I danni del cinipide galligeno nella castanicoltura dei Monti Cimini

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VALLERANO – “L’obiettivo di questo “quaderno” è quello di far conoscere compiutamente le vicende legate all’introduzione del CINIPIDE in Italia, e più specificatamente nei Monti Cimini, nel viterbese: la provenienza, la datazione dell’infestazione da CINIPIDE, la diffusione, i canali su cui è transitato, le azioni promosse dai diversi attori, le responsabilità e quant’altro necessario per inquadrare nella giusta ottica la vicenda e le relative problematiche. Acclarato che l’infestazione ha avuto la sua origine in Piemonte, precisamente nel cuneense, è arrivato il momento giusto per evidenziare, con molta obiettività ed in base ad elementi certi, l’operato della Regione Piemonte e porsi doverosamente la domanda se la stessa ha operato in favore del suo vivaismo, o combattuto la rapida e dannosissima diffusione dell’insetto.A queste pagine si aggiungeranno, di volta in volta, altre informazioni.

 

Il DRYOCOSMUS KURIPHILUS YATSUMATZU, noto in Italia con il nome Cinipide Galligeno del castagno, è un insetto esotico considerato uno dei peggiori nemici del Castagno. Si riproduce per partogenesi, la “formazione di galle a spese delle gemme deprime lo sviluppo vegetativo e comporta una riduzione della fruttificazione.” Ogni insetto dispone di 100/200 uova. L’infestazione ha una rapida espansione a causa della potenza riproduttiva, nonché della mancanza di antagonisti indigeni. E’ più piccolo di un moscerino e si sposta prioritariamente con il movimento dell’aria. Chiarificatore risulta essere l’articolo del Dott. Giovanni Bosio della Direzione Agricoltura del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte pubblicato sulla Rivista Agricoltura n. 87/2015 pagg. 40 e seguenti sotto il titolo “Lotta biologica al cinipide galligeno del castagno: la situazione in Piemonte” nel quale si legge: “Dryocosmus Kuriphilus Yasumatsu, il cinipide galligeno del castagno, è ormai tristemente conosciuto dai castanicoltori piemontesi. Introdotto accidentalmente in provincia di Cuneo sul finire degli anni ’90 e segnalato per la prima volta dal Settore Fitosanitario regionale nel 2002 ha confermato anche nel nostro continente di meritare la fama di insetto più nocivo per il castagno a livello mondiale. Questo imenottero, originario della Cina, è infatti in grado non solo di ridurre fortemente la produzione dei frutti ma anche di compromettere la sopravvivenza stessa degli alberi, a causa della riduzione dell’attività foto sintetica determinata dallo sviluppo delle galle, con la comparsa di disseccamenti sempre più estesi”.

 

Più avanti: DANNI DIRETTI:
drastica riduzione della produzione di castagne: sono state registrate perdite fino all’80-90% del raccolto;
progressiva diminuzione della superficie fotosintetizzante, forte rarefazione della chioma;
limitato accrescimento legnoso;
sensibile calo della produzione di miele di castagno per ridotta produzione di fiori femminili.

 

E’ a questo punto incontrovertibile che con l’arrivo del cinipide la produzione di castagne diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’ infestazione. Vista la qualificata fonte è 1 certo che il cinipide galligeno del castagno in provincia di Cuneo c’era già dalla metà degli anni ’90, che tuttavia è stato segnalato dal S.F.R. soltanto nel 2002, ovvero 7 anni dopo.

 

In tutti questi anni (1995- 2002) l’insetto cinipide ha fatto tanti, tanti danni! Perché il Piemonte ha atteso così tanto tempo prima di attivarsi? Forse non voleva denunciare l’infestazione sperando che si risolvesse da sola?

 

* La Regione Piemonte, di fronte al dilagare dell’infestazione adotta, soltanto il 5 maggio 2003, la delibera di Giunta 35-9264 nella quale, tra l’altro, vi si legge: “In base alle indagini effettuate nel 2002…”

 

Ai fini di questa analisi l’approfondimento della sopracitata delibera risulta essere oltremodo fondamentale. Infatti vi si legge:”L’estensione dell’infestazione è tale per cui può considerarsi che l’insetto sia stabilmente insediato e non sia più possibile la sua eradicazione. Si ritiene invece che siano perseguibili gli obiettivi di ritardarne la diffusione sul restante territorio regionale e nazionale e di contenere lo sviluppo della popolazione in modo da evitare la comparsa di danni economici rilevanti.” Attenzione siamo sempre a maggio 2003. Si legge ancora:”Inoltre nel Cuneese sono presenti alcuni vivai specializzati che vendono parte della loro produzione di piante di castagno in diverse regioni italiane”.

