Omicidio Venzi, fermato 22enne

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Barbara Bianchi

 

VITERBO – L’assassino di Federico Venzi, l’uomo aggredito mortalmente nella notte tra il 26 e il 27 settembre, ha ora un nome e un volto.

Si tratterebbe di un giovane viterbese Battaglia Sabato Louis Francesco, classe 1993, fermato dagli uomini del Colonnello Conte, a pochissime ore dall’aggressione e, al momento, in carcere in attesa della convalida dell’arresto.

 

Proveniente da buona famiglia e con piccoli precedenti per lesioni, il ragazzo dovrà ora rispondere dell’accusa di omicidio volontario. Sì, perché, dopo aver affrontato verbalmente il 43enne Venzi per motivi di gelosia, all’uscita di un locale notturno, in un’escalation di violenza, lo avrebbe aggredito con così tanta forza da non lasciare spazio ad alcun tipo di speranza di salvezza.

 

Federico-Venzi

La vittima, Federico Venzi

 

Un pugno in pieno volto, che fa saltare numerosi denti alla vittima. Calci e ancora pugni. Poi, secondo la ricostruzione dei Carabinieri, l’allontanamento dalla scena del crimine. Con il giovane Battaglia, una ragazza vetrallese di 22 anni, che dovrà ora rispondere di favoreggiamento. Non avrebbe fatto nulla per impedire il fatto. Così come l’uomo marocchino, con cui si accompagnava la vittima.

 

La gelosia, il motivo scatenante l’aggressione: Venzi si sarebbe intromesso in una discussione della coppia e il giovane avrebbe deciso di risolvere la questione a modo suo. In Via della Palazzina avrebbe affrontato l’uomo, in evidente stato di ebbrezza. Pochi metri più in là, in via Aldo Moro, l’aggressione fisica. Ed è proprio in quello stesso punto che le forze dell’ordine e i sanitari del 118, allertati da alcuni passanti, hanno ritrovato la vittima: immediato il trasporto all’ospedale, ma nulla da fare. L’uomo è deceduto dopo poche ore, in pronto soccorso.

 

 

Foto G de Zanet Il Sost.Proc Siddi il Com CC Conte

Il Sostituto Procuratore Siddi e il Comandante dei Carabinieri Conte

 

Non hanno, comunque, perso tempo, gli uomini del Comandante Conte: “Subito dopo la chiamata, ci siamo messi in cerca dell’aggressore, sfruttando ogni minimo dettaglio e le testimonianze dei presenti”. Poi la svolta: seguendo le tracce di sangue, lasciate dalle importanti ferite alle mani dell’aggressore, gli appuntati scelti Giuseppe Conti e Alessandro Tondi hanno individuato delle case nelle vicinanze del luogo dell’aggressione. “Abbiamo bussato a numerose porte. Dopo diversi tentativi, ci ha aperto un ragazzo che teneva le mani in tasca. Ce le ha mostrate, le numerose ferite si sono rivelate fondamentali elementi per giustificare il fermo del ragazzo.”.

 

Quest’ultimo, che non ha negato la materialità del fatto, non conosceva la vittima. E come spiega il Comandante Conte “è bene sottolineare come non esistessero contatti precedenti tra vittima e aggressore”.

 

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Gli appuntati scelti Giuseppe Conti e Alessandro Tondi

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