Consiglio comunale con l’acqua (pubblica) alla gola

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Raggiunta la tregua apparente tra la quasi totalità dei dissidenti del Pd e il sindaco Michelini, il Consiglio comunale torna a riunirsi per discutere sull’ammissibilità del referendum sulla gestione dell’acqua pubblica.

 

Una seduta che si apre subito in un clima rovente, scatenato dalle parole del presidente del consiglio Marco Ciorba il quale, sollecitato dalla consigliera di Viterbo Venti Venti Chiara Frontini, rende noto all’assise l’impossibilità di poter discutere sul tema del referendum.

 

“A seguito della precedente riunione dei capigruppo – afferma Ciorba – è stato chiesto un parere al Ministero per supportare i consiglieri comunali nel voto; un parere di cui, a causa di due sedute di Commissione andate deserte, siamo però ancora in attesa”.

 

Frontini non ci sta e propone subito una soluzione per ovviare a tale impedimento: “Sarebbe allora il caso di convocare la I Commissione seduta stante, in modo da poter eleggere presidente e vice e iniziare a discutere di un tema che non può più essere rinviato”.

 

“Lo statuto parla chiaro – controbatte Ciorba -. Se ciò non è previsto dall’ordine del giorno tale richiesta non può essere presa in considerazione”.

 

Gli animi si accendono e tra il pubblico, in cui trovano spazio anche dei membri del Comitato “Non ce la beviamo” , c’è chi grida a gran voce “vergogna”.

 

I cittadini presenti in Consiglio comunale

I cittadini presenti in Consiglio comunale

 

“Queste giustificazioni – replica il consigliere di FondAzione Gianmaria Santucci – non sono ammissibili. La pratica è ferma da luglio e di tempo per definire le procedure ne avete avuto sin troppo. A mio avviso dovremmo convocare subito la capigruppo e capire come procedere”.

 

Concorde anche il capogruppo di Fratelli d’Italia Luigi Maria Buzzi, che punta il dito contro l’immobilismo dell’amministrazione comunale. “Acqua pubblica, Esattorie e Rsa sono solo tre dei tantissimi temi su cui questa amministrazione continua a non prendere posizione. E ora di iniziare a dare delle risposte a questa gente”.

 

“3400 firme per richiedere un referendum – aggiunge il consigliere del Gal Sergio Insogna – non possono essere ignorate. Trincerarsi dietro ai regolamenti solo perché vi fa comodo non è ammissibile”.

 

Il presidente Ciorba opta a questo punto per assecondare le richieste dell’opposizione, sospendendo il Consiglio per consentire alla conferenza dei capigruppo di riunirsi.

 

Dopo un’ora e mezza di conclave si torna in aula con due proposte: una da parte della maggioranza (incentrata sulla presentazione di un ordine del giorno ad hoc sul tema), e una dell’opposizione, con la quale si richiede la convocazione della I Commissione.

 

Alla fine si opta per la seconda opzione, ovvero, per la convocazione sella I Commissione per le ore 10 di sabato: all’ordine del giorno l’elezione del presidente e del vicepresidente della Commissione e seguente discussione sull’ammissibilità del referendum sulla gestione dell’acqua pubblica, sulla quale il Consiglio comunale sarà poi chiamato ad esprimersi entro il 28 febbraio.

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