Da Seattle a Montalto

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VITERBO – La notizia è di quelle che non passano inosservate: Jeff Bezos, guru e padrone di AMAZON sta contrattando in Italia dei data centers, cioè dei siti adatti a conservare gli archivi informatici, compreso il ricco business di quelli pubblici.

I contatti sono in corso con l’ENEL per le centrali termonucleari, mai funzionanti, di Trino Vercellese e di Montalto di Castro, particolarmente adatte a conservare miliardi di data base, la famosa cloud, la nuvola (da non confondere con quella di Fuksas) nella giusta protezione informatica e sicurezza esterna complessiva.

La notizia riporta alla memoria una delle vicende più significative della storia recente del Viterbese e sintomatiche dell’ incapacità e dissennatezza del Sistema Italia di confrontarsi con le grandi opzioni industriali ad alto rischio.

Dal 30.11.1971 in cui il CDA di ENEL decide di costruire la quinta centrale elettronucleare della potenza di 1000 MW; al 31.10.1975 in cui il Consiglio Comunale di Montalto di Castro approva la possibilità di localizzare una centrale elettronucleare sul proprio territorio, confermata dalla regione Lazio il 22.09.76 individuando il sito a Pian dei Cangani; dal 15.11.1976 quando Enel porta a due le centrali da 1000 MW, ai movimenti di opposizione, sia locali che nazionali arrivando all’ordinanza di sospensione dei lavori dell’8.07.1977; dalle trattative con Enel per la convenzione con il Comune di Montalto che viene sottoscritta il 17.03. 1978, al piano di interventi per lo sviluppo del comprensorio VT2 approvato dalla regione Lazio sino all’incidente di Harrisburg che provoca un’ulteriore sospensione dei lavori e la Conferenza Nazionale sulla sicurezza nucleare a Venezia del gennaio 1980, la Commissione Ippolito, sulla sismicità del sito; l’intervento a Montalto del ministro dell’industria Pandolfi, l’indagine epidemiologica, poi la legge n° 8/83, subito definita di monetizzazione del rischio, che stanziava risorse sui KW prodotti per i Comuni del VT2 ed i 30 miliardi stanziati dalla Regione Lazio per lo sviluppo e mai spesi; poi gli incidenti mortali nel cantiere della centrale, il protocollo sulla sicurezza, i convegni, le trattative con il ministero dell’industria, il nuovo piano energetico nazionale del CIPE; l’ipotesi del raddoppio della centrale approvato dal congresso PCI, sino al 26.04 1986 in cui esplode la centrale elettronucleare a Chernobyl e tutto cambia.

Il referendum cancella l’opzione nucleare e pone il problema della riconversione della centrale, per il recupero di una spesa enorme, mai con precisione quantificata, tra i 20 ed 30.000 miliardi di lire, una scelta mai del tutto condivisa e mai del tutto accettata, non solo dalle popolazioni locali, ma anche dalla politica nazionale, porta prima all’ipotesi del raddoppio sino a 4000 MW dai 1000 iniziali, prima di Chernobyl, poi ad un sistema misto, gas ed olio combustibile secondo il progetto Sciubba; alcuni anni di esercizio poi il nulla.

Un’intera classe politica locale, regionale e nazionale, scrive una delle pagine più oscure della sua storia, in termini di inadeguatezza, approssimazione, incapacità di governo di processi di trasformazione complessi come quello della centrale di Montalto; tutto ciò nel silenzio auto assolutorio di tutti, maggioranze ed opposizioni varie, sindacati e media locali e nazionali, organismi di controllo

Pochi sanno che tra le componenti della tariffa elettrica c’è la voce “Centrale Montalto”, perché alla fine i conti economici si pagano, quelli politici, quasi mai.

FC (23)

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