Rispuntano gli interessi di mora sulle cartelle esattoriali, CNA: “Un’ingiustizia per famiglie e imprese”

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VITERBO – Forte preoccupazione della CNA per la decisione del governo di reintrodurre, dopo quattro anni, il pagamento degli interessi di mora anche sulle sanzioni e sugli interessi relativi ai debiti con il fisco. L’erario potrebbe incassare, da tutti i contribuenti coinvolti, oltre 1,2 miliardi di euro. La norma è contenuta nello schema di decreto legislativo sulla riscossione delle imposte presentato dal Consiglio dei ministri.

 

“E’ una ingiustizia che colpisce le famiglie, ma anche gli artigiani e le piccole imprese -afferma il presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino-. Come abbiamo già fatto nel 2011, ci batteremo contro questa decisione. Devono cancellare la norma. A nessuno, nemmeno al Fisco, deve essere consentito di chiedere gli interessi sugli interessi. Significa calpestare qualunque forma di civiltà nelle relazioni tra lo Stato e i contribuenti, che, al contrario, vanno migliorate”.

 

Secondo l’Associazione di rappresentanza delle imprese, chi non è in regola con il Fisco, deve sicuramente pagare, ma non può essere messo al rogo degli interessi impazziti.

 

“Condividiamo e sosteniamo l’iniziativa annunciata dalla CNA nazionale, perché il governo ha imboccato una strada molto pericolosa, che porta al raddoppio del tasso di incremento del debito fiscale totale. Senza contare il conseguente aumento di conflittualità tra i contribuenti ed Equitalia”, osserva Luigia Melaragni (foto), segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia, ricordando che giusto quattro anni fa, il 13 luglio del 2011, in seguito alle proteste del mondo imprenditoriale, capofila la CNA, fu abrogata l’incomprensibile norma in base alla quale venivano applicati gli interessi di mora, nella misura del 4,88 per cento, sul debito tributario dovuto, sulle sanzioni e sugli interessi per il tardato versamento del debito tributario, ora del 4 per cento.

 

“Da allora -sottolinea Melaragni- gli interessi di mora dovuti su cartelle esattoriali non pagate sono calcolati esclusivamente sul debito. Tornare indietro, sarebbe un errore gravissimo”.

 

Le somme ancora da riscuotere ammontano a circa 80 miliardi di euro. Ipotizzando, con la dovuta cautela, che le sanzioni e gli interessi rappresentino mediamente il 32 per cento di questa cifra, le maggiori entrate che ogni anno l’erario potrebbe incassare da tutti i contribuenti coinvolti -è la stima della CNA- sarebbero superiori a 1,2 miliardi di euro.

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