“Caro Michelini, la misura è colma…”

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VITERBO – “Caro Michelini, ho riflettuto a lungo prima di scrivere queste righe. Avrei voluto parlartene personalmente, ma evidentemente i tuoi impegni non ti hanno consentito di rispondermi al telefono nei giorni scorsi. E, d’altro canto, a questo punto è necessario esprimersi pubblicamente. Personalmente considero un grave errore la scelta, da te compiuta, di ritirare le deleghe, e la fiducia, all’Assessore Andrea Vannini. E confesso che nelle tue dichiarazioni non ho trovato il benché minimo accenno di una spiegazione convincente.

 

A cominciare dal fatto che il commissariamento sulla vicenda rifiuti rappresenterebbe, per te, la chiusura dell’emergenza, quando, in realtà, il commissariamento sancisce che siamo nel pieno della fase emergenziale. Leggendo poi la ricostruzione che lo stesso Vannini fa dei vostri ultimi colloqui c’è letteralmente da rabbrividire.

 

Solo sei mesi fa, infatti, tu scegliesti, in completa autonomia, Vannini come Assessore “tecnico” per mettere a disposizione della città la sua competenza. Ciò accadde appena una settimana dopo gli arresti decisi dalla magistratura.
Quindi in molti, me compreso, lessero questa scelta come la volontà di aprire una stagione del tutto nuova nella gestione dei rifiuti ripartendo da zero e chiudendo con un pezzo pesante di eredità politica e amministrativa che viene tutta dal centrodestra.

 

E, in questi mesi, nonostante le difficoltà e le insufficienze, Vannini ha dato prova di capacità, serietà e di un positivo rapporto con la città consentendo di superare una fase confusa nel tentativo di ricostruire le condizioni di normalità nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti.

 

Avevi visto giusto. La sua professionalità ha dato una mano alla città. Allora perché, dopo soli sei mesi, fare un passo indietro? Perché fermarsi ora, lasciando intendere che non si è convinti della strada intrapresa e degli obiettivi che si vogliono raggiungere? Ma soprattutto, perché smentire in questo modo, e senza argomenti plausibili, una tua decisione autonoma di poco tempo fa? Allora perché?

 

Se poi la ragione del cambio dell’Assessore è legata ad un problema di equilibri politici, allo spostamento di caselle e di postazioni, allora confesso che lo sconcerto aumenta.

 

Non perché io non capisca i problemi politici e i rapporti fra forze diverse della stessa alleanza. Massimo rispetto. Ma perché questa operazione è stata realizzata, appunto, sei mesi fa. Ora, e nel frattempo, che cosa è accaduto di nuovo?

 

Ah certo! La costituzione formale di “Moderati e Riformisti”. Presentato solo pochi giorni fa come soggetto di respiro provinciale in grado di raccogliere un “popolo” ormai privo di riferimenti per allargare il campo del centrosinistra (magari!), si scopre che invece serve solo per registrare gli equilibri di giunta nella città di Viterbo. Davvero è tutto qui?
Per favore, evitiamo le ipocrisie e diciamo la verità! “Moderati e Riformisti” è un soggetto esterno al PD promosso e battezzato da un pezzo di PD. Concepito così è chiaro che nasce per alimentare la conflittualità e non per allargare un campo politico. È chiaramente un modo surrettizio e spericolato di condurre la battaglia dentro il Partito Democratico. E questa è un’ambiguità di fondo che va sciolta altrimenti resta solo la confusione che produce e produrrà sconfitte.

 

Caro Leonardo, queste cose non reggono.

 

Per le persone che guardano e cercano di capire, tutto ciò appare incomprensibile. E hanno ragione. E, aggiungo, a questo punto, dopo due anni e mezzo, la misura è colma. Siamo ormai ben oltre gli aggiustamenti fisiologici di un’amministrazione al primo mandato e si sta scivolando verso una paralisi strutturale dell’azione amministrativa, non già e non solo per le turbolenze della maggioranza consiliare (che pure ci sono state e ci sono), ma per l’incertezza e la scarsa autonomia della guida.

