“La proposta di legge di riordino concilia la libera concorrenza con la difesa degli operatori“

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TARQUINIA – “Con la legge di riordino delle concessioni demaniali, che contiamo di approvare entro l’estate, stiamo lavorando per conciliare la libera concorrenza con la tutela del settore turistico-balneare, prezioso patrimonio del Paese. Senza legge nazionale, saremo al far west delle aste, quello sì ingovernabile con soggetti solo dotati di forza economica senza tradizione imprenditoriale. Il rischio sarebbe uno snaturamento del tessuto economico. Dobbiamo invece riaffermare la forza di un sistema fatto da 30mila piccole e medie imprese”.

 

Lo ha detto Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, partecipando questa mattina all’appuntamento organizzato dal Pd locale sullo stato dell’arte delle concessioni marittime demaniali in Italia, il rilancio della costa di Tarquinia, i fondi strutturali Ue e il riposizionamento del Turismo balneare di Tarquinia e della Tuscia. Erano presenti anche Enrico Panunzi, consigliere regionale del Pd, il sindaco Mauro Mazzola, l’assessore comunale Sandro Celli, il segretario del circolo Pd Piero Rosati e Marco Maurelli per Federbalneari

 

“Le concessioni demaniali – ha detto Mazzoli – sono una tematica di straordinaria importanza e urgenza perché parliamo di un pezzo fondamentale dell’economia italiana e dell’identità del Paese. Nessun altro Paese europeo può godere di circa 7.500 chilometri di costa come noi. Insieme alle imprese balneari, c’è un sistema di indotto che rappresenta una fetta importante dell’industria turistica del Paese. In Italia si contano circa 30mila imprese del settore, inoltre tra forza lavoro diretta e indiretta sono circa 300mila gli occupati a livello nazionale”.

 

“Investimenti e innovazione hanno modificato nel tempo la natura di questo comparto. Il nodo – ha ricordato Mazzoli – è la direttiva Bolkestein approvata nel 2006 da parte del Parlamento europeo: se l’Italia avesse preso per tempo il problema avremmo costruito soluzioni migliori. In ogni caso, il contenzioso con l’Europa sarebbe stato comunque difficile. Nel 2008 si è aperta la procedura di infrazione contro l’Italia. Nel 2010 abbiamo recepito la Bolkestein. Ora sappiamo quale sarà il pronunciamento della Corte di giustizia europea sulla nostra idea di proroga al 2020, visto che si è già pronunciato l’Avvocato generale della Corte di Giustizia europea che generalmente anticipa le sentenze finali”.

 

L’infrazione dell’Ue dichiara incompatibili con la normativa europea le norme italiane che hanno prorogato al 2020 le concessioni in scadenza al 2015. “Adesso il problema – ha continuato il deputato – va affrontato: il pronunciamento della Corte di giustizia europea è a giorni. Come? Abbiamo bisogno di una legge nazionale perché se Governo, Parlamento, enti locali e organizzazioni di rappresentanza lavorano insieme a un provvedimento diamo un segnale e recuperiamo tempo per riorganizzarci”.

 

“La nostra idea – ha proseguito – è quella di una legge delega con cui il Parlamento fissa indirizzi e principi al Governo così da avere un rapporto più stretto con le rappresentanze di categoria ed enti locali nella fase dei decreti attuativi. Contiamo di approvare la legge entro l’estate. Anche nella legge di stabilità 2016 avevamo inserito misure per le aziende che non potevano sopportare i canoni sperequati dell’Osservatorio del mercato immobiliare”.

 

I punti della proposta di legge sono: i canoni demaniali devono impedire disparità di trattamenti per situazioni omogenee; vanno eliminate le valutazioni dell’Omi (Osservatorio del mercato immobiliare) perché hanno causato molte sperequazioni; parte delle risorse ricavate dai canoni riformati dovranno essere investite per l’innovazione del settore; occorre stabilire criteri per stimare il valore delle imprese balneari, prima di bandire la gara; va modificato il codice della navigazione per poter riconoscere un indennizzo al concessionario uscente per gli investimenti effettuati e per le opere non amovibili; va fatta una pianificazione urbanistica da parte dei Comuni attraverso la redazioni di nuovi piani spiaccia e piani unitari del litorale, sulla base dei quali potranno essere bandite le gare.

 

“La durata delle concessioni – ha specificato Mazzoli – per noi non può essere inferiore a 10 e superiore ai 30 anni. Va vietata qualsiasi procedura di avvalimento per evitare che a vincere sia qualcuno che non si è mai occupato del settore. Sui criteri di valutazione delle offerte, servono indirizzi puntuali come i curriculum e i titoli di chi ci lavora, stabilire un numero massimo di concessioni per lo stesso soggetto, valutare l’aderenza della proposta al piano spiaggia e del litorale fatto dall’ente che bandisce la gara; vanno valorizzati i partecipanti a progetti strategici; va valutata la tempistica di realizzazione degli investimenti”.

 

Enrico Panunzi ha ricordato: “La legge 8 del 2015 della regione è stata fatta per rimetterci in linea con le direttive europee. O noi governiamo questi processi o ci opponiamo ma opporsi è difficile. Conviene essere propositivi. La legge è frutto di un’interlocuzione continua per governare la Bolkestein. L’Europa non è favorevole alle concessioni per 20 anni. Per noi la scadenza delle concessioni va legata agli investimenti: se non presentiamo un’offerta concorrenziale gli investimenti non possono essere ammortizzati. Questa legge regionale – ha aggiunto il consigliere – è molto coerente: abbiamo previsto la destagionalizzazione delle concessioni con opere amovibili, abbiamo previsto il 50% delle spiagge libere con servizi comuni. Il regolamento previsto dalla legge è andato in giunta e lunedì 23 saranno audite in commissione le associazioni di categoria. Stiamo anche lavorando sul Pua, il piano di utilizzazione degli arenili. Nei prossimi giorni sarà emanato un nuovo bando per la pedonalizzazione del lido e interventi nei centri storici vicini al mare. Inoltre, ci sono due milioni di euro stanziati in bilancio grazie a un mio emendamento per il rinascimento del litorale a Pescia Romana”.

 

Il sindaco Mazzola ha invece ribadito: “Chiediamo di essere ascoltati e coinvolti. Noi siamo in prima linea e dobbiamo risolvere i problemi urgenti, per questo necessitiamo degli strumenti necessari per farlo”.

 

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