“Nel 2015 a Viterbo la pressione fiscale complessiva è scesa del 3,5 per cento. Ma nel 2016 il calo si arresta”

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VITERBO – Il 2015 ha segnato una discontinuità nelle politiche fiscali in Italia. Un beneficio che ha riguardato anche artigiani, micro e piccole imprese. Lo scorso anno, infatti, hanno visto calare il peso complessivo del fisco (total tax rate) al 60,9 per cento: il 3,6 per cento in meno rispetto al picco toccato nel 2012 (64,5 per cento).

 

Anche a Viterbo la pressione fiscale, attestatasi al 61,9, è scesa: – 3,3 sul 2012, – 3,5 sul 2014. Ma il fisco continua a penalizzare fortemente le attività imprenditoriali. E per il 2016, purtroppo, il calo si arresta. Anzi, si prevede addirittura un lieve incremento (+ 0,1 per cento) del total tax rate, che nel capoluogo della Tuscia si traduce in una incidenza delle tasse sul reddito pari al 62 per cento. Ovvero qui l’imprenditore lavora 227 giorni l’anno, fino al 14 agosto, per pagare le tasse, solo 138 per la propria famiglia

 

A rilevarlo, è  “Comune che vai fisco che trovi”, l’Osservatorio CNA sulla tassazione della piccola impresa, giunto alla terza edizione, che analizza 124 comuni italiani, a partire da tutti i capoluoghi di regione e di provincia. E prende a riferimento una impresa individuale, con cinque dipendenti, 430mila euro di fatturato e 50mila euro di utili, che utilizza un laboratorio artigiano di 350 metri quadrati e un negozio di 175 metri quadrati destinato alla vendita.

 

Il rapporto è stato presentato questa mattina a Roma.

 

Vediamo i dati riguardanti il comune di Viterbo. L’inversione di tendenza registrata nel 2015 rispetto al 2014 è merito esclusivo della diminuzione della pressione fiscale locale (regionale e comunale) del 9 per cento (l’incidenza sul total tax rate è stata del 20,2) , in buona parte riassorbito, però, dall’effetto della riduzione dei tributi locali deducibili dal reddito d’impresa. A produrre principalmente questo risultato, la deducibilità completa dall’Irap del costo dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato. Mentre l’incidenza dell’Irpef e dell’aliquota dell’Ivs (Invalidità-vecchiaia-superstiti) è salita del 5,6 per cento (dal 36,2 al 41,8).

 

Per il 2016, l’Osservatorio della CNA prevede un ulteriore seppure modesto calo di imposte e tributi locali (- 0,3 per cento), ma un incremento della pressione complessiva, che deriva dall’aumento programmato dell’aliquota Ivs (parliamo di un esborso di 10.917 euro), solo in parte attenuato dall’elevazione della franchigia Irap a 13mila euro. Del resto, la maggior parte degli interventi introdotti con la Legge di stabilità del 2016 non produrranno effetti sensibili sulle imprese di minore dimensione, se non il beneficio che deriva dal super ammortamento relativamente agli investimenti effettuati nel corso dell’anno.

 

Il titolare dell’impresa, a conti fatti, nel 2016 metterebbe in tasca 16 euro in meno rispetto al 2015, disponendo dunque di un reddito netto di 19.021 euro.

 

Rispetto a un anno fa, Viterbo, nella classifica che mostra quanto spinge il fisco, slitta dal 43° al 46° posto su 124.

 

“Prendiamo atto dell’arresto della pressione del fisco nel 2015. Ma la situazione resta intollerabile. C’è bisogno di modifiche nel sistema tributario, operando lungo tre direttrici: una più consistente riduzione della pressione fiscale; il capovolgimento della tendenza a trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli; l’uso intelligente della leva fiscale per aumentare la domanda interna”, afferma Luigia Melaragni, segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia, che ha partecipato, a Roma, alla presentazione dell’Osservatorio, presenti il presidente nazionale, Daniele Vaccarino, il segretario generale, Sergio Silvestrini, e Claudio Carpentieri, responsabile di CNA Politiche Fiscali e Societarie.

 

CNA ha presentato dieci proposte concrete. E ha indicato da quale cominciare. “Insistiamo: si parta dalla deducibilità completa dell’Imu sugli immobili strumentali dal reddito d’impresa -dice Melaragni-. Sono altresì prioritari l’introduzione dell’Iri (imposta sul reddito delle imprese), per consentire alle imprese personali di allineare l’imposizione sui redditi reinvestiti in azienda a quella applicata alle società di capitali, e il principio di cassa nella determinazione del reddito delle imprese personali in regime di contabilità semplificata”.

 

Le differenze tra le città radiografate sono notevoli. La maglia nera va a Reggio Calabria, città con la fiscalità più elevata, con il total tax rate che tocca il 73,2. Non se la passano bene neppure Bologna (71,9) e Roma (69,8). All’opposto, si pagano meno tasse a Gorizia (ttr al 54,4) e a Cuneo (54,5).

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