Vendemmia a Montefiascone: l’uva bianca eguaglia la rossa

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Pietro Brigliozzi

 

MONTEFIASCONE – La vendemmia si avvia verso la conclusione con l’apertura delle uve bianche, avvenuta una settimana fa. I dati sono molto soddisfacenti; anche le uve bianche sono più a mono sugli stessi livelli di quelle rosse con le stesse caratteristiche, buona qualità, abbondante quantità ed ottima resa.

 

Gli agricoltori sia di Montefiascone che di tutto l’Alto Lazio e la vicina maremma possono essere pienamente soddisfatti di quanto stanno raccogliendo nei loro vigneti frutto della loro costante dedizione nella cura della loro viticoltura. I quantitativi di uve conferite, almeno fino ad oggi, alla Cantina Sociale di Montefiascone, vero polo di riferimento, non sono ancora resi noti, ma le stime degli esperti ritengono che, quest’anno, si supereranno abbondantemente i cinquantamila quintali. Abbiamo avvicinato l’enologo della cantina il sig. Andrea Radicchio per saperne di più.

 

Sig. Andrea il suo parere sulle uve portate quest’anno in cantina? I quantitativi delle rosse?
Una stagione sicuramente più che buona; le uve sono di ottima qualità e questo non per un caso o per motivi climatici, ma perché quest’anno si è cambiato metodo in fase di raccolta. Sono stati fatti sopralluoghi nei vigneti, sono stati prelevati campione di uve, ne sono state verificate attentamente le qualità ma soprattutto abbiamo posto la nostra attenzione sul loro stato di maturazione. Ad avviare questa vendemmia non sono stati più i viticoltori come negli altri anni, ma siamo stati noi, Cantina, a determinare tempi, modalità e scadenze per la vendemmia. Quest’anno si è iniziata, da parte della dirigenza della Cantina, una fase nuova, l’enologo non è e non sarà più, come nel passato, il farmacista della cantina, ma il tecnico esperto accanto ai produttori per far si che il prodotto che viene consegnato in cantina abbia caratteristiche ben precise come la piena maturazione e la buona qualità.

 

La caratteristica della quantità, tanto decantata dagli agricoltori, come si considera?
Qui necessita essere seri e cambiare completamente mentalità. Purtroppo i viticoltori si vantano delle quantità prodotte, ma oggettivamente la quantità, spesso, per non dire sempre, è in contrasto con la qualità per cui si dovrà iniziare a cambiare mentalità e cominciare a pensare che è più opportuno e necessario, perché economicamente più redditizio, produrre di meno ma di qualità superiore. Meno vino ma di migliore qualità significa essere più competitivi sul mercato, essere più qualificati, significa acquistare prestigio su tutti i mercati.

 

Un nuovo ruolo della Cantina?
La cantina deve essere la casa dei viticoltori; essi devono venire in cantina non solo per consegnare le uve o ritirare il compenso; devono venire in cantina, o meglio la Cantina andrà da loro per dare consigli, per spronarli ad applicare metodi diversi e più moderni per il trattamento della vite. E’ ora di finirla di dire mio nonno faceva così, mio padre diceva così. Nel dialogo tra Cantina e viticoltori si sprigiona una sinergia positiva che poi sfocia in valutazioni di miglior reddito. A seguito dei nostri controlli nei vigneti e nel determinare i tempi di maturazioni noi abbiamo raccolto dati che ci indicavano che qualità di uve sarebbero state consegnate in cantina e, stando ai fatti, per la gradazione zuccherina, non ci siamo sbagliati di molto, anzi, abbiamo riscontrato una oscillazione nell’arco di o due gradi.

 

Nuove attività dell’enologo?
Quanto sopra esposto fa si che l’enologo, in cantina, non si più l’artefice magico, il mistificare del vino, ma il coordinatore della doti del vino, colui che ne fa emergere le sue caratteristiche nella valorizzazione delle sue componenti come i vari sapori ed i vari aromi contenute nelle uve stesse. L’enologo deve lavorare non per fare il vino buono, ma deve adoperarsi per mettere in risalto i pregi che il vino ha già in se stesso; i suoi aromi sia primari che secondari. A facilitare il compito dell’enologo è prima la buona qualità dell’uva poi anche il nuovo metodo della fermentazione a freddo vale a dire far bollire il mosto tra i quindici ed i diciotto gradi, avvicinandoci alla temperatura delle grotte dove si vinificava una volta. Una temperatura controllata che sicuramente risulterà più lunga ma, altrettanto sicuramente, garantisce la creazione di un vino migliore in tutti i sensi. Oggi l’ebollizione del mosto a temperatura fredda, quindi controllata, è una tecnologia di avanguardia che da grande risultati.

 

Quale gradazione del vino si prevede per quest’annata ritenuta una delle migliori dell’ultimi decenni?
Quest’anno, sicuramente, per i vini rossi siamo tra i dodici ed i tredici gradi e mezzo, mentre per i bianchi siamo tra tra i dodici e dodici e mezzo tenendo conto che stiamo avendo una media zuccherina oltre i diciotto gradi.

 

Per i quantitativi di uva raccolta?
I quantitativi raccolti sia dell’una che dell’altro tipo, visto che siamo ancora in fase di raccolta, anche se nella seconda fase, non siamo in grado di determinarle; ne potremmo riparlare nella seconda settimana di ottobre quando la vendemmia sarà terminata.

 

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