Frode carosello, condannati a cinque anni

0

Barbara Bianchi

 

VITERBO – Importavano auto da Germania, Austria e Belgio, addebitandone l’acquisto ad una società prestanome intermedia, per evitare, così facendo, il pagamento dell’Iva. L’ennesimo processo per frode carosello è giunto, nel tardo pomeriggio di martedì 13 ottobre, a sentenza davanti al Collegio dei Giudici Turco, Mattei e Nisi.

 

5 anni di reclusione. Questa la pena stabilita per chi, in accordo con la ricostruzione del Pm Tucci, “di fatto gestiva l’intera rete organizzativa, rendendosi autori di diversi reati ai danni dello stato”. Tra loro G.S. proprietario di una nota concessionaria di Capranica, C.G. suo amministratore e M.F. capo della società schermo, che acquistava automobili all’estero senza fatturare l’Iva, per poi cederle alla concessionaria, di cui figurava come prestanome. In questo modo la società finale, libera da ogni carico fiscale, poteva permettersi la vendita dei beni a prezzi di gran lunga più competitivi rispetto alla concorrenza.

 

Accusati di associazione per delinquere e condannati rispettivamente a 2 anni e 1 anno e 8 mesi, con pene sospese, infine, i due ‘fattorini’ della concessionaria: erano loro a compiere continui viaggi all’estero per visionare la merce, pagarla in contanti e trasferirla in Italia.

 

“Nessuno può essere considerato esente da questo collaudato meccanismo fraudolento – ha commentato il pubblico ministero – né tantomeno si può parlare di episodi isolati. Tutti agivano con piena consapevolezza dei guadagni che sarebbero loro fruttati.”.

 

Un’ora di camera di consiglio, poi, alle 17 e 30 giunge la sentenza. Diciotto anni e otto mesi complessivi di condanna. Pene molto più aspre rispetto a quelle richieste dalla stessa accusa. Del tutto opposte all’assoluzione in toto, per mancanza di prove, formulata dalla difesa.

Commenta con il tuo account Facebook
Share.

Comments are closed.