 

Perché, ad un certo punto , chi può e deve dire basta ad un andazzo quotidiano sbagliato è il Sindaco. Cioè sei tu e solo tu. Ne avevi la forza politica che veniva dal voto (abbiamo vinto con te al ballottaggio); ne avevi e ne avresti le prerogative che la legge assegna al Sindaco, ma al dunque delle decisioni impegnative non è mai emersa la tua volontà. La volontà di affermare una visione; la volontà di promuovere una squadra; la volontà di imprimere un metodo di lavoro e delle priorità per l’azione amministrativa; la volontà di liberarti dai condizionamenti (sempre gli stessi) e aprire il Comune alle diverse esigenze della città; la volontà di rivendicare che la tua vittoria è stata possibile grazie al consenso di parecchie migliaia di viterbesi che hanno chiesto un cambiamento senza chiedere nulla per loro stessi, e non solo per un gruppo di persone che ti tira la giacca tutti i giorni.

 

Se intervengo ora, sulla vicenda Vannini, è perché è l’ultima in ordine di tempo e perché investe temi delicatissimi nella vita di una città, ma anche per sgombrare il campo dal sospetto che io voglia, direttamente o indirettamente, difendere una bandierina di partito. Il problema, e il mio rammarico personale sono ben altri.

 

E se qualcuno, a questo punto, pensa di affrontare questo problema con i richiami all’ordine si sbaglia di grosso perché in tutto questo periodo, dal 2013 ad oggi, un ordine comprensibile non c’è mai stato e a qualcuno ha fatto comodo che non ci fosse.

 

Il pronunciamento del Gruppo del PD di queste ultime ore è del tutto legittimo e sacrosanto. E se in passato tu avessi avuto l’accortezza e la sensibilità di ascoltarlo, diversi problemi e inciampi si sarebbero potuti evitare.

 

Nessuno oggi, nel PD, può intimare scomuniche, distribuire patenti, dare e togliere incarichi e, detto con sincerità, l’immagine di Fioroni che torna ragazzo e riscopre l’anticomunismo è spiegabile solo dalla difficoltà del momento e dalla fragilità di una linea politica.

 

Come sai ti ho sostenuto fin dal principio. Dalle primarie. Discutendo anche nel mio partito, perché in quella competizione il tuo principale concorrente era una personalità del PD, Francesco Serra.

 

E, come si dice, ci misi la faccia. Spiegando le ragioni per cui il mio sostegno non andava ad un iscritto del mio partito ma ad una personalità esterna e indipendente dai partiti.

 

Lo feci con convinzione. Per ragioni politiche e per la stima nei tuoi confronti.

 

Perché pensavo, insieme alla maggioranza dei viterbesi (come si verificò nel voto), che eri la persona giusta per cambiare la nostra città.

 

Questo doveva essere il senso di questa consiliatura. Governare per cambiare la città. A questo punto, però, questa speranza e questa ambizione mi sembrano molto compromesse. Vorrei mordermi la lingua e tacere, ma questo non è più possibile sia perché a ciascuno di noi è richiesta la dovuta sincerità e sia perché in silenzio sono rimasto forse troppo a lungo.

 

Più volte ti ho sentito dire, oppure ho letto nelle tue dichiarazioni, che non vuoi vivacchiare.

 

Ma, caro Leonardo, è quello che sta accadendo, e io penso che così non si può davvero continuare. Se hai la forza e la voglia di voltare pagina spetta solo a te dimostrarlo. E farlo sarebbe solo un bene per la città, oltre che per la tua amministrazione.

 

Una vera ripartenza. Un grande rilancio, cambiando tutto. Diversamente dovresti trarne le conseguenze senza scaricare su altri responsabilità che non hanno”.

 

Alessandro Mazzoli (foto)

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