“Sì al reddito di inclusione, per la prima volta un aiuto concreto agli italiani in difficoltà”

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ROMA – “Per la prima volta, il Governo introduce un reddito di inclusione a sostegno delle fasce più deboli della popolazione. Una misura strutturale e non una tantum legata al fondo per la povertà introdotto dalla Legge di stabilità 2016. Lo stanziamento è di 600milioni di euro per l’anno in corso, di 1 miliardo per il 2017 e altrettanto per il 2018”. Così spiega Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, sull’approvazione al reddito di inclusione ieri a Montecitorio.

Nel giorno in cui l’Istat ha comunicato che nel 2015 vivevano in povertà assoluta in Italia 1 milione e 582 mila famiglie, pari a 4 milioni e 598 mila persone, il numero più alto dal 2005, la Camera ha approvato il ddl del governo per il contrasto alla povertà. I sì sono stati 221 (i gruppi di maggioranza), i no 22 (Sinistra italiana) e gli astenuti 63 (M5s, Fi, Lega e Fdi). “Abbiamo compiuto – commenta Mazzoli – un passo fondamentale per la lotta all’indigenza nel nostro Paese. Una misura del genere, che mira a dare un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà non ha precedenti nel nostro Paese”.

“Il disegno di legge – continua il deputato dem – rappresenta un primo passo nella direzione giusta. Si tratta di una misura basata sia sui trattamenti economici, sia sull’azione della rete dei servizi sociali. Non un intervento solo economico, quindi, né assistenzialistico, ma un approccio che ha come obiettivo la dignità delle persone”. Cosa succederà ora nel concreto? “Saranno sostenute inizialmente le famiglie con minori – continua – insieme alle persone disabili e ai 50enni rimasti senza lavoro ma, attraverso un graduale aumento degli stanziamenti, la nuova misura vuole arrivare a difendere tutti coloro che si trovano in una situazione di povertà assoluta, attraverso un contributo e servizi alla persona”.

Ecco la storia del provvedimento. Il 28 gennaio scorso il Consiglio dei ministri, su proposta del ministero del Lavoro, ha presentato il disegno di legge denominato “Schema di disegno di legge delega recante norme relative al contrasto alla povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali”.

ll ddl ha tre finalità: l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà, individuata come livello essenziale delle prestazioni da garantire su tutto il territorio; la razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e quelle di natura previdenziale sottoposte alla prova dei mezzi (escluse le prestazioni riferite alla condizione di disabilità e quelle rivolte ai residenti all’estero); il riordino della normativa in materia di interventi e servizi sociali.

La misura unica nazionale consiste in un sostegno economico definito nei limiti delle disponibilità del Fondo per la lotta alla povertà ed esclusione sociale previsto dalla legge di stabilità del 2016. In particolare, la legge di Stabilità per il 2016 ha già istituito il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, stanziando un miliardo di euro dal 2017. Il Fondo verrà incrementato di anno in anno per arrivare a coprire la platea di tutti i nuclei familiari in condizione di povertà assoluta, a partire da quelli con figli minori o disabili gravi, o con disoccupati ultra cinquantacinquenni. Viene anche previsto un riordino del funzionamento nel sistema dei servizi sociali con un nuovo e più stringente sistema di controlli e verifiche per gli aventi diritto.

Per quanto riguarda la razionalizzazione delle prestazioni, viene introdotto il principio dell’universalismo selettivo nell’accesso secondo criteri unificati di valutazione della condizione economica, in base all’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).

Infine, per il riordino della normativa viene istituito un organismo nazionale di coordinamento che favorirà una maggiore omogeneità territoriale nell’erogazione delle prestazioni e definirà linee guida per singole tipologie di intervento. L’organismo è presieduto dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, partecipato da Regioni, Province autonome e Autonomie locali. Non dovrà comportare nuovi oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.

È prevista la promozione di accordi territoriali tra i servizi sociali, quelli dell’inserimento lavorativo, dell’istruzione e formazione, della salute e l’attivazione di risorse quali terzo settore e privato sociale, realizzando l’offerta integrata dei servizi. Sarà rafforzato il Sistema informativo dei servizi sociali ed in specifico il Casellario dell’assistenza, integrandolo con i sistemi informativi sanitari e del lavoro.

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