righe, fermacarte, boccette di inchiostro rosso, portapenne con “caccia penne”, etichette mezzane e grandi, almanacchi per un totale di lire 26,90. In calce alla fattura c’erano anche i “visti” del preside dell’Istituto e del sindaco ff..

 

Il Magazzino Agnesotti era però in attività già da qualche anno, probabilmente dal 1872. Siamo nella Viterbo di fine Ottocento, ben diversa da quella attuale, attraversata in quegli anni da una grande euforia per la realizzazione della linea ferroviaria Viterbo-Attigliano (inaugurata nel 1886) che nel 1888 consigliò l’impresario Luigi Grandori, padre del mitico don Alceste, a costruire in piazza della Rocca il Grand Hotel delle Terme che non avrebbe avuto, però, gli esiti sperati. Ed era la Viterbo di due giganti della Chiesa quali Mario Fani, uno dei fondatori dell’Azione Cattolica, e il cardinale Pietro La Fontaine.

 

In un’altra fattura del 20 Ottobre 1885 intestata stavolta “Tipografia Agnesotti” (evidente il salto di qualità) si riscontra che la nuova sede è al n° 4 di via Principessa Margherita (oggi via Matteotti) nel vano pianoterra del palazzo Bussi-Belli demolito nel 1938 per far posto al nuovo edificio dell’Ina. Nella fattura, indirizzata ad un ignoto onorevole, si parla di una fornitura di 1330 certificati elettorali per un totale di lire 16,20. In quegli anni la tipografia si distinse per la produzione di carte da gioco “viterbesi”. .

 

Dopo Giuseppe Agnesotti, l’azienda passò nelle mani dei figli Giulio ed Enrico, che la tennero fino ai primi decenni del Novecento. Giulio morirà nel 1942, Secondo fonti attendibili, lavoravano in tipografia, mediamente negli anni, una ventina di persone. Tra loro si sono fatti apprezzare per professionalità e affidabilità i capo-operai Giuseppe Petroselli, padre di Luigi l’ex sindaco di Roma, e Azelio Marini. . .

 

Col passare del tempo l’azienda si affermò sempre di più non solo nel Viterbese, ma anche a livello nazionale. Nel 1922 stampò il volume in cui erano raccolte le dispense sulle lezioni di cultura religiosa tenute da don Alceste, parroco di S. Leonardo a Viterbo, ai giovani del Circolo Cattolico. Due anni dopo fu la volta di un album, sempre curato dall’intraprendente parroco, sulla “Vita di Gesù narrata ai bambini””.

 

Va ricordato che nel 1925 don Alceste avrebbe avviato una tipografia parrocchiale tutta sua, additata come esempio “illuminato”di attività sociale ed economica a favore dei giovani.

 

Intorno al 1927 (data è approssimata per mancanza di fonti), una decina di anni prima della demolizione del palazzo di via Principessa Margherita del 1938, l’azienda si spostò in piazza del Collegio (oggi piazza Mario Fani) dove resterà fino all’ultimo trasferimento nei primi anni Ottanta nell’attuale stabilimento sulla strada Tuscanese.

 

Gli anni del primo dopoguerra furono i più fecondi, grazie anche alla direzione di Franco Pierro che nel 1940 sposò Rosa una delle figlie di Giulio Agnesotti. La tipografia si trasformò in casa editrice. Da ricordare la produzione di testi scolastici (libri, mappamondi diari ecc.) con 16 rappresentanze in tutta Italia, materiali per la Sacra Rota e per il Vaticano come i Breviari del Papa, fiore all’occhiello per quei tempi. Va anche detto della stampa delle schede elettorali e di una serie infinita di libri d’arte a livello nazionale.

 

Con Bruno Pierro, figlio di Franco, l’azienda prosegue nella sua attività imprenditoriale con il costante rinnovo dei macchinari e con risultati apprezzati ovunque. Numerosi i premi e gli attestati di benemerenza rilasciati sia a livello locale che nazionale, a testimonianza del prezioso contributo offerto dalla Tipografia Agnesotti alla crescita culturale, sociale ed economica della città Viterbo.

 

Ho visto Bruno per l’ultima volta all’inizio dell’estate. Se ne stava appollaiato come sempre nel suo ufficio “strategico” che gli consentiva di guardare la sala macchine con orgoglio e passione. Le stava accanto la moglie Gabriella che condivideva con lui amore e dedizione al lavoro. A lei e alla figlia Simona rivolgo il pensiero più affettuoso. Posso fare solo questo”.

 

Vincenzo Ceniti

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