Emergenza piccioni, due anni di studio per un’ordinanza inutile

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Sono circa 8000 i piccioni che quotidianamente volano nei cieli della nostra città. Una presenza, questa, che nel corso degli anni ha generato costanti problematiche legate all’igiene e al decoro urbano, portando il Comune di Viterbo, nella persona dell’assessore Alvaro Ricci, a far compiere uno studio all’Università della Tuscia (Dipartimento Dafne), finalizzato ad ottenere dei dati scientifici e concreti utili alla pubblicazione di un’ordinanza ad hoc sul tema.

 

Un’idea che in molti ritennero bislacca, ma che in realtà, in termine tecnici, risultava decisamente necessaria, quantomeno per consentire al Comune di porre in essere interventi più rapidi tesi a combattere tale problematica.

 

L’ordinanza n° 91 pubblicata lo scorso 27 ottobre, infatti, consentirà a Palazzo dei Priori di agire con maggiore celerità, senza richiedere autorizzazioni all’Ispra e al ministero dell’Ambiente.

 

Tutto perfetto, si potrebbe pensare; e invece no. Perché in realtà, all’interno della suddetta ordinanza, non vi è scritto assolutamente nulla di utile e di innovativo.

 

Nel testo, infatti, si legge che i cittadini, al fine di sfavorire la presenza di piccioni in città, dovranno mettere in atto una serie di interventi già noti alla maggior parte dei proprietari di edifici privati e pubblici.

 

Si parla di provvedere, a propria cura e spese, alla pulitura dei luoghi dove nidificano i piccioni; apporre griglie e reti per chiudere ogni fessura in cui solitamente stanziano i volatili; impedire le soste abituali dei piccioni sui terrazzi; pulire i cortili al fine di eliminare il cumulo degli escrementi. Se tali indicazioni dovessero essere disattese sono pronte, sullo sfondo, sanzioni da parte della Polizia locale.

 

Ora, che uno studio durato due anni porti a un’ordinanza in cui si chiede ai cittadini di prendere dei provvedimenti in realtà già attuati dagli stessi non può non suscitare in chi legge un mix di ilarità e indignazione, dovuta ai contenuti di un atto che, più che a una presa di posizione, somiglia a una presa in giro.

 

Di parere decisamente opposto si è detto l’assessore Andrea Vannini, che giovedì mattina ha presentato l’ordinanza a Palazzo dei Priori. “Il problema dei piccioni è reale e sotto gli occhi di tutti – afferma Vannini -, non fosse altro per gli escrementi presenti lungo le vie e sugli edifici. Viterbo Ambiente ha periodicamente il compito di intervenire, ma per ridurre il problema urgono rimedi ancor più consistenti. L’ordinanza comunale che oggi presentiamo, a seguito del prezioso studio condotto dal prof. Andrea Amici del Dafne, rappresenta in tal senso il punto di partenza di un piano di intervento che dovrà prendere le mosse, innanzitutto, dai cittadini.

 

Ai viterbesi infatti – prosegue Vannini – verrà chiesto di compiere una serie di accorgimenti utili a scoraggiare la nidificazione dei piccioni. Tra questi vi sarà anche il divieto di dare da mangiare ai volatili, attitudine che pare sia invece molto diffusa in città.

 

“Ovviamente – conclude l’assessore – questa ordinanza non farà sparire da un giorno all’altro i piccioni dalla città, ma sarà propedeutica a un’eventuale riduzione della presenza degli stessi dal centro cittadino. A quel punto potranno poi essere messe in atto misure contenitive quali la cattura dei volatili”.

 

Nessun ricorso a falconeria o sterilizzazione, bensì una semplice sequela di accorgimenti dissuasivi. Il perché di tale scelta viene spiegato dal prof. Amici: “La falconeria – spiega – non è stata contemplata in quanto avrebbe un effetto decisamente temporaneo. La via della sterilizzazione con dei prodotti che bloccano la riproduzione, invece, è molto impegnativa e costosa, e per questo non percorribile. I mezzi messi in atto attraverso questa ordinanza, di contro, saranno in grado di ridurre, a lungo termine la presenza dei piccioni ad un costo decisamente più esiguo, garantendo nel contempo il rispetto dell’animale e la sua salvaguardia. L’unico metodo che può ritenersi proficuo – conclude Amici – è pertanto quello di attuare una serie di interventi capaci di ridurre la capacità ospitativa del centro storico e dei quartieri periferici”.

 

In poche parole: continuate a fare quello che facevate, prima o poi la presenza di piccioni si ridurrà.

 

Se poi questo non dovesse succedere non temete; si potrà sempre chiedere all’Università uno studio sul motivo per cui il Comune non è riuscito a risolvere il problema.

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