Chiesa Cristiana Evangelica della Vera Vite, chiusa la prima fase della raccolta fondi per i terremotati

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MONTEFIASCONE – A un mese dal sisma che ha colpito Amatrice e gli altri paesi del centro Italia, la Chiesa Cristiana Evangelica della Vera Vite di Montefiascone chiude la prima fase della raccolta di fondi a favore
delle popolazioni terremotate.

“Siamo qui per dare conto di ciò che abbiamo raccolto – dice Marco Delle Monache, pastore della
locale comunità Evangelica Battista – perché è giusto che chi ha donato sappia come e dove verrà
impegnato il suo dono. La notte del 24 agosto, gran parte dei membri della nostra chiesa sentirono
la scossa e al risveglio ognuno seppe che, a meno di cento chilometri da noi, interi paesi erano
stati distrutti. Le telefonate che facemmo tra di noi all’epoca avevano tutte un minimo comun
denominatore: bisogna “fare”.

C’era da fare: subito, ma anche nel tempo. Un membro della nostra chiesa fu aggregato ad un
nucleo di Protezione Civile perché potesse dirci direttamente le necessità, inviandoci preziose
informazioni per la raccolta di generi di prima necessità, inviando principalmente brande, coperte
e cuscini donati dalla chiesa e dalla popolazione di Montefiascone.

Ma c’era da fare nel tempo, perché la sfida più grande sarebbe stata la presenza nei luoghi del
sisma dopo il terremoto, così come già fatto con nostri membri per i terremoti di Assisi e
dell’Aquila.

Oltre a lanciare una sottoscrizione per raccogliere fondi, abbiamo anche organizzato un concerto
jazz nella nostra sede i cui proventi sarebbero stati interamente devoluti alle popolazioni
attraverso l’Alleanza Evangelica Italiana, presente già nel sisma dell’Aquila con opere di supporto
attivo alle popolazioni come la realizzazione del centro socio culturale “Pigliacelli”, donato al
comune di Tossicia (TE). Queste attività hanno fruttato oltre 1.000 Euro.”

“Ringraziamo tutti coloro che hanno liberamente donato, sia in danaro, sia in materiali, sia la
propria arte per la realizzazione del concerto, – conclude il Pastore – ma non basta. Il ricordo più
vivo che ho di un post-terremoto sta nelle parole di un nostro membro di chiesa che raccontò, al
ritorno da una delle zone distrutte in Umbria, di un anziano che lo aveva fermato e, con gli occhi
umidi di lacrime, gli aveva detto ‘Non ci lasciate! Quando ci siete voi non pensiamo a cosa
abbiamo perduto, ma possiamo sentire parole di speranza per il futuro’.

Il “non lasciare” è’ un impegno morale che la nostra società tutta, dalle istituzioni ai singoli
cittadini, deve onorare: nel nostro piccolo,ci impegniamo a non lasciare, perché amare non è un
sentimento, ma una azione.”

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