Referendum sull’acqua pubblica, consegnate le firme in Comune

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Massimiliano Chindemi

 

VITERBO – Sono 3363 le firme raccolte e consegnate in Comune dal Comitato “Non ce la beviamo” in merito al referendum consultivo sulla gestione pubblica del servizio idrico. Un numero decisamente imponente che, da una parte, esprime la netta presa di posizione dei viterbesi sul tema dell’acqua pubblica ma che, nel contempo, mette con le spalle al muro il Consiglio comunale, chiamato ora ad esprimersi sulle forme di un’iniziativa popolare che non potrà non essere presa in considerazione.

 

“Per la presentazione di questo referendum consultivo – spiega Francesco Lombardi del Comitato non ce la beviamo – siamo a riusciti a raccogliere quasi 3400 firme nel giro di 3 mesi, ovvero, un numero decisamente più alto rispetto a quello necessario per proporre un referendum. Un risultato, questo, mai verificatosi nella città di Viterbo e che va in direzione opposta alla tendenza nazionale”.

 

Nonostante il consistente numero di firme (raccolte per tempo e nel pieno rispetto delle direttive comunali), il referendum rischia però di rimanere un puro miraggio, a causa dell’assenza di un regolamento che sia in grado di attuare in questo Comune (così come in altri), un istituto di partecipazione popolare previsto niente meno che dalla Costituzione.

 

“Rivendichiamo il diritto di far partecipare i cittadini – aggiunge Lombardi – anche in assenza di una regolamentazione attuativa che, di fatto, impedisce la democrazia in questa città. Ciò che i cittadini hanno espresso tramite l’apposizione della propria firma è che la gestione del servizio idrico si gestita da un consorzio di Comuni limitrofi che sostituisca Talete. Va da sé che l’assegnazione del servizio a società partecipate, soprattutto di stampo privato, non sono in alcun modo contemplate”.

 

Una volontà, questa, che d’altronde era stata espressa già nel 2011 da 27 milioni di italiani, che tramite referendum dissero no alla privatizzazione della gestione idrica, con Viterbo che si distinse a livello nazionale per quanto concerne la percentuale di partecipazione.

 

“Andare in una direzione opposta – fa notare Lombradi – costituirebbe uno schiaffo alla volontà popolare. E se il Consiglio comunale dovesse decidere di non tenere conto delle firme raccolte saremo pronti a far intervenire la Prefettura, a cui abbiamo già scritto, e l’Avvocatura”.

 

Lo stesso spirito battagliero viene palesato anche Luigi Telli e da Daniele Cario, del Comitato Non ce la beviamo: “L’assenza del regolamento attuativo – spiega Cario – non ci consente di essere sicuri in merito all’accettazione del nostro referendum. Alcuni amministratori, che evidentemente si sentono superiori alla volontà dei cittadini, hanno dichiarato che, essendo loro rappresentanti del popolo, hanno piena facoltà di decidere in totale autonomia. Tutto ciò costituisce a mio avviso un sopruso; sopruso che non fa che generare nelle nostre menti l’idea che ci sia una precisa volontà politica di non voler discutere di questi argomenti”.

 

Un immobilismo, quello amministrativo, che si scontra violentemente con la netta presa di posizione dei cittadini: “Molte persone che hanno scelto di firmare per il referendum – spiega Franco Marinelli del Comitato Non ce la beviamo – hanno espresso la chiara volontà di non voler confluire sotto l’egida di Acea, poiché le bollette, a quanto sembra, risulterebbero molto più alte di quelle di Talete. La gente, come vedete, è ormai ben informata e pienamente consapevole della realtà circostante. La politica prenda perciò atto di questo e si impegni a tutelare gli interessi del pubblico e non dei privati”.

 

Franco Marinelli

Franco Marinelli

 

La palla passa dunque ora al Consiglio comunale, che avrà 120 giorni di tempo per discutere del referendum. Entro il 28 febbraio, invece, il sindaco dovrà esprimersi sull’eventuale data in cui far svolgere il referendum.

 

“E’ evidente – conclude Cario – che il tema è di indiscussa importanza e che deve essere preso in considerazione. E a tutti quei politici che affermano che il referendum non si può svolgere perché troppo costoso per le casse comunali vorrei ricordare un principio fondamentale: la volontà popolare e la democrazia non ha prezzo!”

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