“La Buona Scuola torna a investire sul mondo dell’istruzione, è una svolta”

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ORTE – “Con la riforma della Buona scuola, abbiano cambiato rotta: siamo tornati a investire sull’istruzione e sui professionisti che la garantiscono. Molto resta da fare e certo tutto è migliorabile, ma questa è la direzione giusta dopo anni di tagli indiscriminati”.

 

Così Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, partecipando ieri a Orte all’iniziativa organizzata dal locale circolo del Pd per illustrare la riforma e ascoltarne gli effetti da insegnati e dirigenti scolastici invitati a prendere la parola. Presente anche Anna Ascani, deputata Pd della commissione Cultura, Antonella Claudiani del Pd locale, e Anna Santori professoressa in pensione. A coordinare i lavori Angelo Zeppa, segretario del Pd locale.

 

Dopo aver ascoltato gli interventi in sala, Ascani ha spiegato lo spirito della riforma: “La legge 107 – ha detto – in commissione è stata stravolta dopo il confronto con il mondo della scuola. Questa non è la riforma definitiva, alcune cose andranno corrette e proprio questa è l’utilità di iniziative simili: ascoltare chi la riforma la vive. Ma cambiare non era più rinviabile, per tre motivi principali: la scuola ha subito tagli enormi (8 miliardi in 3 anni) e il precariato è diventato drammatico. Noi ci abbiamo rimesso 3 miliardi strutturali. La seconda ragione è legata alle statistiche Ocse, secondo cui i nostri studenti stanno scendendo nelle competenze di qualità elevata come informatica e inglese, ma anche in quelle di base, ovvero l’italiano e la matematica. La terza ragione è la dispersione scolastica che nel 2015 è arrivata al 17%”.

 

“La parola d’ordine della riforma – ha continuato Ascani – è l’autonomia di Berlinguer, da lì siamo ripartiti. Abbiamo messo 40 milioni per la formazione obbligatoria dei docenti. C’è anche molta attenzione alle competenze mettendo al centro l’integrazione. Infine, abbiamo strutturato l’alternanza scuola lavoro per 400 ore in 3 anni: è un pezzo dell’orientamento per i nostri giovani”.

 

La parola è quindi passata a Mazzoli: “Intorno alla vicenda della riforma c’è stata una lunghissima discussione, anche molto difficile. A Viterbo – ha ricordato – un anno fa facemmo un incontro con il mondo della scuola alla fine del periodo di raccolta dei contributi online per l’elaborazione della riforma. Sono l’unico parlamentare del territorio che ha incontrato diverse volte i sindacati e li ho fatti incontrare a loro volta anche con i membri della commissione. Non ci siamo mai sottratti al confronto”.

 

Mazzoli ha quindi rivendicato il lavoro fatto. “Se si confronta la proposta iniziale del Governo col provvedimento approvato dal Parlamento siamo di fronte – ha ribadito – a cambiamenti epocali perché abbiamo trovato un equilibrio tra le richieste delle piazze, dei 90 soggetti ascoltati in audizione, e la linea dell’esecutivo. Di fronte allo sfregio del taglio degli 8 miliardi da parte di Tremonti e Gelmini, reagimmo duramente: in nessun altro Paese civile del mondo è successa una cosa simile. Abbiamo ripristinato almeno una parte delle risorse tagliate e questo significa aver cambiato del tutto visione. Stiamo tornando a rimettere al centro la scuola: certo, non si fa con un’unica operazione ma la direzione è quella giusta”.

 

“Oltre alle risorse – ha aggiunto Mazzoli – abbiamo cambiato il sistema: sul precariato, ho chiesto informazioni e non ho trovato nessuna autorità in Italia capace di certificarne il numero. Nessuno lo sa effettivamente. Questa era una giungla, non certo per colpa dei precari. Noi abbiamo avviato un percorso capace, in un lasso di tempo medio, di affrontare questo problema. Abbiamo anche aggiornato la scuola alla realtà che cambia, valorizzando l’autonomia: non siamo un Paese tutto uguale e abbiamo bisogno di un sistema formativo sì nazionale ma anche capace di affrontare le diverse realtà locali per sconfiggere la dispersione scolastica. La sfida dell’autonomia è responsabilizzare tutti quelli che concorrono alla vita degli istituti e farne il motore del sistema di formazione nazionale”.

 

Infine, Mazzoli ha concluso: “La vicenda delle scuole paritarie sta dentro la riforma Berlinguer: in cambio del riconoscimento, devono stare alle regole del pubblico. E infatti abbiamo messo una norma contro i diplomifici. Ulteriore conferma di come la Buona scuola abbia cercato e cerchi di mettere in movimento una comunità straordinaria come quella della scuola italiana. E, ricordo infine, questa riforma ha contribuito a ricostruire la credibilità del Paese, insieme alle altre approvate dal governo Renzi”.

 

mazzoli, orte uno

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