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Puntualità nei pagamenti delle imprese, Viterbo prima tra le province laziali

In: Economia, Impresa

25 giugno 2012 - 11:17


Preti200

VITERBO – (m) Migliora la puntualità nei pagamenti delle imprese nel Lazio ed anche in provincia di Viterbo, dove nel primo trimestre 2012 il 47,7% delle imprese ha saldato alla scadenza le fatture ai fornitori, rispetto al 46,08% di un anno fa. Una percentuale che vale il primo posto nella classifica delle province laziali più virtuose.

 

Entrando nel dettaglio, il 46,6% delle imprese di Viterbo ha saldato le fatture ai propri fornitori entro un mese oltre i termini pattuiti con i partner commerciali, il 3,9% tra i 30 e i 60 giorni di ritardo, l’1% tra i 60 e i 90 giorni, lo 0,4% tra i 90 e i 120 giorni, lo 0,4% oltre il limite dei 120 giorni. A dirlo è l’analisi di CRIBIS D&B, la società del gruppo CRIF specializzata nella business information, che ha realizzato lo Studio Pagamenti del Lazio relativo ai primi tre mesi 2012. La perfomance di Viterbo è nettamente superiore alla media regionale (36,9% di imprese virtuose), di poco superiore a quella nazionale (46,6%) e la colloca al primo posto nella classifica della puntualità tra le province laziali. In regione, infatti, dopo Viterbo (47,7%), seguono per puntualità Rieti (42%), Frosinone (38,4%) e Latina (36,8%). All’ultimo posto Roma (35,5%).

 

A livello regionale, la ricerca di CRIBIS D&B evidenzia un piccolo miglioramento nelle tempistiche dei pagamenti: le imprese virtuose nel Lazio sono passate dal 34,74% dello scorso anno al 36,9% attuale. Una performance però nettamente inferiore ai valori medi rilevati a livello nazionale, pari al 46,6%. Il 54,8%% delle imprese laziali ha saldato le fatture entro un mese di ritardo, il 4,9% tra i 30/60 giorni di ritardo, l’1,9% dopo 60/90 giorni, lo 0,9% dopo 90/120. La percentuale di pagatori oltre i 120 giorni è pari allo 0,6%.

 

“Le dinamiche che si riscontrano in Lazio sono assimilabili a quelle nazionali, dove nel 2011 i comportamenti di pagamento mostrano un miglioramento rispetto al 2010. Questo però – mette in guardia Marco Preti (foto), amministratore delegato di CRIBIS D&B – è un dato che va letto controluce per comprendere correttamente i fenomeni sottostanti, non tutti positivi. In parte il miglioramento è dovuto al fatto che il ritardo si è ‘istituzionalizzato’, cioè è stato incorporato nei termini di pagamento definiti contrattualmente. Da una survey qualitativa realizzata da CRIBIS D&B nel marzo 2012 su oltre 500 credit manager italiani risulta che oltre il 90% degli intervistati ha ricevuto richieste di aumento dei termini di pagamento e il 62% degli intervistati ha individuato in questo una delle maggiori problematiche che la sua azienda ha dovuto affrontare nell’ultimo anno. Ciò è grave, perché sarà difficile per il fornitore, una volta concessi termini di pagamento più lunghi, tornare a tempi più brevi in futuro”.

 

“Un secondo aspetto riguarda l’eterogeneità dei comportamenti: sono le micro realtà (le più numerose) ad emergere per una più alta concentrazione nella classe di pagamento puntuale, mentre per le imprese di grandi dimensioni solo il 13% dei casi analizzati riesce a rispettare gli accordi contrattuali.

 

Situazione analoga a livello settoriale, dove a livello nazionale troviamo comparti merceologici come l’Agricoltura o i Servizi finanziari che evidenziano pagamenti nei termini in oltre il 52,5% dei casi, mentre nella Grande Distribuzione in meno del 22% dei casi. Infine – fa notare Preti – a questi aspetti negativi va affiancato anche un elemento positivo, cioè la maggiore attenzione da parte delle imprese alla gestione dei tempi di pagamento, del credito commerciale e più in generale del Working Capital. Negli ultimi anni le aziende hanno investito molto in procedure e strumenti che consentano di intercettare i segnali di deterioramento dell’affidabilità di un’azienda, di mantenere sotto controllo la capacità del proprio portafoglio clienti di generare ricavi, di intervenire tempestivamente con azioni di prevenzione e limitazione del rischio e, soprattutto, di fare previsioni sui propri flussi di cassa. Un’operazione che potrà dare benefici anche dopo la fine della crisi”.

 

“In questo contesto, il nostro contributo è in primo luogo supportare le aziende con strumenti e informazioni per la gestione del portafoglio clienti e dei pagamenti commerciali. E, in un’ottica più generale, di contribuire a rendere più trasparente il mercato. Soluzioni come CRIBIS iTRADE, che prevedono la condivisione di informazioni sui pagamenti al fine di identificare un profilo dell’azienda come pagatore oltre a mettere a disposizione strumenti di analisi e monitoraggio, possono rendere il mercato più trasparente referenziando le aziende che hanno comportamenti di pagamento virtuosi e identificando coloro che invece hanno comportamenti non corretti”.

 

Grande il divario tra le imprese piccole e quelle di maggiori dimensioni. Più sono grandi, peggio pagano. A livello regionale le micro imprese (fatturato inferiore a 2 milioni di euro e meno di 10 dipendenti) sono state puntali nel 38,5% dei casi; le piccole (meno di 10 milioni di euro e sotto i 50 dipendenti) nel 27,3%; le medie (fatturato inferiore ai 50 milioni di euro e meno di 250 dipendenti) nel 17,5%; le grandi (fatturato superiore ai 50 milioni di euro e più di 250 dipendenti) solamente nel 10% dei casi.

 

I comparti che mostrano le migliori performance di pagamento in regione sono i servizi finanziari (50,3%) e l’Agricoltura, foreste, caccia e pesca (43,7% di aziende puntuali). Al contrario, i settori meno virtuosi sono l’edilizia (29,9%) e l’industria e produzione (31,1%). Nella categoria di ritardi gravi oltre i 120 giorni la media di tutti i comparti è dello 0,4%.


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