Tangenti Asl, chiesto maxi risarcimento

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Barbara Bianchi

 

VITERBO – Un milione e mezzo di euro. A tanto ammonterebbero i danni morali e materiali, causati dal sistema di tangenti, instaurato all’interno delle Asl di Viterbo, Rieti e Roma H, per la gestione dei servizi informatici da parte della società viterbese Isa.

 

Un milione e mezzo di euro che, in caso di accoglimento della richiesta, gli imputati saranno chiamati a risarcire: secondo la tesi dell’accusa, infatti, le convenzioni stipulate tra la Asl di Viterbo, Rieti e successivamente di Roma H, per allargare la gestione del servizio informatico in mano alla Isa, non sarebbero state casuali e avrebbero causato danni erariali non di poco conto. Sarebbero stati gli stessi dirigenti della società informatica e delle locali aziende sanitarie ad accordarsi per estendere il servizio e ‘salvaguardarlo’ da possibili gare d’appalto.

 

Per questo Patrizia Sanna, ex dirigente del servizio informatico della Asl di Roma H, Luciano Mingiacchi, direttore generale dello stesso presidio sanitario fino al 2009 e Riccardo Perugini, socio della Isa, sono chiamati a rispondere di corruzione.

 

Un sistema di tangenti ben definito e consolidato: i responsabili della società informatica pagavano per ottenere un incarico. E non solamente sotto forma di soldi liquidi, che pure venivano fatti recapitare ai diretti interessati, ma anche e soprattutto attraverso assunzioni, contratti fittizi e sovrastimati, a persone vicine agli ambienti sanitari. È il caso del nipote di Mingiacchi, ‘inaspettatamente’ chiamato a lavorare per la società Isa come consulente esterno: un contratto triennale a 5000 euro al mese. Peccato che si sia presentato in azienda per poco più di due mesi, “che i suoi pari grado e qualifica arrivino a guadagnare non più di 1500 euro” e “nessuno dei colleghi sapesse chi fosse”.

 

È ben chiaro il quadro dipinto dall’accusa, ecco perché non c’è alcuno spazio per tentennamenti e passi indietro: a Sanna e Mingiacchi va riconosciuta in pieno la responsabilità penale per il reato di corruzione. Quattro anni di reclusione e la confisca di 360 mila euro. Questa la richiesta dei pm. Mentre per Perugini richiesta l’assoluzione per non avere commesso il fatto.

 

La sentenza, che sarebbe dovuta arrivare oggi stesso, di fatto, però, non arriva. A rubare la scena (e tempo) alla requisitoria dei pm e alle repliche, l’imputata Patrizia Sanna, che fa passare per spontanee dichiarazioni una vera e propria difesa, con atti e documenti alla mano, durata più di un’ora. Una tecnicità e prolissità tali da costringere il Collegio a richiamarla più volte: “Lei non può rubare il lavoro al suo avvocato difensore. Ha avuto la possibilità di chiarire la sua posizione, a tempo debito.”. Ha sottolineato il Giudice Turco, ricordando come Sanna abbia preferito non presentarsi all’udienza per il suo esame.

 

E così, i tre imputati che attendevano la decisione del collegio, dovranno aspettare l’udienza di novembre.

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