Un’analisi sui prossimi interventi a Civita di Bagnoregio

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BAGNOREGIO – “E’ di queste ultime ore la buona notizia che la Regione finanzia per 1 milione e 186.805 euro i lavori per il consolidamento del “versante in frana” presso Mercatello, la contrada dove ha termine la strada che immette poi al ponte per salire al borgo di Civita di Bagnoregio.

 

Sebbene si tratti di una cosa altamente positiva, è opportuna un’analisi attenta, affinché eventuali toni da divulgazione mediatica non ci confondano le idee. In primo luogo, l’intervento finanziario delle autorità competenti non solo è un atto dovuto, ma obbligato: come è chiaramente detto nell’articolo in cui si annuncia il finanziamento, il “versante” è “in frana”, cioè la frana non si è affatto fermata, ma solo temporaneamente e “autonomamente” rallentata, mentre è attivo il rischio di cedimento dei tiranti rimasti e di altri rovinosi crolli, in un punto di vitale importanza per il collegamento con Civita, dove passano centinaia di persone e diversi automezzi ogni giorno (l’accesso ai mezzi è limitato, ma, specialmente verso sera, la transenna con l’indicazione dell’accesso limitato è addirittura spostata di lato e le auto scendono liberamente). In secondo luogo, c’è da osservare che l’intervento arriva, ahimè, dopo che il fatto è accaduto, e che, quindi, tampona le conseguenze, ma non risolve il problema: pur essendo un intervento cospicuo, si tratta di un’azione “episodica”, legata all’esigenza immediata, mentre Il complesso Valle dei Calanchi-Civita di Bagnoregio, come affermato in un recente intervento televisivo (Uno Mattina Estate del 13 agosto 2015) da un geologo del Museo delle Frane, richiede un nuovo attento monitoraggio e una progettazione su vasta scala nel tempo e nello spazio. Stima economica di questo indispensabile approccio (dalla stessa fonte): venti milioni di euro!

 

Qui interviene un altro ragionamento: nel 2001 è stato presentato alla Regione Lazio un progetto generale di salvaguardia dell’intera Civita per un importo di circa 34 miliardi di lire e tra il 1999 e il 2009 sono stati proseguiti i lavori per i pozzi tecnologici (il cui impianto è stato iniziato tra il 1995 e il 1999) che hanno stabilizzato parte del fronte nord; sono stati completati i lavori a Palazzo Alemanni per l’installazione del Museo Geologico; è stato ristrutturato il tessuto viario interno con revisione degli scarichi fognari, correttamente incanalati nel Rio Chiaro, regolato nel proprio alveo naturale; si è insistito su una legge speciale per Civita, per l’inserimento di Civita di Bagnoregio tra i siti UNESCO (ultimo appello durante la visita dell’allora Presidente Napolitano – 2007); si è chiesta la revisione del Regio Decreto di trasferimento dell’abitato del 1922, mai abrogato (!!!); dopo il 2009 sono stati completati i lavori impostati precedentemente e sono stati realizzati interventi d’urgenza da parte del Genio Civile nel versante argilloso sul lato sud del ponte e su quello al di sotto della frana attuale a Mercatello.

 

Nel 2013 sono stati lanciati a mezzo stampa gli ultimi appelli allarmanti sullo stato di Civita e della valle e poi? Cosa è accaduto da due anni a questa parte? Come si è arrivati alle frane del maggio scorso? Data la messe di progetti e appelli presentati, possiamo dire di esser stati colti alla sprovvista? Ripeto: cosa è accaduto da due anni a questa parte? Forse è un problema di motori di ricerca, ma a parte la pagina facebook del Museo delle frane e l’articolo di una voce fuori campo (http://www.ontuscia.it/cronaca/civita-di-bagnoregio-dissesti-annunciati-160890), sul web non ci sono che articoli contenenti proclami sui “numeri” del turismo a Civita, sulla sua rinascita, sul “modello Bagnoregio”.

 

Fino al maggio scorso. Il dramma delle ultime frane e di quelle che si stanno preparando sono un brusco risveglio. Si torna a lanciare appelli, stavolta di grande effetto, da parte di chi, per primo, dovrebbe rispondere ad un’esigenza che gli è nota da sempre, rispetto alla quale gli interventi sull’emergenza sono dovuti, ma utili solo a contenere i danni. Ne è prova il fatto che, nel corso della sopra citata trasmissione del 13 agosto, alla domanda “Chiediamo al sindaco che tipo di interventi si stanno facendo per evitare queste frane” il Sindaco risponde che sono stati fatti i pozzi tecnologici.

 

Lavoro interrotto poco dopo il 2009 e, contrariamente al programma prefissato, proprio in un punto nevralgico, continuamente interessato da frane. Per intervenire non si può nemmeno attendere la lunga e difficile trafila che porta un sito a ricevere il patrocinio UNESCO, per cui occorrono requisiti ben precisi e che non solleva, ma vincola anche economicamente le autorità locali e nazionali a conservare in ottime condizioni strutturali, estetiche e logistiche il bene patrocinato. il Rio Chiaro, il cui morso a nord della rupe è ora visibile ad occhio nudo dal ponte, non è politicamente corretto e continua violentemente, senza argini e briglie, ad erodere le pendici nord del colle, così come le acque di scarico e meteoriche, non correttamente canalizzate, scorrono ovunque a creare problemi, come l’azione indisturbata della ruggine mina la sicurezza della ringhiera del ponte, in più punti visibilmente bucata e distorta.

 

Bene che Civita sia diventata il motore di tante piccole attività economiche, bene che aiuti a pagare meno tasse e ad avere più servizi, ma, a maggior ragione, stiamo più attenti e vegliamo con intelligenza che si operi veramente per il suo e nostro bene”.

 

Maria Consiglia Pompei

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