Chi si è trivellato?

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VITERBO – Con il voto sulle trivelle al 15/20%, si sarebbe potuto pensare alla data di nascita della III Repubblica, quella della verticalizzazione del potere, del leader indiscusso, dello smantellamento dei corpi intermedi.

 

Con il 32%, 15 milioni di voti, quanti nell’era dell’astensionismo dominante avevano costituito il 41% al PD nelle ultime elezioni europee, bisognerà aspettare ancora.

 

Per ora c’è da registrare come il discorso a caldo del Presidente del Consiglio, appena delineatisi i risultati, sia stato il suo peggiore in assoluto: intanto recitato con molto nervosismo, con toni vocali concitati e toni verbali tirati all’iperbole; una narrazione non brillante e scoppiettante come ci aveva abituato, ma piuttosto scontata, ripetitiva e riecheggiante addirittura in alcuni passaggi quella dell’ultimo Berlusconi.

 

Il chiamarsi fuori dal politicismo come outsider popolare e populista, come amava fare il Cavaliere; i cattivi che aumentano: dopo i gufi ed i disfattisti, oggi le Regioni che non fanno i depuratori (ma dopo la legge Galli gli investimenti non stanno tutti in tariffa? Che c’entrano le Regioni?) la ricomparsa del termine “odio”, che il Cav coniugava con “amore”; l’individuazione di un obiettivo personalizzato, oggi il povero Michele Emiliano.

 

Infine la fanfara dell’ottimismo ad ogni costo e le parole d’ordine ormai spuntate come : ”L’Italia torni a fare l’Italia !”

 

Si, ma quale? Quella di Tangentopoli, della prima Repubblica partitocratica? Quella delle stragi mafiose o del terrorismo rosso, nero, di stato ecc.? quella della disoccupazione giovanile al massimo storico?

 

Per trovare un Italia di cui andare orgogliosi dobbiamo risalire al XVI secolo in cui abbiamo dominato il mondo, oppure alla gloria di Roma, dei Papi o che altro?

 

Parafrasando Don Benedetto Croce, dovendo dire, sinchè non ci sarà una alternativa credibile: “Non possiamo non dirci Renziani”, auguriamoci un ritorno a lucidità e moderazione del nostro premier/leader.

 

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