Renzi e la testa sul ceppo

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VITERBO – Si chiama story telling, e nell’obsoleta e negletta lingua italiana “ narrazione, racconto “; funziona in politica decretando il successo di chi la “declina” con efficienza ed efficacia.

 

Efficienza vuol dire con tutta l’apertura di fuoco di cui i media dispongono: TV, stampa, FB, Twitter, instagram ecc. ; efficacia, quando alla comunicazione ed all’annuncio seguono i fatti.

 

Insomma di narrazione si prospera, ma ci si può anche “ruinare”, per dirla col Machiavelli.

 

Gli esempi sono molti: dal “ Che fai mi cacci?” di Fini; alla maschera di Ingroia indossata da Crozza; dall’intervista micidiale della Gabanelli a Di Pietro; al primo che ha narrato ma poi ha sbattutto su un pingue vitalizio, Nichi Vendola.

 

Quella di Renzi è una narrazione in svolgimento, con una parabola ancora ascendente, ma come accade nella balistica, il proiettile comincia a rallentare; se ne avvertono numerosi indizi, che sommati fanno una prova, quella della prosecuzione con altre forme e mezzi del Berlusconismo.

 

a. Non mi fanno governare, lacci e lacciuoli, andirivieni Camera e Senato; li le toghe rosse, qui i gufi, gli sfiduciati i disfattisti; poi si scopre che in meno di due anni ha riformato il riformabile, centinaia di provvedimenti, migliaia di pagine di Gazzetta Ufficiale, (solo i decreti Madia sulla PA ben 303 pagine) ed allora non si capisce il senso di una riforma Costituzionale che dovrebbe servire proprio a questo turboriformismo.

 

b. L’Italia riparte, l’Italia è ripartita, l’Italia che fa l’Italia; va tutto bene alcune volte, poi la narrazione diventa mantra e se non sei un guru arancione ti annoi; e poi ti vengono in mente “I ristoranti pieni ed i posti in aereo esauriti” del Cavaliere.

 

c. La mitologia della rottamazione che doveva svecchiare una classe dirigente incartapecorita, che in parte ha fatto superstiti illustri (da Finocchiaro a Fassino, ), dall’altra ha toppato, come al sud, ed ha prodotto una catena di comando fatta di cerchi magici e ci si chiede, come dice un esperto, “Possibile che quelli bravi siano tutti tra Arezzo e Firenze?

 

d. La personalizzazione del confronto/scontro politico, presa pari pari dalla tattica berlusconiana di trasformare ogni elezione in un referendum pro/contro di lui, che lo porta ad anticipare di cinque mesi la campagna referendaria perché i sondaggi (altra analogia) lo danno stravincente.

 

e. La dichiarata presunta estraneità, sia alla politica-politicante di berlusconiana memoria, che agli inciuci ed inciucioni; poi pensi ad Alfano ed a Verdini e ti sembrano il Gatto e la Volpe di Pinocchio.

 

f. Il Partito della Nazione, presto dismesso, che evoca l’altrettanto improbabile Partito dell’Amore, del solito nostro.

 

g. Il Ponte sullo Stretto, riproposto ma “non prioritario”, dopo i miliardi buttati per la progettazione ed i risarcimenti contrattuali, fa venire un brivido lungo e freddo, come una pistola puntata alla nuca, e ci si chiede;” Ci prende per scemi? O per il dodicenne/elettore tipo di Berlusconi?” che a questo punto giganteggia nella narrazione altrui.

 

Infine, non vedere che le elezioni nelle principali città italiane siano un test nazionale e che l’Italia è ormai politicamente tripolare e due terzi sono sempre più di un terzo, da l’immagine di una testa sul ceppo in attesa che cali la mannaia; ipotesi da scongiurare in ogni modo per il bene di tutti, perché vorremmo il lieto fine delle narrazioni, come di quelle che ci raccontava la mamma per addormentarci.

 

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