“Mezza Galera”, l’arte contemporanea riflette su libertà e l’isolamento

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MONTEFIASCONE – Che ci fanno 13 artisti dietro le sbarre? In cella, nel piccolo carcere mandamentale dismesso di Montefiascone affacciato sul lago di Bolsena, a partire dal prossimo 2 agosto, Francesco Bancheri, Arianna Bonamore, Giovanni De Angelis, Massimo De Giovanni, Diamond, Santino Drago, Martin Figura, Piotr Hanzelewicz, Hans Hermann Koopmann, Andrea Lanini, Paola Romoli Venturi, Samuele Vesuvio e lo stesso Giorgio de Finis, curatore indipendente, noto per aver inventato il MAAM di Roma e il museo diffuso di Formello, che del progetto, e dell’esperimento, è ideatore, insieme al collettivo ArteLiberaTutti (Marinella Breccola, Carmine Leta, Martapesta, Francesco Marzetti, Saskia Menting, Regula Zwicky).

Alla lista si aggiungeranno poi le performance di Paolo Angelosanto e Giffo L’Ombroso Partico.
Ciascun artista invitato dovrà realizzare la propria cella. Come uno spazio mentale e a viverlo per 7 giorni in regime di limitazione della libertà. Vale a dire trascorrendo la giornata rinchiuso nei suoi 8 mq circa, che lascerà solo per l’ora d’aria e il momento dei pasti, che saranno consumati in comune. Vietati telefono e connessione Web; il solo contatto con il mondo esterno sarà costituito dalla visita in parlatorio. I colloqui saranno concessi, senza limitazione di tempo e numero, a parenti, amici ma anche al pubblico, che per la prima settimana non avrà accesso all’edificio, ma potrà incontrare gli artisti.

La mostra sarà visitabile solo a partire dall’ottavo giorno, il 9 di agosto, quando i 13 ospiti lasceranno il carcere e le stanze verranno aperte. Le stanze sono le opere in mostra, ciascuna pensata, arredata e abitata dall’artista – che nell’immaginarla e nel realizzarla avrà dovuto risolvere la questione della doppia natura degli oggetti introdotti, al tempo stesso funzionali e rappresentazione (del sé, come artista e come recluso), e ai quali si saranno aggiunti i manufatti artistici prodotti nei 7 giorni di prigionia (questi ultimi possono essere realizzati come anche no; nulla vieta che un artista decida, una volta insediatosi nella sua cella, di aspettare pazientemente lo scorrere dei giorni ingannando il tempo).

L’arte, la più libera tra le pratiche dell’uomo, si confronta con il tema del limite, immaginando risposte diverse – per ciascun artista la più idonea – alla costrizione della cella. Al tempo stesso, in una situazione di concentrazione totale, lontana dalle distrazioni del mondo, l’arte viene ad essere potenziata. L’ostacolo si fa aiuto. Nello spazio angusto della propria cella, l’artista resiste alla pena dell’isolamento, della mobilità ridotta, combattendo con i propri strumenti la violenza che subisce, ma al tempo stesso gioisce del privilegio di non dover pensare che alla propria dimensione creativa.

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