Acquapendente, la minoranza e ‘Le campanelle’: “Accoglienza migranti, necessario consiglio comunale urgente”

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ACQUAPENDENTE – I Consiglieri del Gruppo di Minoranza “La città a cuore” insieme all’Associazione “Le campanelle” rivolgono un appello al Sindaco del Comune di Acquapendente in merito alla gestione dell’accoglienza migranti, profughi e richiedenti asilo “affinché la fase emergenziale non diventi una scusa per scavalcare regole e procedure ordinarie nell’affidamento dei servizi, con conseguente mancanza di trasparenza, pochi controlli e scarsa qualità dei servizi, trasformando di fatto l’accoglienza dei richiedenti asilo in un enorme business per chi gestisce e in un mero “parcheggio” per i profughi coinvolti.

Consapevoli della situazione che ormai da alcuni anni si è venuta a creare sul suolo nazionale in merito all’accoglienza dei migranti, richiedenti asilo e che ora ci vede coinvolti in prima persona, vorremmo sollecitare l’attenzione dell’Amministrazione sulla questione, stimolandola ad un’ azione di governo più incisiva rispetto a quella fino ad ora tenuta. A distanza oramai di un mese c’è ancora una totale mancanza di trasparenza sulla questione: non si conosce il numero preciso di ospiti, il regolamento delle strutture e i percorsi di integrazione e utilità sociale previsti, attività che in genere rimangono sulla carta, non si sa quale sia la matrice delle responsabilità, né come viene gestita la sorveglianza.

Non è ben chiaro in quale fase del Piano nazionale della gestione dei migranti si colloca il Cas – Centro di Accoglienza Straordinario di Acquapendente considerando che gli ospiti che arrivano hanno ricevuto un veloce controllo dalle Autorità Sanitarie Portuali allo sbarco e sono stati inviati direttamente qui, saltando tutte le tappe intermedie.

Tra l’altro le direttive in materia, prevedevano un numero massimo di 25 profughi nei Comuni con più di 5000 abitanti che, secondo i provvedimenti straordinari delle varie Prefetture, sono poi diventati 40/50. Nel caso della Prefettura di Viterbo si è arrivati addirittura a 60 ospiti per struttura, numeri che, oltre a non tener conto di nessuna delle indicazioni sul rapporto minimo accolti/abitanti, sono largamente superati nei fatti come succede nella struttura di Acquapendente, dove sembra si sia arrivati anche a cento ospiti.

Sappiamo che, al di là di rare esperienze virtuose sul territorio nazionale, la maggior parte di queste strutture “temporanee” sono del tutto inidonee all’accoglienza, essendo prive di condizioni igieniche e di sicurezza adeguate sia per gli ospiti che per i lavoratori che vi operano. Il nostro caso purtroppo, non esula da questo schema, è infatti risaputo che le strutture individuate, per motivi diversi, sono prive dei requisiti necessari e non rispettano gli standard igienico-sanitari previsti. Per non parlare delle localizzazioni stesse dell’accoglienza, vedi Trevinano e i casali della Riserva, che sembrano rispondere a scelte segreganti e/o in contesti problematici (trasporti, presenza di servizi e possibilità di percorsi di inclusione sociale), foriere di possibili conflitti con le comunità locali, ricordiamo che la Riserva è una zona protetta in cui la presenza di residenti dovrebbe essere basata sulla sostenibilità ambientale.
Vogliamo questo per Acquapendente? Vogliamo finire nelle statistiche e nei report delle associazioni umanitarie come uno dei paesi della mala accoglienza e della speculazione sulle sofferenze umane?

Se le Prefetture hanno ampio margine d’azione esiste una normativa che non può essere completamente ignorata, esiste il buon senso, esistono le norme igienico-sanitarie ed esiste il rispetto dei diritti civili a cui non si può venir meno.

L’Amministrazione locale può e deve battersi per ottenere qualcosa di meglio, per imporsi e far sì che l’ accoglienza sia di qualità e che il nostro diventi un modello di eccellenza, gestito in rete tra ente locale, servizi sociali e sanitari con l’ausilio del volontariato, con dei limiti chiari ai numeri degli accolti per quelle che sono le effettive possibilità e il giusto rapporto con la popolazione, facendo sì che, se ci sono dei benefici economici, questi ricadano sul territorio.

Solo una programmazione di un sistema di accoglienza diffusa e integrata sui territori che eviti eccessive concentrazioni e non riproduca logiche di segregazione sociale può prevenire strumentalizzazioni ideologiche e tensioni sociali.

Si ritiene quindi necessaria l’indizione di un consiglio comunale urgente sulla problematica che porti alla stesura di un documento di tutela e denuncia alle autorità e agli organi competenti, in raccordo anche con i Comuni limitrofi per un’azione coordinata e condivisa di sorveglianza e controllo: gli Enti Locali devono chiedere a gran voce di essere maggiormente coinvolti in questi processi decisionali in modo da poter tutelare il territorio e i suoi abitanti”.

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