“Per le imprese la burocrazia pesa il 10% del fatturato”

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ROMA – Federlazio ha presentato ieri a Roma, presso il Tempio di Adriano, l’indagine “Il Nodo di Gordio – da una burocrazia ‘contro’ a una burocrazia ‘per’”. All’evento hanno partecipato, in qualità di relatori, il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti,
il Presidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti. Sono intervenuti, inoltre, il Presidente e il Direttore Generale di Federlazio, Silvio Rossignoli e Luciano Mocci, nonché il Vice Presidente vicario Antonio D’Onofrio.

 

Tutte le ricerche svolte sull’argomento a livello nazionale concordano nel collocare l’Italia agli ultimi posti delle classifiche europee dei Paesi dove è più facile fare impresa. Il peso della burocrazia in Italia, ad esempio, grava sulle PMI per oltre 31 miliardi di euro l’anno. In altri termini, la maggior parte delle imprese – quelle più piccole in modo particolare – sono convinte che la burocrazia costituisca uno dei principali fattori di “freno al loro sviluppo”.

 

L’INDAGINE FEDERLAZIO

 

L’indagine, realizzata grazie al contributo della Camera di Commercio di Roma, è stata svolta su un campione rappresentativo di imprese appartenenti a tutti i settori della Federlazio, con lo scopo di analizzare in particolare il peso della burocrazia che grava sulle PMI in termini di difficoltà, tempo, risorse utilizzate e costi.

 

“Di regola, che tipo di pratiche amministrative svolge per la sua attività di impresa?” Gli adempimenti relativi alla delicata materia “ambiente e sicurezza”, con il 21,2% delle risposte, sono stati messi al primo posto dalle imprese. Seguono quelli “fiscali”, con il 16,5%, quelli legati alla “previdenza” (14,6%) e quelli alla “formazione e lavoro” (14,2%). In merito alla domanda su “chi svolge gli adempimenti amministrativi in azienda”, come dato complessivo quasi il 70% degli imprenditori intervistati espleta gli adempimenti amministrativi con l’ausilio di altre figure professionali: da “personale solo interno” (26,7%), da “personale interno e consulenti esterni” (22,7%) e, infine, “coadiuvato da consulenti esterni” nel 18,7% dei casi. Solo il 14,7% degli imprenditori svolge queste mansioni autonomamente.

 

Riguardo la valutazione sul livello di difficoltà di tali adempimenti dal punto di vista procedurale, quelli sulla materia “ambiente e sicurezza” condividono il primo posto con quelli relativi al “fisco”, entrambi con l’87,9%. Subito dopo, con una percentuale pari all’83,3%, le pratiche in materia di “edilizia” e, a seguire, gli adempimenti in tema di “formazione e lavoro” segnalati dal 75,0% del campione.

 

Ma quanto costa all’imprenditore “svolgere gli adempimenti amministrativi” in termini di incidenza sul fatturato complessivo? I costi diretti e indiretti per le ore dedicate agli adempimenti burocratici (personale interno e formazione, consulenti esterni, software ed aggiornamento, spese vive, ecc.), sono stimati entro il 10% del fatturato nel 63,4% dei casi; il restante 36,6% dichiara invece un costo che arriva a superare il 10% del fatturato. In particolare, il personale interno di ogni azienda impiega in media 19 ore mensili solo per lo svolgimento delle prime fasi degli adempimenti burocratici, con un costo quantificabile in circa 7500 euro l’anno.

 

Sempre in merito ai costi, la maggioranza delle imprese (44,4%) afferma di aver rilevato nel corso degli ultimi 2 anni un “aumento notevole”, cui si aggiunge un 34,7% che ha registrato un aumento sia pure “leggero”. Lo stesso andamento lo si è registrato in riferimento al numero degli adempimenti cui le imprese sono sottoposte, che, nel corso del biennio, ritengono siano “aumentati notevolmente” per il56,3% e “aumentati leggermente” per il 23,9%. Per quanto concerne la complessità degli adempimenti richiesti dalle normative vigenti, la netta maggioranza del campione (63,9%) concorda nel ritenere che questa sia divenuta progressivamente “più pesante” nel corso degli ultimi due anni.

 

Secondo le imprese, l’aspetto che oggi l’organizzazione burocratica sembra tenere in minore considerazione è, senza dubbio, la “chiarezza” del procedimento amministrativo, il quale dall’81,1%viene giudicato inutilmente complesso. Inoltre, per la maggioranza delle imprese (33,3%) la qualità dei servizi della PA è “notevolmente peggiorata” negli ultimi anni. Anche le previsioni per il futuro sono negative: il 48,6% degli intervistati ritiene che i servizi PA peggioreranno.

 

Per quanto concerne il grado di insoddisfazione delle imprese circa l’operato dei vari interlocutori, al primo posto c’è il Tribunale seguito dagli Enti Pubblici Locali dei quali si dicono “per niente” o “poco” soddisfatti, rispettivamente il 73,9% e il 65,9% delle imprese. Tra quelle, invece, con un relativamente più alto grado di soddisfazione, troviamo l’INPS (59,1%), l’Agenzia delle Entrate (55,1%) e la Camera di Commercio (54%).

 

Infine, in merito a quali vantaggi l’Agenda Digitale potrebbe apportare “all’utente-impresa” della PA, la maggioranza degli imprenditori (39,4%) dichiara “maggiore rapidità nell’espletamento dei procedimenti” e subito dopo, con il 26,8%, la “riduzioni dei costi”.

 

CONCLUSIONI

 

L’indagine ha rilevato essenzialmente che la burocrazia è diventata per le imprese un potente elemento di freno, di ostacolo alla loro capacità di operare e un limite al loro potenziale competitivo. Per invertire questa rotta bisogna innanzitutto convincersi che l’impresa non è un “nemico” della società da limitare e da contenere, ma è un soggetto – l’unico –  in grado di creare ricchezza, occupazione, valore e dunque beneficio per tutta la società.

 

Una burocrazia il più funzionale possibile al mondo produttivo, poi, dovrebbe ispirarsi almeno a quattro principi fondamentali: rapidità nelle risposte che l’Amministrazione riesce a fornire all’impresa; snellezza nelle procedure; semplicità della norma e sua univocità (comprensibilità dei contenuti stessi); certezza della norma (validità certa per un numero preciso di anni).

 

E’ bene evidenziare, inoltre, che una crescita nel numero e nella complessità delle procedure burocratiche, apre spesso la strada, inevitabilmente, a possibili fenomeni di corruzione. Oltre ad essere un pesante freno agli investimenti di ogni azienda.

 

In conclusione, oggi un sistema burocratico, efficace ed efficiente, all’altezza delle sfide che i processi economici impongono non può più essere considerato un elemento secondario e ininfluente rispetto ai fattori trainanti dello sviluppo. Al contrario, esso deve diventare un fattore strategico in ogni area del paese.

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