Ancora sul no dei sindaci

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VITERBO – “In nome della Santa Trinità, noi Federico, per grazia di Dio imperatore dei Romani, pur dovendo e potendo punire severamente i vostri delitti, tuttavia preferiamo governare nella pace. Perciò concediamo a voi, città della Lega, i diritti regali (diritto di imporre tasse, battere moneta, amministrare la giustizia) e i vostri statuti per sempre; cioè restino immutati tutti i diritti che fin qui avete esercitato ed esercitate […] “

Era il 1183 e quanto sopra era il cuore della pace di Costanza tra Federico I° Barbarossa ed i Comuni della lega Lombarda, che sanciva per la prima volta in Europa la nascita di una nuova, libera, autonoma istituzione: il Comune.

La Costituzione all’ Art. 5 recita: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”

Quel “riconosce” è quasi commovente; gronda cultura, gratitudine, speranza verso i Comuni, perché tiene conto della storia italiana, delle sue tradizioni, delle sue radici; ed è l’Italia a riconoscerlo, perché nell’art. 1 si sancisce che: “ L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”; l’Italia, la nostra Nazione, la nostra Patria, non è uno Stato, né una Regione o qualsivoglia altra istituzione, è una REPUBBLICA !!!

Di cosa è fatta quindi la Repubblica? Lo afferma l’art.114 della Costituzione: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.”

Ecco quindi che la fonte primaria del diritto, la Costituzione, pone sullo stesso piano le componenti istituzionali della Repubblica, ciascuna autonoma nel proprio ordinamento, nei limiti e nelle prerogative che le leggi conferiscono loro.

Come si può varcare quei limiti e violare quelle prerogative da parte per esempio dello Stato nei confronti di Regioni e Comuni? Cambiando l’art.114 e tracciando una precisa gerarchia istituzionale con in cima appunto lo Stato.

Nella proposta di controriforma invece, non si tocca l’art.114 e all’art.117 si confeziona un nuovo potere in capo alla nuova Camera, la cosiddetta clausola di supremazia, che su proposta del governo, può intervenire con legge su materie di competenza non statale “ quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”

Quindi quando sinora c’era conflitto di competenze tra le componenti della Repubblica si aveva il diritto di ricorrere al giudizio imparziale della Corte Costituzionale; oggi una delle parti in causa si arroga il diritto di decidere a suo piacimento, sulle rimanenti e falcidiate competenze delle Regioni e su quelle dei Comuni.

Ma come può prevalere una parte sul tutto se non violando la Costituzione? Infatti il capolavoro che si è confezionato in questo ed altri casi è che la riforma è anche incostituzionale!

FC (39)

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