Truffe ai danni di compagnie telefoniche, 9 indagati

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VITERBO – Nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso i locali della Squadra Mobile della Questura di Viterbo, il dottor Fabio Zampaglione ha illustrato i risultati di un’attività investigativa coordinata dalla dottoressa Paola Conti della Procura della Repubblica di Viterbo protrattasi per diversi mesi.

 

Le indagini sono state seguite dalla 1^ sezione della Squadra Mobile, che ha individuato un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa, composta da 9 individui.

 

Le indagini sono scaturite da un altro filone investigativo nell’ambito di un procedimento penale iscritto presso la locale Procura relativo ad un tentativo di estorsione in danno di un commercialista viterbese avvenuto nel 2014.

 

Le attività relative a quel procedimento penale, in particolare intercettazioni telefoniche, facevano emergere ulteriori spunti investigativi che svelavano agli inquirenti l’esistenza di un articolato sodalizio criminale dedito alla commissione di numerose truffe, in danno delle società di telefonia mobile, Wind, Tim, Vodafone H3G e Teletu. In merito a tali e diversi spunti d’indagine, l’A.G. procedente effettuava uno stralcio che consentiva di avviare un autonomo procedimento penale, avente come ipotesi i seguenti reati: artt. 416, 640 e 61 n.7 c.p. Le attività svolte consentivano di accertare che in un Comune della provincia di Mantova, S.Benedetto Po, alcuni soggetti di origine calabrese, in stretto contatto con parenti residenti in provincia di Crotone,Cirò Marina, avevano messo in piedi un efficace meccanismo truffaldino che si sostanziava nella stipula di centinaia di “contratti multi business e consumer” che prevedevano la fornitura di apparecchiature tipo i phone, tablet e i pad, di notevole pregio e valore economico, a fronte di un piano di finanziamento proposto con offerte commerciali dalle maggiori compagnie della telefonia.

 

Entrati in possesso degli strumenti elettronici, gli indagati rivendevano subito a basso costo le apparecchiature e non onoravano il finanziamento. Il collaudato meccanismo delinquenziale prevedeva che ognuno degli associati avesse precisi compiti per realizzare gli illeciti proventi, ammontanti a diverse decine di migliaia di euro. L’attività investigativa svolta consentiva di acquisire chiari elementi di reità che venivano evidenziati in specifiche informative di reato, trasmesse al Pubblico Ministero inquirente, il quale emetteva l’avviso agli indagati della conclusione delle indagini preliminari con la contestazione del reato associativo. Si precisa la Squadra Mobile della Questura di Viterbo per le notifiche dei citati avvisi ai sensi dell’art. 415 bis c.p.p., è stata coadiuvata dalle Squadre Mobili di Crotone e Mantova in quanto alcuni degli indagati risultano dimoranti nei territori di loro competenza.

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