A Viterbo un incontro per discutere delle progettualità territoriali

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VITERBO – Si è tenuto ieri 8 febbraio, presso il complesso di Santa Maria in Gradi, il convegno dal titolo “Agricoltura è/e sociale. Dalla legge nazionale alle progettualità territoriali”, organizzato dal Dipartimento DAFNE dell’Università della Tuscia, e coordinato dal Professor Saverio Senni che di agricoltura sociale si occupa da molti anni. Al convegno hanno partecipato l’On. Alessandra Terrosi, PD – membro della XIII Commissione agricoltura alla Camera dei deputati, e il Vice ministro per le Politiche Alimentari, Agroalimentari e Forestali, Sen. Andrea Olivero.

 

“L’agricoltura sociale ha un ruolo importante nella nostra provincia, e vanta esperienze già radicate” – introduce così il suo intervento l’On. Alessandra Terrosi. “La legge in materia di agricoltura sociale, la n. 141/2015, nasce da un attento lavoro di consultazione e coinvolgimento delle parti interessate. Ne è scaturito un articolato snello, una legge quadro che rappresenta solo una tappa nella evoluzione di questo settore, un concreto strumento per prendere atto e valorizzare le esperienze di agricoltura sociale già attive e consolidate e per favorirne l’ulteriore sviluppo. Penso che sia riduttivo tradurre la legge solo come una opportunità economica perché rappresenta molto di più”.

 

“Il primo aspetto importante della legge è rappresentato dal riconoscimento dell’agricoltura sociale quale aspetto della multifunzionalità delle imprese agricole e quindi come attività connessa, definizione che apre possibilità aggiuntive all’agricoltore, anche relative all’accesso a finanziamenti”.

 

“Le attività di agricoltura sociale sono perciò realizzate da aziende agricole singole o associate, oltrechè da cooperative sociali che rispondono a determinate caratteristiche, e sono rivolte al mondo della disabilità e del disagio così come individuato dal Reg. (UE) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014.

 

L’agricoltura viene ormai percepita come ambito e luogo ottimale dove poter mettere in pratica quella inclusione sociale che riconosce a ciascuno una opportunità: questo accadeva nelle famiglie agricole e contadine all’interno delle quali tutti svolgevano una mansione, dal più piccolo al più grande; questo oggi viene riproposto con le attività di agricoltura sociale attraverso le quali le disabilità e lo svantaggio si trasformano in un valore aggiunto e danno forma a delle opportunità, da un lato quelle di riconoscere le potenzialità di ciascuno e l’utilità della diversità e dall’altro quella dell’agricoltura di allargare il proprio ruolo all’interno del welfare delle comunità rurali.

 

“Piace pensare” conclude Alessandra Terrosi “che questo modello rappresenti il primo passo verso economie dove non sia necessariamente prioritario l’obiettivo del profitto ma che, accanto alla giusta remunerazione dell’imprenditore, garantiscano una riscoperta di quel patto sociale solidale che permetta di valorizzare le professionalità e il lavoro agricolo, e possano rappresentare un modo per uscire tutti insieme dalla crisi economica che ha profondamente acuito le diseguaglianze sociali”.

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