Vincenti (Cgil): “Decreto Enti locali, si doveva fare di più e meglio per l’occupazione e i servizi”

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VITERBO – “Il decreto Enti locali non fornisce le risposte che erano necessarie per garantire servizi adeguati ai cittadini e salvaguardare le professionalità impiegate”. Cinzia Vincenti, segretaria territoriale delle Autonomie locali per la Fp Cgil di Civitavecchia-Roma Nord-Viterbo, commenta il provvedimento diventato legge con l’approvazione del Senato, dopo quella della Camera, e contenente misure finanziarie urgenti per gli enti locali.

“Il decreto – spiega – non risolve il problema dei precari delle Province e delle Città metropolitane i cui contratti andranno in scadenza alla fine di quest’anno né quello del salario accessorio dei dipendenti di enti che hanno sforato il patto di stabilità”.

Per quanto riguarda le assunzioni nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunali, è prevista la possibilità di procedere con nuovi contratti per insegnanti ed educatrici nel triennio scolastico 2016-2019, anche per i Comuni che hanno sforato il patto di stabilità interno nel 2015. “Questo – commenta – è il risultato di anni di mobilitazioni che finalmente hanno ottenuto quanto richiesto”.

Per i piccoli Comuni, a livello di assunzioni arriva una piccola ma non sufficiente boccata di ossigeno. “I Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti nella nostra provincia sono la stragrande maggioranza, ovvero 55 su 60. Quelli che rispettano il rapporto medio dipendenti/ popolazione per classe demografica definito dal Decreto ministeriale 24.7.2014 (1/78 per i Comuni fino a 499 abitanti; 1/103 per i comuni da 500 a 999 abitanti; 1/123 da 1.000 a 1.999 abitanti; 1/137 da 2.000 a 2.999 abitanti; 1/143 da 3.000 a 4.999 abitanti; 1/151 da 5.000 a 9.999 abitanti) possono effettuare – spiega Vincenti – assunzioni di personale non dirigente utilizzando il 75% della spesa per quello cessato nell’anno precedente, anziché l’esiguo 25% già previsto dalla legge di stabilità 2016”. Restano ferme le disposizioni di maggior favore per i Comuni che nel 2015 non erano soggetti al patto di stabilità, per le Unioni e per i Comuni istituiti a seguito di fusione.

“Il personale nei piccoli Comuni resta – denuncia Vincenti – eccessivamente sotto organico rispetto alle continue e crescenti funzioni attribuite: situazione talmente critica da mettere a rischio l’erogazione dei servizi essenziali e la vita stessa degli enti. L’unica soluzione è l’eliminazione del blocco del turn over, fornendo anche autonomia di indirizzo e gestione ai Comuni per quanto riguarda la dotazione organica”.

Infine, il provvedimento prevede la riattivazione delle procedure di mobilità volontaria a seguito dello sblocco delle assunzioni di personale nei Comuni situati nelle 4 Regioni (Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Marche) nelle quali si è completata la ricollocazione del personale soprannumerario delle Province.

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