Unione della Tuscia, un deciso NO al referendum costituzionale

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VITERBO – L’Unione della Tuscia si schiera per un deciso NO al referendum costituzionale del prossimo autunno, pur non prendendo parte a nessun comitato partitico.

“Siamo abituati a motivare ogni nostra scelta con ragioni diverse da spicciole convenienze di bottega” dichiara Ciucciarelli, “il nostro NO prescinde dalla ricerca di una fantomatica unità del centrodestra finalizzata a trovare in questo gli unici appigli per dare addosso all’indifendibile azione del Governo. Per il futuro vorremmo contenuti di spessore, idee e proposte che cancellino la soporifera esistenza di un’area che, così com’è, è destinata solo a soccombere. C’è bisogno di uno scossone che superi la logica di riconquista delle poltrone fine a sé stessa, essendo necessario dare ad un’intera comunità nuove linee guida che ne motivino e ricompattino l’azione. Per questo non abbiamo aderito ad alcun comitato partitico per il NO, non riconoscendone l’autorità culturale e politica, e combatteremo in solitaria o con chiunque ci vorrà stare una lotta che iniziamo sin da ora a definire nei contorni. Nel merito” continua Ciucciarelli, “l’Esecutivo Politico dell’Unione, riunitosi in data 22 luglio, ha individuato alcune linee-guida utili a chiunque voglia battersi giorno per giorno, porta a porta e senza deferenza alcuna verso un governo criminale, per preservare quei residui di diritto ad una democrazia partecipativa che vorrebbero toglierci del tutto. In particolare:

-La riforma NON supera il bicameralismo, semplicemente lo rende più confuso creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera enuovo Senato.

-La riforma NON produce semplificazione, semmai incrementa la confusione moltiplicando fino a dieci i procedimenti legislativi.

-La riforma NON diminuisce i costi della politica. I costi del nuovo Senato sono ridotti solo di un quinto rispetto all’odierno. Perché allora non dimezzare i deputati della Camera?

-La riforma NON produce innovazione, conservando e rafforzando il potere centrale a danno delle autonomie, private ulteriormente di mezzi finanziari.

-La riforma NON amplia la democrazia partecipativa, triplicando da 50.000 a 150.000 le firme necessarie per i disegni di legge di iniziativa popolare.

-La riforma NON è chiara, essendo scritta in modo da non essere compresa.

-La riforma NON è legittima, perchè prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale (il c.d.Porcellum) dichiarata incostituzionale.

-La riforma NON è frutto della volontà autonoma del Parlamento, perché è stata scritta sotto dettatura del governo Renzi.

-La riforma NON garantisce la Sovranità Popolare, perché con il combinato disposto della nuova legge elettorale (Italicum) la consegna di fatto ad una minoranza parlamentare che solo grazie ad un folle premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri.

-La riforma NON garantisce l’equilibrio tra i poteri costituzionali, perché mette gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale) in mano alla falsa maggioranza scaturita dal premio.

In queste ore alcune voci ci fanno dubitare sul fatto che il referendum si tenga” conclude Ciucciarelli “ma è opportuno sin da ora analizzare e sviscerare gli argomenti citati, così da essere pronti in autunno a scendere in piazza”.

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