“Gilofosato al bando in Italia, ora attenzione anche alle importazioni”

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VITERBO – ​“Che in Italia sia scattato il divieto di utilizzare glifosato nelle coltivazioni di grano in pre-raccolta è una conquista, ma perché la misura abbia senso compiuto il governo deve adottare, per coerenza, misure precauzionali sul prodotto importato.

Non ha senso infatti vietare in Italia, ma permettere l’arrivo dal Canada di grano che invece continua ad essere trattato con glifosato, sospettato di essere cancerogeno, per essiccare il raccolto e garantire artificialmente un elevato livello proteico”. Maria Serena Di Risio (foto), che coltiva grano e vende farine a Fabrica di Roma, delegata dei giovani imprenditori della Coldiretti di Viterbo, esprime perplessità sui limiti del decreto ministeriale, appena entrato in vigore, che ha revocato le autorizzazioni al commercio di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la temibile sostanza attiva. “Siamo il principale produttore europeo di grano duro destinato alla produzione di pasta – ricorda Di Risio – con 4,8 milioni di tonnellate su una superficie coltivata di 1,3 milioni di ettari e la Tuscia concorre con numeri di tutto rispetto alla produzione nazionale. Basti pensare che Viterbo è considerato il granaio di Roma. Eppure importiamo altre 2,3 milioni di tonnellate di grano duro e di queste oltre la metà arriva dal Canada, dove il glifosato è usato massicciamente”. Il risultato è che ancora oggi quasi 1 pacco di pasta su 5 prodotti in Italia è fatto con grano canadese trattato con glifosato, nonostante il recente divieto imposto dal nostro ministero della salute.

“Con la scelta di mettere al bando questa sostanza – commenta il direttore della Coldiretti viterbese Alberto Frau – ci confermiamo all’avanguardia nel mondo nelle politiche per la sicurezza alimentare ed ambientale, ma fin quando non verranno bloccate le importazioni dai paesi che continuano a utilizzare glifosato non riusciremo a tutelare adeguatamente i nostri consumatori”. Le prospettive di una politica comunitaria e internazionale spesso contraddittoria sono ancora più inquietanti. “Se nel 2017, come sembra, dovesse entrare in vigore il trattato di libero scambio tra Europa e Canada, rischiamo di assistere a ulteriori incrementi dell’import di grano, con conseguenze disastrose – conclude Di Risio – per l’economia dei piccoli produttori viterbesi e effetti potenzialmente devastanti sulla tenuta di standard di sicurezza alimentari che in Italia, nonostante le politiche Ue, sono i più elevati e stringenti su scala mondiale”.

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