Ancora sul Senato delle meraviglie (2)

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VITERBO – Meraviglia delle meraviglie è quella che riguarda la modifica dell’art. 67 sul vincolo di mandato, che impatta sui nuovi Senatori; ma cos’è questo vincolo di mandato?

Il vincolo di mandato è quello che lega l’eletto ai suoi elettori, che si esplica in varie forme, che in Italia non si esprimono, semplicemente perché la nostra Costituzione non lo prevede; oggi l’art.67 recita “ Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”

Quindi i parlamentari oggi non rappresentano né gli elettori che lo hanno votato, né il partito che li ha candidati, bensì la Nazione, cioè l’interesse generale più alto al quale con coscienza e conoscenza si rapportano.

Laddove esiste il vincolo di mandato, per esempio in California, i Comitati Elettorali che non siano soddisfatti del comportamento dell’eletto o lo ritengano non conforme al programma approvato, indicono nuove elezioni per sfiduciarlo.

Il nuovo art.67 recita: “I membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato”

Quindi sparisce il riferimento alla Nazione in quanto a rappresentanza, e si opera una meravigliosa incongruenza con i membri del cosiddetto Senato delle Autonomie e dei territori.

Infatti il nuovo Senato è specificatamente creato per rappresentare le singole Regioni, i loro territori, quanto a peculiarità, caratteristiche sociomorfologiche, collocazioni geografiche, interessi particolari e quindi era non solo logico ma auspicabile che essi fossero collegati strettamente all’assemblea elettiva, nel nostro caso il Consiglio Regionale, con il quale potevano esercitare una dialettica regolamentata ed anche arrivare ad una possibile revoca di tipo californiano, sia per inadeguatezza, che assenteismo, cattiva condotta o altra mancanza.

Così anche per la rappresentanza comunale che poteva essere espressione di un’istanza assembleare di tipo regionale cui rendere periodicamente conto.

Invece, non si sa chi i nuovi Senatori rappresentino se non se stessi; non la Nazione, non la Regione di provenienza, tanto meno il partito o i comitati elettorali che l’hanno proposto.

Già sulla classe politica regionale si addensano critiche giustificate e giudizi pestiferi, ed il nuovo status non potrà che enfatizzarli.

Tanto più che il successivo art.68, rimasto ad hoc identico, conferisce loro l’immunità parlamentare così come la conosciamo e pensando un po’ male, probabilmente quando qualche pezzo grosso che rischia come Consigliere Regionale qualche provvedimento giudiziario, può trovare un buen retiro proprio nel nuovo Senato; il che non mi pare proprio migliorativo. (Continua il senato delle meraviglie nella prossima puntata)

FC (Res 43)

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