“L’acqua deve rimanere pubblica e le tariffe non vanne aumentate”

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VITERBO – “Ammettiamo pure che siano tutti lontani dalle logiche politiche e non nominati perché vicini a qualcuno, il nodo resta uno solo: come ripianeranno il buco da 4.300.000 euro circa, inserito nel bilancio redatto dal precedente consiglio di amministrazione? Oppure, quel deficit sparirà miracolosamente? Perché se così fosse, delle due l’una: il passato cda ha sbagliato a fare i conti, oppure l’errore sarà dell’attuale”. Miranda Perinelli (foto), segretaria generale della Camera del lavoro di Viterbo, Civitavecchia e Roma Nord ragiona sulle nomine dei nuovi consiglieri di Talete, avvenute ieri da parte dell’assemblea dei soci.

 

I DUBBI “Quello che vorremmo evitare – continua Perinelli – è che a pagare siano i cittadini, come sempre accade quando chi amministra il bene pubblico non lo fa come dovrebbe. Ricordo che i viterbesi sono già tartassati da tasse e imposte locali, vivono alle prese con disservizi quotidiani come quelli nei trasporti, soffrono di un tasso di disoccupazione tra i più alti del centro Italia. Non potrebbero tollerare, insomma, eventuali aumenti tariffari che si dovessero profilare all’orizzonte”. Non solo, da salvaguardare ci sono anche i 150 lavoratori. “Tutti i soci della spa – ricorda – hanno ribadito che il loro posto non è a rischio ma l’attenzione sul risvolto occupazione va sempre mantenuta alta”.

 

LA LEGGE REGIONALE Per la Cgil un principio deve rimane saldo: l’acqua è un bene pubblico e tale deve restare. “Ricordo, se qualcuno avesse la memoria troppo corta, che – afferma il segretario – la legge regionale 5, denominata “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque” e approvata all’unanimità dal consiglio a marzo 2014, definisce “l’acqua è un bene naturale e un diritto umano universale”. Quello stesso provvedimento, nel ribadire la ripubblicizzazione , prevede l’abolizione dei vecchi Ato (ambiti territoriali ottimali) e l’individuazione di aree di bacini idrografici nel Lazio. Bacini che potrebbero essere anche più di uno purché congeniali al territorio nell’ottica della gestione integrata”. Con la legge 5, inoltre, la Regione Lazio si è impegnata a finanziare la ripubblicizzazione con un fondo di 60 milioni iscritti nel bilancio regionale a partire dal 2015. “Impegni – rimarca Perinelli – ribaditi a mezzo stampa sia dall’assessore Fabio Refrigeri sia dal consigliere Enrico Panunzi”.

 

LE MODIFICHE Il 30 settembre, poi, il Consiglio regionale del Lazio ha modificato la legge perché la normativa era stata impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale. Ebbene, tra le norme comunque confermate c’è la proprietà pubblica delle reti idriche. Altre sono state introdotte, come una banca dati delle risorse idriche o la promozione dell’approvvigionamento idrico dei soggetti in situazioni di svantaggio. L’assessore Refrigeri in quell’occasione ha anche annunciato come imminente un altro passo in materia di acqua pubblica: la disciplina degli ambiti di bacino idrografico.

 

LE RICHIESTE DELLA CGIL “Ferme restando la difesa dei posti e delle tariffe – conclude Perinelli – ribadiamo con forza che l’acqua va mantenuta pubblica, seguendo le direttive che la stessa Regione si è data e che prevedono anche il finanziamento dei nuovi bacini idrografici. Sarebbe inaccettabile per i cittadini se, nonostante un provvedimento adottato all’unanimanità, nella realtà vincessero le logiche di mercato. Lo spettro di Acea da anni minaccia la gestione idrica locale. E dico ‘minaccia’ non a caso, perché l’ingresso del privato comporterebbe un importante aumento delle tariffe e sarebbe una sconfitta per tutti”.

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