“Sì a sviluppo e posti di lavoro, ma il centro storico non deve farne ancora le spese”

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VITERBO – Sarà un autunno all’insegna della grande distribuzione quello viterbese, che, da dopo Santa Rosa, vedrà il susseguire delle aperture dei “giganti” dello shopping. Upim e Decathlon, acclamati, annunciati, agognati, apriranno i battenti nel capoluogo facendo da battistrada per altri colossi che arriveranno.

Il capoluogo si riempie di nuove “cose”, crescono i posti di lavoro per i numerosi disoccupati del territorio e si riducono le gite domenicali nei centri commerciali delle provincie limitrofe. Sembra dunque che le rose stiano fiorendo e tutto bene quel che finisce bene… eppure la sensazione spiacevole è che per l’ennesima volta ci si stia dimenticando di qualcosa e di qualcuno.

«L’apertura di attività commerciali di grande distribuzione – interviene Andrea De Simone (foto), direttore di Confartigianato imprese di Viterbo – è un’occasione che, se sfruttata in maniera oculata e nel rispetto di tutte le norme, porta con sé una serie di benefici indiscutibili per il territorio, primo tra tutti l’ampliarsi dell’offerta lavorativa per i nostri disoccupati. Quello che lascia sconcerti, però, è la facilità con la quale un’Amministrazione che si è sempre battuta per la riqualificazione e il relativo ripopolamento del centro storico, abbagliata dalla patinata grande distribuzione, si dimentichi poi totalmente di tutelarlo ad esclusivo beneficio delle vie periferiche atte ad accogliere i giganti del franchising. Perseveriamo con un modus operandi che più di una volta ha dimostrato le sue falle. Continuiamo cioè a riempire il polo Via Garbini-Villanova con grandi contenitori che durano il tempo di una stagione per poi agonizzare tra deficit economici e casse integrazioni, oppure semplicemente rimangono abbandonati a loro stessi, basti pensare al caso di Unieuro che con il recente crollo del tetto è stato esemplificativo dello stato di pericolosità in cui versa».

Ci si domanda che fine faranno le piccole attività del centro storico che lottano accanitamente per la sopravvivenza, mettendo in campo idee e progetti basati sulla rete d’imprese, sul supporto reciproco a favore dei cittadini e della salvaguardia del patrimonio culturale rappresentato dal borgo medievale viterbese. Quanti giovani imprenditori rinunceranno all’idea di tornare ad investire sogni e denari nelle botteghe dentro le mura? Di fronte al fiorire scellerato di realtà spersonalizzanti e livellanti come quelle a stampo americano dei grandi centri commerciali – utili, sia chiaro, ma non indispensabili – che fine farà la tanto chiacchierata importanza dell’arte manuale: l’artigianato nostrano, tradizione e orgoglio dei nostri nonni? Soprattutto, gli slogan urlati in campagna elettorale sulla necessità di tutelare il centro storico per tutelare Viterbo, che fine hanno fatto?

«Non possiamo non domandarci – continua De Simone – a cosa siano servite le giornate per il centro se poi basta tanto poco per dimenticarsi di supportarne e incoraggiarne la riqualificazione. Il lodevole impegno profuso in progetti di valore come Masterplan rischia di essere del tutto vanificato se, a fronte della prossima apertura di Upim e Decathlon, poli distributivi assolutamente autosufficiente, non si rafforzano progetti e iniziative nel centro, proprio per bilanciare l’equilibrio tra fuori e dentro le mura, grandi e piccole realtà. Assisteremo invece, dopo il 4 settembre, al rapido svuotarsi del centro storico che perderà attività commerciali e cittadini in un’emorragia di slancio e vitalità che potrebbe essergli fatale».

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