Referendum, quale ruolo per il Consiglio comunale?

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Discussione intrisa di tecnicismi e di sottigliezze quella che ha caratterizzato la seduta odierna della I Commissione. Al vaglio dei consiglieri vi era infatti l’avvio della discussione sul regolamento comunale per la disciplina degli istituti di partecipazione popolare.

 

Il dibattito, incentrato sul diritto di petizione, sul diritto di iniziativa e su tre forme di referendum (consultivo, abrogativo e propositivo), ha dato modo ai presenti di porre l’accento su argomentazioni dapprima di carattere generale, sfociate poi nella disamina di eventuali cavilli che andrebbero a costituire parte integrante del suddetto regolamento.

 

La prima osservazione viene posta dalla consigliera di Viterbo Venti Venti, Chiara Frontini: “Nello statuto – afferma – i cittadini non residenti e gli apolidi vengono contemplati tra coloro che possono partecipare ai referendum cittadini. A mio avviso, per regolamentare il tutto e per evitare che persone che si trovano di passaggio nella nostra città possano influire su decisioni con effetto a lunga durata, andrebbe predisposto un albo apposito in cui questa tipologia di votanti possa eventualmente iscriversi”.

 

Il consigliere del M5S, Gianluca De Dominicis, propone da par suo l’abolizione del quorum relativo alla validità della votazione.

 

Ma il capogruppo di Oltre le Mura, Maurizio Tofani, non sembra essere convinto: “Non riesco a capaire – osserva Tofani – il motivo per cui il voto di 5 persone debba poi influenzare la vita di 63mila abitanti”.

 

Ma ad animare maggiormente la discussione è il ruolo che il Consiglio comunale andrebbe a rivestire in ambito di referendum; da quanto si legge, infatti, il Consiglio ha la possibilità di esprimersi sull’ammissibilità dello stesso.

 

Già, ma cosa si intende per ammissibilità? Alcuni ritengono che il Consiglio possa esprimersi sull’ammissibilità della materia in esso trattata e, di conseguenza, sull’opportunità o meno di far svolgere il referendum.

 

Una chiave di lettura, questa, che non manca di generare perplessità.

 

“Se così fosse – osserva la consigliera Frontini – mi chiedo a cosa serva il referendum. Un conto è consentire al consiglio di intervenire sulla materia, un conto è consentire che il consiglio comunale possa decidere se far svolgere o meno il referendum.

 

A questo punto – prosegue Frontini – mi chiedo: se il Consiglio non entra nel merito del quesito, né tanto meno sulla correttezza formale della richiesta (di cui si occupa in primis la commissione predisposta, ndr), su cosa allora è chiamato a decidere? Solo sull’opportunità o meno di spendere tot mila euro per l’indizione del referendum? Fateci capire bene, perché se per ammissibilità si intende opportunità politica allora il referendum diventa uno strumento inutile”.

 

“A mio avviso – afferma il consigliere di FondAzione, Gianmaria Santucci – si dovrebbe seguire la procedura nazionale, nel senso che il Consiglio dovrebbe avere la possibilità di deliberare, entro un dato limite di tempo, sulla materia proposta dal referendum. Se poi il Consiglio non avesse intenzione di deliberare sui temi caratterizzanti il referendum, a quel punto si potrebbe dare il via libera allo stesso. Entrare nel merito delle proposte presentate, invece, non sarebbe a mio avviso opportuno, così come inopportuno risulterebbe respingere la procedura solo perché non ci sono fondi per l’organizzazione dello stesso. E’ in ogni caso evidente che questo percorso debba essere chiarito, al fine di far luce su degli strumenti che, in mano al populismo, potrebbero risultare a dir poco pericolosi”.

 

“L’importante – sottolinea il consigliere De Dominicis – è che il progetto referendario non venga modificato dal Consiglio. Se ad esempio si chiede la chiusura permanente del centro storico, il consiglio non può deliberare su una chiusura a fasi alterne”.

 

Per il capogruppo di Oltre le Mura, Maurizio Tofani, il cuore della questione è però un altro: “Il punto centrale – afferma – è capire che ruolo vogliamo dare al Consiglio e quante persone possano, attraverso lo strumento del referendum, obbligare il Consiglio stesso a legiferare su determinati argomenti”.

 

Opinioni e chiavi di lettura differenti, come si evince, non mancano. Per i consiglieri comunali inizierà ora la fase dello studio del regolamento, a cui poi seguiranno, nelle prossime settimane, eventuali proposte di modifica.

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