“Ma quali razzisti! Senegalesi accompagnanti all’uscita perché privi di costume”

0

GRAFFIGNANO – “Riguardo le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dalla Sig.ra Ilena Caravello replica il Presidente dell’associazione che Gestisce la piscina Comunale di Graffignano: Razzisti a chi? Altro che un tuffo rinfrescante, una doccia gelata ad attendere questa mattina i gestori della piscina comunale di Graffignano.

 

“Ci siamo visti diffamati, sbattuti in prima pagina con una notizia assolutamente artefatta. Siamo indignati e rammaricati per quanto accaduto e per come la faccenda sia stata rimaneggiata a nostro sfavore!” Quella che si è verificata ieri è una vicenda davvero spiacevole che avrebbe senza dubbio potuto risolversi in termini più pacati e diplomatici, senza il bisogno di gonfiare la notizia per un briciolo di risonanza mediatica.

 

A parlare è Salvatore Politi, presidente dell’associazione sportiva dilettantistica che ormai da anni gestisce le attività estive della piscina di Graffignano. “Ci sentiamo a questo punto obbligati a replicare, raccontando la nostra versione, anche se con grossa fatica scendiamo a livelli tanto beceri, se non altro, per il timore che in questo spinoso botta e risposta a rimetterci siano proprio i cari ragazzi Senegalesi, che con tanta ostentazione si vorrebbero tutelare.

 

Ieri pomeriggio il suddetto gruppo, faceva infatti il proprio ingresso in piscina, pagando regolarmente il ticket di accesso, tuttavia una volta accompagnati nell’area solarium, ci siamo accorti che non possedevano l’equipaggiamento adatto alla permanenza; niente ciabatte, telo da sole, ma soprattutto niente costumi.

 

Abbiamo in verità tentato di richiamare i signori all’osservanza del regolamento, che non conosce certo disparità etniche, ma che proprio in quanto tale, garantisce il rispetto per gli altri clienti e per la struttura ospitante. Le differenze linguistiche hanno sfortunatamente reso impossibile un’eventuale contrattazione, soprattutto nel momento in cui i ragazzi, se si fossero tolti gli abiti, sarebbero rimasti in abbigliamento intimo. Non senza imbarazzo e dispiacere, siamo stati costretti a rimborsare i biglietti e ad accompagnarli all’uscita.

 

Quel che ci chiediamo è in primis per quale ragione il mediatore culturale, conoscendo le difficoltà linguistiche degli ospiti dell’Agriturismo il Casone, non li abbia accompagnati e come mai non sia venuto prima da noi per prendere accordi, conoscere il regolamento ed eventualmente, perché no, stabilire una tariffa agevolata per abbracciare le esigenze dei loro ospiti.

 

Tutto ciò non è accaduto, siamo stati, senza possibilità di replica, tacciati di razzismo. Nessuno ha mai detto al gruppo di Senegalesi che non avrebbero potuto entrare in vasca perché di colore. Resta da capire chi avrebbe carpito tale affermazione e in che modo l’avrebbe riportata. Di turbare la quiete delle famiglia, beh quello sì, ma dobbiamo essere obiettivi e non cadere noi nel clichè e nel pregiudizio sterile, quale piscina consentirebbe l’accesso a ospiti in mutande?

 

Ci teniamo a precisare che non sentiamo affatto l’esigenza di giustificarci per qualcosa che non abbiamo commesso, ma di riscattarci sì, sottolineando la correttezza, la professionalità e anche lo spirito umanitario che ci contraddistinguono. Come affermato dalla stessa Ilenia Caravello, nella medesima giornata, è entrata in piscina una famiglia con un bambino Pakistano, che, se proprio vogliamo essere sinceri, abbiamo accolto come nostro ospite, offrendogli anche frutta fresca.

 

Molti dei clienti della piscina lo ricorderanno, lo scorso anno la nostra location è stata lo scenario di un matrimonio tra due coniugi Haitiani, che con i loro figli e i loro ospiti, hanno organizzato il banchetto nuziale e trascorso in piscina il resto della giornata. Vorremmo rispondere alla signora e a chi, senza nemmeno conoscere i fatti si è già schierato e scagliato contro di noi, che siamo pienamente d’accordo con il lodevole progetto che con tanta dedizione e spirito caritatevole stanno portando avanti; ma forse andrebbero rivisti i mezzi utilizzati per portare a termine questa missione.

 

Siamo davvero certi che lasciare questi ragazzi in balia degli eventi, senza una guida, senza un’opportuna rete di sostengo che li aiuti nelle attività di socializzazione, sia utile al sostegno e all’integrazione. E poi, ci siamo chiesti se con questo comunicato, che non ha fatto altro che lanciare l’accaduto su pubblica piazza alla mercé di tutti, li abbiamo protetti? Bisognerebbe capire a questo punto chi sia il “cattivo” e se il vociferare che si propagherà attorno a questa vicenda, soprattutto in una realtà piccola come quella di Graffignano, non corra il rischio di alimentare, anziché denunciare, irreprensibili atteggiamenti xenofobi, che noi, in primis condanniamo”.

 

Salvatore Politi
Presidente Associazione Sportiva Dilettantistica gestrice Piscina di Graffignano

Commenta con il tuo account Facebook
Share.

Comments are closed.