“Clinica Salus e Nuova Santa Teresa a rischio chiusura”

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VITERBO – “Nuova Santa Teresa e clinica Salus, qual è il loro destino dal 1° gennaio?”. A chiederselo è Miranda Perinelli (foto), segretario della Cgil, che lancia l’allarme sull’entrata in vigore della disposizione prevista dal decreto Balduzzi del 2012 (e finora rinviata) secondo cui dal prossimo anno è previsto l’azzeramento dei ricoveri in strutture convenzionate con meno di 40 posti letto.

 

Quello incriminato è il decreto 2 aprile 2015, n. 70, ovvero il “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”, entrato in vigore il 19 giugno 2015. Il regolamento definisce i criteri in base ai quali le Regioni devono procedere nel concreto, entro il triennio di attuazione del Patto per la salute 2014-2016.

 

La norma nazionale chiarisce che le strutture al di sotto dei 40 posti letto devono chiudere, riconvertirsi o consorziarsi. Ecco nel dettaglio il provvedimento: “Per le strutture ospedaliere private, a partire dal 1° gennaio 2015, diviene operativa una soglia di accreditabilità e di sottoscrivibilità degli accordi contrattuali annuali non inferiore a 40 posti letto per acuti. Per le strutture accreditate già esistenti alla data del 1° gennaio 2014, che non raggiungono la soglia dei 60 posti accreditati per acuti, anche se dislocate in siti diversi all’interno della stessa regione, sono favoriti i processi di riconversione e/o di fusione attraverso la costituzione, ai fini dell’accreditamento, di un unico soggetto giuridico da realizzarsi entro il 30 settembre 2016 in modo da consentirne la piena operatività dal 1° gennaio 2017. Fanno eccezione le strutture monospecialistiche per le quali deciderà la Regione”.

 

Al momento Roma è in attesa di chiarimenti sul termine “monospecialistiche” dopodiché dovrà regolamentare le situazioni prevedendone l’applicazione a livello regionale. Inoltre, a oggi i budget sono stati assegnati fino a tutto dicembre 2015.

 

“Significa – denuncia Perinelli – che se la Regione non procederà a un nuovo rinvio del provvedimento queste due strutture viterbesi chiuderanno. E infatti i lavoroatori sono già stati allertati”. La Salus al momento ha 20 posti letto per acuti, 5 di hospice residenziale, 20 di hospice domiciliare e conta 50 dipendenti. La Santa Teresa possiede invece 24 posti per acuti e 50 lavoratori.

 

“Le rispettive proprietà – racconta il segretario della Cgil – hanno in diverse occasioni tentato di avere un incontro con la Regione, non ricevendo però alcuna risposta. Domani, invece, ci sarà la riunione con i sindacati nel corso della quale auspichiamo da parte dei vertici regionali una presa di posizione chiara”.

 

Il nodo, qualora le due strutture dovessero chiudere, non è solo occupazionale ma anche le pesanti ricadute su tutti gli utenti. “Come ormai è purtroppo noto – ricorda Perinelli – Belcolle non ha posti letto a sufficienza per rispondere alla domanda dei cittadini. Pertanto, spesso si appoggia alle cliniche convenzionate, ricoverando lì i pazienti. Se chiudessero i battenti, dove metteremmo i malati?”.

 

Per la Cgil la politica dei tagli non è più tollerabile per un territorio come il Viterbese. “La riduzione dei posti letto negli anni scorsi ci ha pesantemente penalizzati. Ridurre ulteriormente l’offerta – sostiene – vuol dire calpestare il diritto alla salute dei viterbesi e quello al lavoro dei dipendenti che perderebbero l’impiego. Contiamo che la Regione ci ripensi e che lo faccia subito”.

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