“L’accordo sulle pensioni introduce equità e solidarietà nel sistema”

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ROMA – “Bene il confronto tra governo e sindacati sulla previdenza: l’accordo raggiunto introduce più giustizia nella previdenza pubblica, più riconoscimento sociale per i pensionati “. Alessandro Mazzoli (foto), deputato del Partito democratico, commenta la firma, da parte del Governo e dei sindacati, del verbale di accordo sulle pensioni. Argomento di cui nei giorni scorsi aveva discusso a Viterbo con Cesare Damiano, capogruppo Pd alla commissione Lavoro della Camera.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini da una parte, Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, Annamaria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil) dall’altra, hanno discusso sul pacchetto di interventi riservato a chi è già in pensione e a chi ci vorrebbe andare, firmando poi un verbale condiviso sugli interventi in materia di previdenza.

“L’accordo – spiega Mazzoli – allarga la platea dei pensionati a cui verrà erogata la 14esima e incrementa il suo importo per chi già la percepiva; parifica la no-tax area tra pensionati e lavoratori dipendenti; introduce la gratuità delle ricongiunzioni; prevede nuove regole per i lavori usuranti e per i lavoratori precoci; inserisce la possibilità di uscita anticipata dal lavoro di 3 anni e 7 mesi per chi ha 63 anni”. Misure per le quali il Governo ha annunciato 6 miliardi in tre anni.

Il verbale precisa che il confronto con le parti sociali continuerà, con l’obiettivo di riformare il sistema di calcolo contributivo per permettere anche ai giovani con redditi bassi di aver diritto alla pensione, pur mantenendo la sostenibilità finanziaria. “Nel secondo tempo – prosegue Mazzoli – si introdurranno elementi di equità generazionale nel sistema contributivo, definendo regole più favorevoli per i giovani; un riconoscimento previdenziale dei lavori di cura, soprattutto a carico delle donne; il rapporto tra tipo di lavoro e pensione, perché i lavori non sono tutti uguali. In particolare, la scelta di distinguere il tipo di lavoro e le condizioni materiali delle persone per l’accesso alla pensione è giusta e doverosa, coerente con l’impegno preso dal governo e favorita da un confronto serio e rigoroso con le organizzazioni sindacali .

Una scelta che riporta equità e solidarietà nel sistema previdenziale” .

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