Agrofarmaci e diserbanti, serve maggiore attenzione

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ROMA – Alcuni mesi fa, diversi deputati, tra cui l’On. Alessandra Terrosi, presentarono una interrogazione sull’utilizzo del glifosato, principio attivo diffusissimo, presente in oltre 750 prodotti, utilizzato come diserbante, in agricoltura, in attività professionali e non, e per il contenimento delle erbe infestanti in ambienti extra agricoli. Questa sostanza chimica è sospettata di provocare tumori e danni al dna, secondo un recente studio della Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, la IARC di Lione. 

 

La interrogazione chiede “se il Governo non ritenga opportuno di verificare la compatibilità con l’ambiente e la salute umana del glifosato e, se la sua cancerogenicità fosse verificata, intenda assumere iniziative per bandirne da subito l’utilizzo”.

 

Nella risposta del Governo si legge che “l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, EFSA, ha valutato sia il dossier relativo alla sostanza attiva glifosato, sia la monografia per la valutazione effettuata dalla stessa Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, IARC”. “Le conclusioni a cui è pervenuta l’EFSA sulla sostanza glifosato sono – come noto – all’attenzione degli Stati membri”. Il Governo ricorda che “è in capo alle competenti autorità a livello locale vigilare sul rispetto delle prescrizioni riportate in etichetta e adottare eventuali misure restrittive riguardo all’utilizzo in ambito extra agricolo di prodotti contenenti il glifosato”. La conclusione della valutazione della sostanza da parte della Commissione Europea, finalizzata al mantenimento in uso del Glifosato o viceversa al suo ritiro dal commercio, è prevista per marzo 2016.

 

Ricordo che l’utilizzo degli agrofarmaci, compresi i diserbanti, è disciplinato dal D. Lgs 150/2012 e dal Piano di Azione Nazionale (PAN) adottato con decreto del 22 gennaio 2014 dal Ministero delle politiche agricole, agroalimentari e forestali; pertanto anche i formulati a base di glifosato sono soggetti alle prescrizioni del PAN, che disciplina il loro utilizzo, sia agricolo sia extra agricolo.

 

A questo proposito il PAN prevede delle misure per la riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari o dei rischi derivanti dall’impiego degli stessi nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili, quali: parchi e giardini, campi sportivi, aree ricreative, cortili e aree verdi confinanti con plessi scolastici, piste ciclabili, aree archeologiche, aree cimiteriali, ecc. e precisa che, in ambiente urbano, le autorità locali competenti individuano le aree dove il mezzo chimico è vietato e quello dove il mezzo chimico può essere usato esclusivamente all’interno di un approccio integrato con mezzi non chimici. Puntualizza ulteriormente che, i trattamenti diserbanti sono vietati e sostituiti con metodi alternativi nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili e che, in caso di deroga, tali prodotti non devono essere sostanze classificate mutagene, cancerogene, tossiche o sensibilizzanti.

 

La conclusione di EFSA, secondo cui “è improbabile che il Glifosato costituisca un pericolo per la cancerogenicità dell’uomo” non fuga completamente i dubbi sulla eventuale pericolosità di questo principio attivo. L’EFSA ha anche ritenuto appropriato stabilire una Dose Acuta di Riferimento (DAR – Dose massima consentita in un cibo che può essere ingerita in un breve lasso di tempo senza rischi per la salute): è doveroso chiedersi come mai sia stata introdotto un valore prudenziale che fino ad oggi era stato pari a zero.

 

Nella replica al Governo è stato sottolineato da Alessandra Terrosi che, se due Istituti di ricerca così autorevoli non sono concordi su un aspetto non sottovalutabile quale la probabile cancerogenicità di un principio attivo, è necessario che si facciano indagini supplementari che chiariscano in modo quanto più preciso possibile i rischi
effettivi che corrono in primis gli agricoltori professionali, ma anche gli utilizzatori hobbysti e, in generale i consumatori; così come risulta necessaria una attività di divulgazione che permetta una maggiore consapevolezza circa i contenuti del PAN e circa le possibilità di utilizzo di tecniche alternative di contenimento delle infestanti”.

 

Alessandra Terrosi (foto)

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