“Chi va in pensione con 4 anni di anticipo perde una mensilità”

0

VITERBO – “Andare in pensione con un anticipo di 4 anni significherebbe perdere una mensilità ogni anno. E’ quando accadrebbe applicando le penalità previste dal disegno di legge del duo Damiano-Baretta che il governo sta seriamente prendendo in considerazione per favorire la cosiddetta staffetta generazionale”. A lanciare l’allarme è Giancarlo Turchetti (foto), Segretario Generale della UIL di Viterbo sulla base di uno studio realizzato dal Centro studi della Uil – politiche fiscali e previdenziali, applicando la sforbiciata del 2% l’anno prevista dal disegno di legge depositato alla Camera, che lascia libertà di andare in pensione a 62 anni, anziché a 66 come previsto dalla normativa vigente, ma con almeno 35 anni di contributi versati.

 

Cosa accadrebbe a chi decidesse da qui a 15 anni di andare in pensione anticipatamente con i tagli ipotizzati? “Con uno stipendio di 30 mila euro lordi – spiega Turchetti – chi andrà in pensione nel 2020, percepirebbe un assegno mensile di 1.660 euro. Anticipando di 4 anni l’addio al lavoro l’incasso mensile scenderebbe a 1.527 euro, con una perdita di 133 euro. Nell’arco dell’anno una mensilità in meno. Se poi il taglio si inasprisse al 3% l’anno, l’assegno si ridurrebbe di ben 199 euro, scendendo a 1.328 euro”.

 

“Facciamo invece il caso di un lavoratore cinquantenne – prosegue Franco Palumbo, Segretario Generale della UIL Pensionati di Viterbo – che andrà in pensione nel 2030 con il calcolo integralmente basato sul sistema contributivo. Il taglio in termini percentuali sarà sempre lo stesso, ma meno sostenibile perché applicato su un trattamento più basso. In tal caso, con un reddito di 30 mila euro, l’assegno mensile scenderebbe a 1.328 euro, ai quali ne andrebbero detratti 106 con il taglio dell’8% previsto dalla Baretta-Damiano per chi anticipa di 4 anni l’addio al lavoro. L’assegno si ridurrebbe così a 1.222 euro, addirittura a 1.169 con il più probabile taglio del 3% annuo al quale sta pensando il Governo”.

 

È positivo che il Governo abbia reintrodotto, come richiesto dalla UIL, un principio di flessibilità nell’età di accesso alla pensione. Ma non ci devono essere – sottolinea il Segretario Confederale della UIL, Domenico Proietti – penalizzazioni economiche aggiuntive a quella già implicita dovuta al fatto che uscendo prima si versano meno contributi e si percepisce una pensione minore. La via maestra per dare efficacemente flessibilità ad un sistema giudicato da tutti troppo rigido è quella di introdurre un range tra 62 e 70 anni dentro il quale i lavoratori scelgono quando andare in pensione anche in base alle diverse tipologie di lavoro. La Uil – conclude Proietti – crede che il Governo debba, senza aspettare la legge di Stabilità, varare subito questo provvedimento che permetterebbe di riprendere un positivo turn over nel mercato del lavoro a beneficio dei giovani”.

Commenta con il tuo account Facebook
Share.

Comments are closed.