“I beni culturali della Regione tornano ai territori”

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REGIONE – “I beni immobili di interesse storico, artistico e culturale della Regione Lazio potranno essere concessi a enti, università e fondazioni per attività di elevato spessore culturale, scientifico e di formazione professionale”. A dichiararlo è Riccardo Valentini (foto), consigliere regionale del Pd e vice presidente della Commissione agricoltura della Regione Lazio. Si tratta di un provvedimento adottato nell’ambito della legge sulla semplificazione amministrativa approvata dal Consiglio regionale.

“Una scelta – spiega Valentini, che ha proposto e presentato l’emendamento che ha portato al provvedimento sui beni regionali – che punta, attraverso enti, università e fondazioni, a riconsegnare al territorio i beni che raccontano la sua storia, affinché possa trarne beneficio in vista del suo sviluppo economico e occupazionale, coinvolgendo nelle attività anche le realtà associative. Un provvedimento importante di cui ringrazio l’amministrazione del Presidente Zingaretti e l’assessore Sartore per la sensibilità dimostrata verso i territori a ulteriore riprova di una Regione che investe e punta su obiettivi concreti”.

Uno studio voluto dallo stesso Valentini e realizzato assieme ad Arci Viterbo aveva evidenziato che, nel 2015, nel solo comune di Viterbo c’erano due chilometri quadrati di beni pubblici, di cui uno completamente inutilizzato, vale a dire una superficie pari a quella di una piccola realtà comunale come Conca dei Marini in Campania (1,02 kmq) oppure Daré in Trentino Alto-Adige (1,15 kmq). Beni appartenenti a Regione Lazio, Comune e Provincia di Viterbo. L’obiettivo della ricerca era individuare i beni da recuperare per farne una città diffusa della cultura. Tra i beni inutilizzati di proprietà regionale presenti a Viterbo ci sono le ex Terme Inps inaugurate nel 1956, Palazzo Doria Pamphilj, 1.625 metri quadrati risalenti al XVII secolo, l’ospedale Grande degli Infermi in pieno centro storico e Palazzo Calabresi, palazzetto lungo via Roma risalente al XV secolo.

“Ai fini della conservazione e manutenzione degli immobili di sua proprietà – spiega infatti l’articolo 19 comma 3 della legge sulla semplificazione amministrativa – la Regione individua quali siano quelli di particolare interesse storico, artistico e culturale, tali da identificare l’entità territoriale e può concedere detti beni immobili a canone figurativo, in ragione dei costi di manutenzione e conservazione, ad enti locali, università pubbliche e fondazioni, per attività di elevato spessore culturale, scientifico e di formazione professionale”.

“Il provvedimento sui beni regionali fa parte di un percorso – evidenzia il consigliere regionale del Pd – che ha già visto l’approvazione di una legge regionale riguardante le ville e i giardini storici, valorizzati in direzione dello sviluppo territoriale e della crescita di start up lavorative create dai giovani. Il tutto anche nell’ottica di voler riconsegnare alla fruizione di cittadini e turisti luoghi che appartengono a tutti perché sono il prodotto della cultura e della storia di un territorio. La norma sui beni regionali – prosegue Valentini – è dunque un ulteriore passo in avanti che punta a liberare beni che finora sono stati inutilizzati, quando invece potrebbero essere messi al servizio del territorio in cui ricadono. Beni che possono inoltre rappresentare uno spunto di fondamentale importanza verso lo sviluppo di una città diffusa della cultura creando sinergie tra enti, università e fondazioni, e coinvolgendo le realtà associative, così come percorsi condivisi che, a partire dal patrimonio storico stesso dei beni che andranno a gestire, mettano a sistema la ricchezza culturale di un capoluogo o di un intero territorio. E’ ora fondamentale – conclude Riccardo Valentini – che i territori si organizzino per non perdere questa importante occasione”.

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