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| Crisi del settore agricolo, cosa fare? | ||
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Moderatori: admin, Marco, Antonella, gdz
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| Autore | Messaggio | ||
| Marco |
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admin![]() ![]() Utenti Registrati #6
Registrato il: lun nov 30 2009, 09:52messaggi: 1 |
Avendo una impresa agricola, vivo tutte le difficoltà del momento. Non voglio arrendermi e vendere. Le medicine finora azionate (intervento pubblico, tecnologie, qualità e salubrità) da sole non riescono a garantire reddito, permanenza nell’agro ambiente. Perché. Quali novità occorre mettere in campo. Con chi allearci per fare resistenza. Alcuni miei pensieri e riflessioni li porto alla discussione generale. Credo sia utile, che molti addetti ai lavori (agricoltori, politici, sindacati, persone che hanno sperimentato novità, ecc.) portino il loro contributo a questa discussione. La grave crisi che colpisce il settore agricolo nel momento attuale trova tutti d’accordo, dagli stessi agricoltori o politici, ai funzionari o consulenti. Io credo, che un rischio molto grave per l’intera agricoltura è quello di trovarsi in un prossimo futuro a corto di agricoltori. In Italia, come nella nostra provincia, stiamo vedendo un progressivo invecchiamento della popolazione nelle campagne. Le persone si trasferiscono in città e quasi nessuno vuole diventare agricoltore. Già si notano terreni agricoli incolti a causa della carenza di agricoltori o del mancato reddito che il lavoro agricolo produce. Malgrado ciò, questo fenomeno è stato assorbito almeno fino ad oggi dall’aumento delle dimensioni aziendali, fenomeno che prima o poi si arresterà. Che fare? Ieri era molto più facile fare impresa agricola; era sufficiente un piccolo terreno ben coltivato per dare futuro alla famiglia, ma l’acqua di quel mulino non macina più. Oggi occorrono ben altre premesse per fare impresa rispetto a quelle dei nostri padri e nonni. Occorre formazione specialistica, studi, business e management; utilizzo dell’informatica, conoscenza delle lingue straniere: confronto costante con ciò che avviene nei paesi concorrenti , in Italia o nei nostri territori su ciò che funziona meglio. Come recuperare i questi ritardi nella Tuscia? Il 2009 in genere è stato un anno terribile per la produzione agricola. Con redditi sempre più in basso e prezzi per gli approvvigionamenti per la gestione aziendale sempre più in alto, che hanno esasperato molti produttori, portandoli a fare i conti con ritorni particolarmente insoddisfacenti. A questo fenomeno esistono soluzioni? Da tempo mi sto chiedendo che forse siamo seduti sopra la ricchezza ma che non la vediamo. In molti paesi europei è già consolidata realtà avere nell’azienda agricola più fonti diversificate di reddito, grazie all’introduzione di tecnologie per la produzione o cessione (vendita) di energia elettrica e calorica prodotta da fonti rinnovabili. Le aree rurali e forestali della Tuscia non sono soltanto ricche dei frutti della terra. Ma anche di scarti di lavorazione e sottoprodotti dell’attività principale, che possono essere tutti avviati alla trasformazione in energia verde. Con investimenti moderati e associandoci possiamo raggiungere l’obiettivo. Perché non ci sono che sporadiche iniziative in questo settore? Quali impedimenti? |
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| rouge claude |
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lallolibero![]() Utenti Registrati #409
Registrato il: lun nov 30 2009, 09:52messaggi: 2 |
Marco , l'unica vera proposta è quella sfiorata nelle ultime cinque righe . Io vi ho intravisto una richiesta di centrale a biomasse. Sono d'accordo . Ogni anno io brucio la potatura di 260 piante di olivo e di circa 700 piante di vite. Tanti altri hanno scarti di noccioleti o di castagno . Tutta questo materiale va disperso con incenerimenti sprecati. Per quanto riguarda l'agricoltura in generale , io intravedo ricchezza solamente negli allevamenti o nella produzione di frutta ed ortaggi . Chiaramente la prima in maniera estensiva ( nocchie, castagne e mele ) mentre la seconda può dare reddito con filiera cortissima ( dal contadino ai mercati rionali ) . PERMETTERANNO ciò i potenti della grande distribuzione ? Lallo, in Viterbo P.S.- A mio modesto parere la "macchinosità" della procedura per raggiungere il Forum ( in particolare la passWord difficile & lunga )frena notevolmente l'interesse ad intervenire ! Claudio |
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| fiorsue |
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Ospite
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Sarebbe davvero un peccato veder morire l'agricoltura nella Tuscia ed in Italia in generale. Concordo circa la necessità di essere presente in rete e di saper comunicare in inglese. Le qualifiche non devono essere troppo elevate, una laurea breve dovrebbe essere sufficiente. Per quanto riguarda la produzione di frutta e ortaggi con filiera corta, si dovrebbe incentivare quella dal contadino al consumatore di prodotti di agricoltura biologica (cassettoni), con ordinazioni effettuate sia via internet sia de visu o per telefono, regolari (settimanali)od occasionali, e con un luogo di raccolta/smistamento di ordinazioni e forniture. In grandi città questo si fa sempre di più, in Italia ed all'estero. Ci sono perfino uffici in cui più persone si accordano con aziende agricole per avere una fornitura regolare di cassettoni sul luogo di lavoro. Basta cominciare a proporre l'idea e pubblicizzarla un po'. | ||
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