 

* Solo sei mesi dopo la Regione medesima emana altra delibera di Giunta n. 56-11094 del 24 novembre 2003 e evidenzia ancora una volta:”…. a salvaguardia della castanicoltura piemontese ed in particolare della produzione vivaistica regionale che da sola costituisce circa il 90% di quella nazionale destinata alla realizzazione dei nuovi impianti .” E ancora: “..sia di mettere in atto misure in grado di contenere i danni economici per gli operatori del settore”

 

E’ A QUESTO PUNTO CERTO CHE L’INFESTAZIONE DA CINIPIDE GALLIGENO DEL CASTAGNO E’ PARTITA DAL PIEMONTE E DI QUESTO NE DEVE RISPONDERE.

 

E ancora: nell’affermazione contenuta nella pubblicazione “A tutto campo 2003”, dove si legge: “Inoltre, nella nostra regione esiste un intenso scambio di materiale di propagazione di castagno, anche per la presenza di alcuni vivai specializzati e per una ripresa di interesse per la castanicoltura registrata negli ultimi anni.” L’articolo è a firma dei Dott. Brosio e Brussino del Settore Fitosanitario Regione Piemonte .

 

Da questi inconfutabili due documenti ora citati si può tranquillamente dedurre che:

 

il cinipide in Piemonte era arrivato molto prima del 2002;
già nel 2002 era stato accertato dal S.F.R. Piemonte che “l’estensione della infestazione era tale per cui si può considerare che l’insetto sia stabilmente insediato e non sia più possibile la sua eradicazione”;
nei territori dei comuni di Boves, Peveragno e Robilante nel 2002 sono già riscontrate perdite di produzione. Contiguo a tale territorio è situato il vivaio di proprietà della Regione Piemonte “Gambarello”;
andava salvaguardata l’attività vivaistica locale, “ garantendo la commercializzazione di materiale vegetativo di castagno non infestato”. 2

 

Che bellissimo sogno! Peccato sia di ostacolo l’inconciliabilità tra i due obiettivi, così come comprovano i seguenti fatti: per una migliore intelligenza di quanto andiamo ad evidenziare bisogna precisare che da anni la Regione Piemonte distribuiva gratis, secondo quanto affermato dalla stessa, solo ai piemontesi, piantine di castagno innestate e non. Tale evento si è verificato anche nel 2002 quando già il cinipide aveva fatto rilevantissimi danni (vedi delibera di Giunta maggio 2003 e relativa ad accertamenti del 2002 più sopra specificata). Su tali piantine, prima della distribuzione, si sarebbe certamente dovuta accertare la non infestazione.

 

INVECE: con lettera del 20 novembre 2002 avente per oggetto “piantine di castagno infestate da un pericoloso parassita” la Regione Piemonte comunica a coloro che hanno ricevuto gratis piantine di castagno che “…si è imposta la sospensione cautelativa della distribuzione di piantine di castagno da parte del vivaio “Gambarello” (cioè vivaio di proprietà della Regione medesima) e la loro distruzione”. Ancora“…la sollecitiamo a provvedere alla distruzione delle stesse.” Con l’invito alla distruzione la Regione avrà ritenuto di chiamarsi fuori.

 

Allora noi chiediamo: dal momento che il vivaio dal quale sono uscite le piantine in argomento e che il cinipide si ferma con il fuoco, dove si trova la prova che la bruciatura è effettivamente avvenuta? Chiediamo la prova che TUTTE siano state bruciate poiché, se non c’è la prova che questa operazione sia stata fatta, l’infestazione ha inseminato molto, nonostante le tante inutili chiacchiere.

 

Questi signori, nella circostanza, hanno tenuto presente, che il cinipide quando è pronto vola via senza nemmeno salutare? Quando è partito lo si trova solo nella primavera successiva. Dopo quindi aver provveduto ad infestare anche nuovi ambiti .

 

Riteniamo che al vivaio di proprietà della Regione Piemonte “Gambarello” dovremo indubitabilmente richiamarci più volte. Per cui cominciamo a precisare che questo vivaio è ubicato nel comune di Chiusa di Pesio (CN) ed è distante solo pochi chilometri dai tre comuni: Peveragno(4,5), Robilante e Boves a cui si riferisce, per la gravità dell’infestazione, la delibera della Giunta n. 35-9264 del 2003. Come si può pensare allora, stante la vicinanza ad un focolaio come quello citato, che prima di far uscire le piantine per la distribuzione gratuita non ci fosse l’obbligo, anche morale, di verificarne compiutamente lo stato di salute, ovvero la non infestazione, ed evitando quindi una non bella figura?” (c o n t i n u a)

 

Roberto Colla
Associazione Castanicoltori Vallecimina

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