Montefiascone, sagra del vino in tono minore

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MONTEFIASCONE – La Fiera (sagra) del vino di Montefiascone ha superato la metà del suo percorso tra molte delusioni per la gente locale e per chi è venuto dai paesi vicini, credendo quest’ultimi di trovare quelle tanto decantate innovazioni proposte nel mese di luglio.

 

Se il lavoro segreto della neo Pro Loco, da febbraio in qua, tanto decantato dal sindaco Cimarello e Vaniel Maestosi nella conferenza di presentazione della Fiera (sagra) tenutasi nel primo sabato di luglio presso il salone Innocenzo Terzo della Rocca dei Papi, corrisponde ai fatti concreti avvenuti in questi primi dieci giorni di Fiera (sagra), l’opinione pubblica può concludere che si sta rivelando tutto un flop.

 

La stessa serata di apertura, presso Porta di Borgo, è avvenuta nella più alta confusione; molti hanno detto che non si è capito quanto accadeva; l’ottima iniziativa di fare un dono al governatore Zingaretti, durante la cerimonia, non si è vista affatto poiché sovrastata da molti addetti ai lavori e, soprattutto, da gente accalcata intorno divenendo così una cosa in famiglia, non condivisa dal pubblico, che, invece, avrebbe voluto rendersi conto di quanto accadeva.

 

La presenza di pubblico nel suo insieme sta risultando molto scarsa; molti sostengono che non vi sono stati spettacoli di rilievo e di qualità, fatta eccezione, almeno fino ad ora, dell’esibizione della compagnia Giorgio Zerbini con la sua commedia In Vino Veritas. Piazzale Roma è risultato tutte le sere molto vuoto nella retrovie senza poi dimenticare che sono state annullate alcune degustazioni guidate presso la Rocca proprio per mancanza di pubblico e questo è molto grave. La degustazione dovrebbe essere il cuore della Fiera (sagra), il momento di lancio del vino, se manca il pubblico in questi momenti significa che la Fiera ha fallito o chi le conduce non sia proprio così esperto o all’altezza per i più disparati motivi, non sta a noi sindacare né vogliamo farlo nel modo più assoluto; a noi spetta solo raccontare.

 

Lo smembramento nelle varie piazzette e la concomitanza degli spettacoli, come tutti gli altri anni passati, non risulta essere molto gradita e non fa altro che creare frazionamento del pubblico e confusione tra di esso; come pure la dislocazione eccessiva delle cantine induce molti, per la sua lunghezza, a desistere dal visitarle, non si può partire da Porta di Borgo, affrontare la salita della città per andare a visitare una cantina nei pressi della Rocca, specialmente per le persone di una certa età e, per le famiglie con bambini nei carrozzini, è praticamente impossibile.

 

La manifestazione della morte di Defuk ha sollecitato e suscitato molte critiche sia per la sceneggiatura realizzata sul palco di piazzale Roma che non solo non ha convinto, ma ha deluso, inquinata da un moderno racconto che, se pur dialettale, con l’evento storico non c’entra nulla, forse doveva essere una novità positiva invece è stata tutto il contrario; lo stesso per la presentazione del corteo storico, ottima idea da elogiare, avvenuta prima, che è stata intrisa di diverse inesattezze storiche e di molte inutili lungaggini (troppi improvvisati storici).

 

La delusione più grossa, comunque, è stata la serata dell’incontro con i Dear Jack. Tutti si aspettavano che cantassero invece è stato un mettere in pubblico la loro storia, a tratti anche personale, che, in realtà, interessa alla gente non più di tanto; dei molti pullman (dieci-quindici) di fans previsti in arrivo, per i quali erano state apposte indicazioni per la loro sosta in via Alcide De Gasperi, non si è avuta neanche l’ombra. Più che uno spettacolo è risultato una beffa e tanta gente, dopo poco, mugugnando, se ne andata lasciando piazzale Roma semivuoto.

 

La chiusura delle cantine di domenica sera, in occasione della rievocazione della morte di Defuk e la presentazione del corteo storico è stata molto criticata: in primo luogo perché vi erano persone venute da fuori e del corteo non interessava nulla, sia perché, con tale scelta, si è fatta una forzatura di obbligatorietà nei confronti del pubblico. Più di qualcuno ha avuto da ridire anche sull’opuscolo pubblicitario; si è fatto un bel testo di settantacinque pagine, apparentemente contenente molte iniziative ma, all’atto pratico, di contenuto di qualità, c’è ben poco.

 

Molto apprezzata è stata la scelta di aver fatto esporre vino solo alle cantine locali, su questo l’opinione pubblica è quasi concorde all’unanimità e questa, forse, è l’unica nota positiva di questa Fiera (sagra). Attendiamo ora la settimana finale per vedere se le nostre non positive considerazioni verranno confermate o meno, ci auguriamo che vengano smentite.

 

Pietro Brigliozzi

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