Ferrovia Roma Nord, come chiudere una tratta ferroviaria senza che nessuno se ne accorga

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VITERBO – Quando succede qualcosa sulla Ferrovia Roma Nord il capo espiatorio di tutto è sempre l’ATAC, il gestore della ferrovia ex concessa. Eppure come sanno alcuni pendolari bene informati, non è così. Anzi, per chi non ne è a conoscenza, ATAC possiede degli ingegneri e del personale altamente qualificati da fare invidia a tanti altri paesi.

 

Basti pensare alle officine di Catalano ove sono capaci di ricostruire parti di un treno o un treno intero dal nulla. Chi si dedica alla stesura di un orario ferroviario, sicuramente è un genio della matematica poiché deve far coincidere incroci, tempi di percorrenza, esigenze di servizio e tante altre problematiche. Per non parlare poi del personale viaggiante: macchinisti e capi treno che ogni giorno compiono miracoli. Specialmente in inverno, quando arriva il buio della notte, il gelo sui binari, costoro domano i loro mostri di ferro con sicurezza ed abilità.

 

ATAC, da come riportano alcuni viaggiatori è in grosse difficoltà economiche, poiché la Regione Lazio non contribuisce a finanziare le spese di gestione della ferrovia, anzi qualcuno dice che quest’ultima preferisce sovvenzionare il trasporto su gomma, favorendo il COTRAL. Per questo motivo si riscontrano spesso, ritardi, soppressioni di corse, sostituzioni di treni con bus, ecc.

 

In questa maniera si perde clientela, che volente o nolente deve usufruire dei servizi del COTRAL. Difatti diminuiscono le corse dei treni ed aumentano i viaggiatori sui pullman. Studenti che utilizzano il treno per recarsi all’università di Viterbo, aggiungono che si preferisce finanziare il trasporto su gomma, poiché le gare di appalto per la manutenzione dei bus sono e saranno molto più numerose rispetto a quelle per manutenere la ferrovia.

 

Ma quali sono le cause visibili o percepibili di questa crisi pilotata?

 

La prima causa che fa perdere la fidelizzazione della clientela sono i rallentamenti che incidono sui tempi di percorrenza. Dalla Fornacchia a Soriano al Cimino, come riferiscono alcuni utenti della ferrovia, i treni sono costretti a procedere a trenta Km/h, stessa cosa tra Vitorchiano e Soriano, idem nella tratta La Selva Vallerano.

 

Addirittura, aggiunge un’ altro, esiste un punto tra Vallerano e La Selva ove i convogli procedono a 15 Km/h.

 

Inoltre non vengono edificati nuovi passaggi a livello e spesso il macchinista è costretto a rallentare anche dove esistono passaggi interpoderali chiusi con sbarra e lucchetto dal proprietario.

 

Nonostante ciò, attualmente il treno da Civita Castellana a Viterbo impiega meno della corriera.

 

A Viterbo, nel piazzale della stazione, molti hanno notato che per evitare i continui deragliamenti sugli scambi i treni sono costretti a procedere a passo d’uomo. Ulteriori rallentamenti vengono segnalati nella tratta Fabrica – Faleri – Catalano.

 

Ovviamente il proprietario della ferrovia è responsabile di quanto accade.

 

I pendolari raccontano di un ponte la cui protezione laterale sta crollando nei pressi della Selva.

 

Sassi di tufo che cadono in prossimità o in mezzo ai binari nei percorsi in trincea e non vengono rimossi. Poi esiste il discorso dei pali di sostegno della linea aerea.

 

Un pendolare raccontava che sussistono le piazzole in cemento, e ancora non vengono edificate le nuove strutture di sostegno per la linea di contatto.

 

Di contro raccontano che si sono spesi trecentocinquantamila euro per l’edificazione di un muro, non indispensabile, alla stazione fuori servizio di Ponzano Romano.

 

Un abitante di Vitorchiano raccontava che si è proceduto ad edificare un muro di cinta con relativa grata, sostituendo la vecchia recinzione originale del 1932, ancora in buono stato, mentre i bagni della stazione sono chiusi perché da anni non funzionanti.

 

Come dicono alcuni contadini che abitano lungo la ferrovia a Sant’Eutizio, si è proceduto in alcuni punti della ferrovia a sostituire in maniera impropria il filo di contatto, spendendo sicuramente cifre che si avvicinano al costo della catenaria.

 

Ecco cosa si legge su Tuscia web del 13 febbraio 2016 in merito ad un commento della consigliera Matteucci: “sappiamo che la Ragione Lazio non ha stanziato fondi per questa tratta in provincia di Viterbo, fermandosi col potenziamento a Sant’Oreste”. Come hanno osservato alcuni utenti della ferrovia, i nuovi orari datati 07.03.2016, hanno diminuito i disagi che si creavano a Civita Castellana, però non hanno cambiato nulla, esistono sempre tre tronconi di ferrovia. Il “sogno” del 1940/1941 che prevedeva la realizzazione di un elettrotreno da parte della Breda in grado di collegare su questa ferrovia, Roma con Viterbo in un’ora e quarantacinque minuti, resterà per sempre chiuso in un cassetto.

 

Insomma, dicono i pendolari della Tuscia, si aspetta l’incidente per chiudere, con una motivazione valida la tratta Viterbo – Civita Castellana.

 

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