Radiologo violentatore, arriva la condanna

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Barbara Bianchi

 

VITERBO – Adescava le proprie vittime spacciandosi per un medico della clinica privata per la quale, in realtà, lavorava come radiologo. Si mostrava gentile ed educato, attento ad ogni particolare. Poi l’invito a bere qualcosa insieme: un bicchiere di vino, un caffè o un thè. E di nascosto le gocce di benzodiazepina versate nella bevanda, per stordire le donne. Addormentarle. Renderle sonnolenti e incapaci di reagire. E infine la violenza sessuale.

 

Agiva in questo modo, con un procedimento quasi meccanico, B.A., accusato di violenza sessuale e condannato nella mattinata di mercoledì 14 ottobre.

 

Giunge, così, dopo mesi e mesi di processo e un’ora e mezza di discussione, la decisione del collegio di giudici Turco, Cialoni e Nisi: B.A. dovrà scontare una pena di 7 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici.

 

Due i testimoni chiave dell’accusa. Due donne straniere entrate in contatto con il finto medico, in maniera diversa, ma accomunate dall’epilogo della vicenda. “Entrambe ricordano di essersi svegliate in piena notte, nella dimora dell’imputato, stordite, confuse – ha spiegato il pm, nell’arringa finale – una di loro ha addirittura sottolineato come, sulle sue gambe, ci fossero ancora tracce di sperma.”. Il rapporto era stato, evidentemente, consumato.

 

Poi la conferma, dall’imputato stesso, attraverso il ricordo di una delle due vittime. “Gli chiesi se avessimo fatto sesso – dichiarò la giovane L.S., nella precedente udienza del 24 marzo scorso – avevo paura di conoscere la risposta, disse di si.”.

 

Filo conduttore dell’intera vicenda, la presenza di benzodiazepina nel sangue di entrambe le vittime, che, all’epoca dei fatti, nel 2009, sporsero denuncia e si sottoposero, spontaneamente, ad analisi mediche.

 

90 giorni per depositare la sentenza, poi si conosceranno le motivazioni della decisione.

 

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