“Gli ingegneri devono contare di più”

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VITERBO – Si è svolto con notevole successo presso la sala delle conferenze della CCIAA di Viterbo il seminario scientifico:
“Rimozione dell’arsenico nelle acque destinate al consumo umano – Il caso Lazio – il ruolo e l’approccio dell’ingegnere.” Dopo l’intervento di apertura e saluto del presidente dell’ordine di Viterbo ing. Paolo Bacchiarri, i lavori si sono aperti introdotti dal moderatore ing. Luciano Pieri della Commissione Industria e Impianti organizzatrice dell’evento.

 

Questo il dettaglio dei qualificati interventi succedutisi con uno studiato filo logico

 

Luca Lucentini, Dirigente del Reparto di Igiene delle Acque Interne
dell’Istituto Superiore di Sanità, ha trattato l’aspetto sanitario con particolare riguardo alla tossicità in relazione alle quantità assunte;
Luciana Distaso, Dirigente dell’Area risorse idriche e Servizio idrico
integrato della Regione Lazio, ha messo in luce tutti gli aspetti legislativi della lunga storia, non terminata, del trattamento delle acque in Italia e in particolare del Lazio;
Giancarlo Daniele, Dirigente della Segreteria Tecnica Operativa ATO
Viterbo, ha fatto un intervento a braccio sulla tematica della gestione delle acque rilevando la notevole mancanza di pianificazione e la conseguente situazione di prolungata emergenza che seppur ben gestita si sarebbe potuta evitare con notevole beneficio sul lato economico e non solo;
Francesco Treta, Libero Professionista iscritto all’Ordine di Viterbo,
che opera prevalentemente nel settore idraulico, ha esposto con efficacia le tecnologie a disposizione per il trattamento delle acque con particolare riferimento alla rimozione dell’arsenico
Fabio Giorgi, Direttore Tecnico della Società Talete SpA Viterbo, ha descritto come opera (con difficoltà e non certo per propria inefficienza) una società che gestisce una rete acquedottistica (assai poco) integrata e 47 impianti di dearsenificazione, distribuiti sul territorio in maniera disomogenea e molto diversi fra di loro.

 

Un seminario in cui è apparso evidente fin dalle prime battute come il problema delle acque e la rimozione dell’arsenico sia molto presente nel Viterbese, ma al contrario di quanto ci si sarebbe dovuto aspettare, mai affrontato con le “norme di buona tecnica”.

 

Alcune delle domande senza adeguata risposta, di cui gli ingegneri non si danno pace, scaturite dal dibattito sviluppatosi:
1. Perché non studiare l’esatta e più adeguata dimensione di una ATO, palesi anomalie come quella del Lazio con ATO enormi come Roma e ATO minime come Rieti e Viterbo, quest’ultima con problematiche enormi per l’arsenico che influiscono diversamente sulla determinazione dei costi d’esercizio?
2. Perché non analizzare e confrontare i costi d’esercizio delle società di distribuzione dell’acqua con quelli dei servizi Comunali sulla base di parametri chiari ed omogenei, tecnicamente ineccepibili, confrontando infine in termini qualitativi le prestazioni offerte dai servizi?
3. Perché continuare a gestire le emergenze, quindi il breve termine, e non investire invece, parallelamente, risorse e mezzi nella pianificazione territoriale di lungo termine, pensando all’ottimizzazione integrata della reti oggi spezzettate, parcellizzate nel Lazio, unificando in un’unica regia la gestione della rete in maniera analoga o simile a quella elettrica nazionale? Forse perché l’acqua non merita queste attenzioni, non costa già abbastanza?
4. Unificare le reti significa migliorare il rendimento del sistema e porre rimedio a guasti di linea più rapidamente, oltreché diluire eventuali concentrazione anomale di sostanze potenzialmente inquinanti…
5. Vicino al mare si potrebbe pensare ad impianti di desalinizzazione, le tecnologie di questi impianti hanno oggi raggiunto elevati livelli di rendimento e contenuti costi d’esercizio. Cominciamo a farlo pianificando seriamente.
6. Si dovrebbe porre più attenzione nel risolvere il problema dell’arsenico ragionando sull’aspetto qualificazione dell’acqua potabile in quanto depurandola tutta si realizzano enormi sprechi. L’80% di quest’acqua se ne va oggi, per usi igienico-sanitari nei nostri bagni o per innaffiare le nostre campagne e i nostri giardini o altro ancora, perché allora non pensare, nel medio lungo termine, a due reti, una di acqua potabilizzata e l’altra di acqua per altri usi, ridurremo di parecchio gli elevati costi di depurazione, visti anche i bassi livelli di vita utile di questi impianti.

 

In conclusione qualcuno, oltre noi tecnici, vuole portare avanti qualche idea innovativa volando alto, senza pensare solo ai problemi contingenti, i quali affrontati con “l’acqua alla gola” costano enormemente di più.

 

Speriamo di si, il tecnico, l’ingegnere nella nostra fattispecie vuole essere uno strumento a disposizione della Società civile, atto a migliorare la qualità della vita, ma noi abbiamo una testa per ragionare con le leggi della fisica, delle scienze applicate con le quali non c’è bisogno di cercare il consenso di nessuno … leggi che prima o poi devono essere rispettate.

 

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