Mediocrità, incompetenza e menefreghismo: benvenuti in Consiglio comunale

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – E’ un vero peccato che i viterbesi non abbiamo modo o tempo per venire a seguire dal vivo i “lavori” del consiglio comunale. Perché se lo facessero avrebbero l’opportunità di mettersi le mani nei capelli e di capire che genere di elementi abbiano mandato a rappresentarli.

 

L’ennesima riprova dello scarso valore di alcuni dei suddetti politicanti si è potuta riscontrare giovedì pomeriggio nella Sala d’Ercole di Palazzo dei Priori.

 

Non che ci si sia trovati di fronte a qualcosa di oltremodo oltraggioso, ci mancherebbe; un minimo di decenza, fortunatamente, alberga infatti ancora nella maggior parte dei magnifici 32.

 

Ma la disarmante e costante nullafacenza ostentata con irriverente disinvoltura da buona parte degli stessi lascia a dir poco indignati.

 

Accade così che dopo settimane e settimane di discussione su chi sarà chiamato ad essere il prossimo presidente del consiglio comunale, tutto si risolva nel più malaugurato dei modi, ovvero, con un nulla di fatto.

 

Il consigliere Marco Ciorba, ben voluto dalla giunta e sostenuto come candidato dalla quasi totalità della maggioranza, non è infatti riuscito ad incassare il minimo dei voti necessari per essere eletto.

 

Il tutto grazie alla fine tela tessuta dal duo Insogna-Moltoni, che ha portato a togliere ben 4 voti all’elezione, data quasi per certa, di Marco Ciorba.

 

Un gancio secco, quasi da ko, quello ricevuto da un’amministrazione che somiglia sempre più a un’armata Brancaleone, capace addirittura di mandare in tilt il prosieguo della seduta.

 

Dubbi e incertezze relative all’opportunità di seguire, o meno, l’ordine dei lavori hanno infatti costituito l’elemento di discussione maggiormente in voga tra i consiglieri.

 

C’è chi, senza conoscere il benché minimo stralcio di regolamento, ha addirittura proposto di tornare a votare il presidente, dimostrando quanto elevata e competente sia la preparazione dei nostri esimi rappresentanti.

 

Ma c’è anche chi, come il consigliere De Dominicis, si esprime apertamente contro un immobilismo irritante; immobilismo messo in atto da chi, evidentemente, ritiene di essere legittimato a fare ciò che vuole solo perché investito dalla grazia di essere stato votato alle comunali di due anni fa.

 

Una giornata letteralmente buttata nel water, dunque, quella di giovedì pomeriggio, che avrebbe fatto irritare tutti coloro che, solitamente, sono abituati ad impiegare il proprio tempo in maniera decisamente più proficua.

 

Ma la maggior parte dei nostri politici, cari lettori, non ha avuto il benché minimo rammarico per aver trascorso invano l’ennesimo pomeriggio dedicato al nulla. Tutt’altro.

 

Avendo infatti saputo dell’allestimento di un rinfresco nella sala accanto, teso a celebrare a fine seduta il matrimonio di un consigliere comunale, i nostri prodi rappresentanti (approfittando di un’improvvisa riunione dei capigruppo di maggioranza), hanno ben pensato di anticipare i tempi e di fiondarsi sul lauto banchetto, fregandosene bellamente di quanto inutile sia stato il loro apporto in una seduta che, di fatto, era ancora aperta.

 

Bisbocce e canzoncine sono state le protagoniste di un abbondante quarto d’ora. A mettere fine al party è stato però l’appello posto in essere dalla segretaria generale, che ha costretto i festaioli a rientrare in aula in fretta e furia, con piattini (riempiti sino all’orlo) e bicchieri rigorosamente alla mano.

 

Un atteggiamento, questo, semplicemente penoso, a cui si vanno ad unire commenti di cattivo gusto come quelli espressi, nel contempo, da un assessore, che pur partecipando al banchetto non ha mancato di manifestare il suo più esplicito menefreghismo verso i motivi alla base dello stesso.

 

Complimenti per lo stile e per il gergo utilizzato!

 

Se poi a questo uniamo gli ammiccamenti vari rivolti nei confronti della stampa da parte di qualche consigliere (di maggioranza e di opposizione) alla disperata ricerca di visibilità su questa o quella testata, il quadro risulta tristemente completo.

 

Insomma, il panorama politico viterbese, salvo alcune rarissime eccezioni, ha dimostrato ancora una volta tutta la propria mediocrità.

 

Alla luce di ciò non riusciamo realmente a comprendere cosa questi consiglieri (oltre ad aprire con contenuta avidità la busta paga corrispostegli a fine mese), siano in grado di fare nell’ambito del ruolo istituzionale chiamato a ricoprire.

 

Anzi sì. Questa gente è lì solo per cercare di darsi un tono, fingendo di avere a cuore le sorti dei viterbesi. Peccato però che la “fuffa” da essi espressa vada ben oltre i loro patetici tentativi di rendersi apparentemente indispensabili per il futuro di questa città.

 

Un consigliere, tra il serio e il faceto, non ha mancato di definire i giornalisti come “la peggio razza di questa città”.

 

Chissà. Probabilmente ha ragione.

 

In ogni caso, per togliersi ogni dubbio su tale assioma, sarebbe il caso che qualche politico locale approfittasse della giostra sita attualmente in piazza Fontana Grande, per vedere quanta gente abbia voglia di sedersi immediatamente dietro la postazione da egli occupata.

 

Magari, facendo ciò, il politicante di turno potrà toccare “con fondo schiena” quale, tra giornalisti e politici locali, sia ritenuta dalla gente la “peggio razza di questa città”.

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